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Cosa si può aggiungere alle immagini di un cineasta che non crede nelle parola ma solo nella rappresentazione cinematografica delle forme pure, umane e naturali? Nulla.
Nel caso di Artavazd Pelešjan, misconosciuto in Occidente fino agli '80, si può però contribuire a farne conoscere l'opera straordinaria: l'italiano Pietro Marcello gira un documentario sul regista d'origine armena con spirito umile, quasi didattico. Il Maestro non parla ma non c'è bisogno.
"Il Silenzio di Pelešjan" è alla 68. Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e il calendario, saggiamente, lo abbina alla proiezione di due cortometraggi dello stesso Pelešjan, "Vremena Goda (Seasons)" del 1975 e "Žizn' (Life)" del 1993.
Dopo la meraviglia provata dinanzi alla capacità di Pelešjan di commuovere e catturare solo con immagini di nuvole, d'acqua, di volti e di corpi, il film di Marcello sembra quasi (volutamente) superfluo da un punto di vista cinematografico ma molto utile per soddisfare piccole curiosità storico-biografiche e per permettere al pubblico di spiare per la prima volta da vicino il grande autore armeno.
«Non gli ho mai chiesto nulla durante le riprese, a volte era lui a darmi consigli – così Marcello parla del proprio lavoro a fianco del suo singolare protagonista – specialmente quando lo filmavamo nei luoghi che gli appartengono, nella sua quotidianità. Devo ringraziare Fuori Orario, poi attivamente coinvolto nel progetto del documentario, perché è grazie alla sua programmazione notturna su rai3 che ho conosciuto i film di Pelešjan».
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Marcello ne racconta specialmente gli inizi di carriera al VGIK, l'Istituto moscovita di cinematografia, e il rapporto con i maestri.
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