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Il tabù del porno: La pornografia è legale o illegale? 26/09/2011
Il tabù del porno: La pornografia è legale o illegale?
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Diritto e Rovescio
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Secondo una recente indagine di BitDefender, il 95% dei genitori con prole tra la pubertà e l'adolescenza ha scoperto che i propri figli accedono facilmente alla pornografia online. Dallo studio è emerso che i ragazzi cominciano ad andare alla ricerca di siti per adulti già all'età di undici anni, soprattutto nelle ore in cui fanno i compiti. I sistemi di controllo (i cosiddetti "parental control") si rivelano inefficaci ed è sufficiente un minimo di conoscenze informatiche per disattivarli. Il 12% dei bambini già ci riesce.

Sfatiamo subito un falso mito, messo in piedi forse da antichi tabù: in Italia la pornografia è legale. La sua regolamentazione è il compromesso tra due opposte esigenze: la tutela del buon costume e della pubblica decenza da un lato, la libertà di espressione e manifestazione del pensiero dall'altro.
Il codice penale appare "teoricamente" inflessibile nel disciplinare il porno, sanzionando "chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi specie" (art. 528 c.p.). Il legislatore introduce clausole generali come quelle di "atto osceno" e "comune senso del pudore" che mutano col mutare dei costumi sociali.
Così, se negli anni '20 il topless era considerato impudico e quindi illegale, oggi non lo è più.

I concetti del codice sono stati poi reinterpretati dalla Corte Costituzionale. Quest'ultima, in apparente contraddizione con quanto scritto nel codice, ha precisato che in Italia non esiste un generale divieto di creazione, acquisto, detenzione o diffusione di immagini oscene. L'illecito si ha solo quando si faccia "ostentazione" dei contenuti pornografici nei confronti di terzi non interessati e dei minori: cioè li si esibisca pubblicamente, senza tutelare la riservatezza di quanti non sono intenzionati a visionarli. Non vi è quindi illecito quando si dà al consumatore la possibilità di scegliere se fruire o meno di essi. L'accesso alle immagini porno, pertanto, non deve essere indiscriminatamente aperto al pubblico, ma riservato solo agli adulti che ne facciano richiesta.

Un tempo, tutto ciò aveva un suo luogo naturale. Era il retrobottega del giornalaio che nascondeva i sogni di tanti "appassionati". Sul web, invece, i siti hard devono avere necessariamente una schermata iniziale neutra, informativa, che avvisi dei contenuti per adulti, dando l'alternativa tra l'accedere - dopo aver dichiarato di essere maggiorenni - o l'abbandonare il sito. Solo dopo il superamento di questo filtro si può procedere a visionare le pagine interne.

Un discorso a sé merita la pedopornografia, cioè la pornografia avente ad oggetto dei minori. In questo caso, viene punita anche la semplice detenzione del materiale pedopornografico (quindi, non solo l'ostentazione).
Lo sfruttamento pornografico dei minori non richiede, ai fini della configurabilità del delitto, la commissione di atti sessuali, attivi o passivi, sulla vittima. Sono infatti vietate non solo le immagini raffiguranti gli amplessi, ma anche i corpi nudi con i genitali in mostra. Inoltre il nudo è vietato anche quando abbia connotazioni artistiche o commerciali che nessun collegamento possono avere con la pornografia. Sono infine vietati i fotomontaggi (il corpo di un minore sul viso di un maggiorenne e viceversa) o anche solo i disegni animati.

È illecita inoltre anche la sola detenzione del materiale pedopornografico (art. 600 quater c.p.). Tale detenzione deve essere, tuttavia, "consapevole", quindi cosciente. Questa precisazione è quanto mai opportuna se si pensa ai file temporanei, creati automaticamente dal pc ogni qual volta si visitano pagine nuove, per velocizzare gli accessi successivi. La presenza del materiale pedopornografico tra i file temporanei è punita solo se supportata dalla consapevolezza del possesso da parte del titolare del computer.

Una recente Cassazione ha sanzionato anche la semplice produzione artigianale o casalinga di video pedopornografici, seppur non destinati alla diffusione su larga scala (ma solo ad una cerchia limitata di soggetti).
A riguardo si potrebbe creare il paradossale caso (già verificatosi nel precedente giurisprudenziale dei "Ragazzi di Livorno") in cui due minori che compiano tra loro atti sessuali (perfettamente leciti dai 14 anni in su) si riprendano con una telecamera (atto quest'ultimo, come detto, vietato). In questo caso, le vittime del reato coincidono anche i trasgressori della norma.

La semplice visione dei siti pedopornografici è invece consentita, sempre che non si scarichi alcun tipo di materiale sul proprio pc.

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