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La crisi del diritto d'autore: Il libro bianco della pirateria 20/06/2011
La crisi del diritto d'autore: Il libro bianco della pirateria
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Diritto e Rovescio
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Se c'è una cosa di cui è facile prendersi gioco è l'opinione pubblica. Basta inventare qualche statistica, improvvisare improbabili proiezioni per il futuro e tutto appare al cittadino di evidente chiarezza. Il lettore non si documenta, tende a fidarsi: un po' per pigrizia, un po' per ingenuità. Così le lobby riescono a far passare per vere cose inverosimili: come, per esempio, che la pirateria digitale ha portato al collasso il mercato del lavoro e la creatività musicale.

Non è così. Lo abbiamo detto diverse volte. E lo ripete oggi, a gran voce, l'avvocato Fulvio Sarzana, curatore del volume "Libro bianco su diritti d'autore e diritti fondamentali nella rete internet", presentato a Roma lo scorso 14 febbraio. La conferenza stampa si è tenuta presso una delle sale della Camera dei Deputati e vi hanno partecipato anche alcuni coautori del testo, tra cui l'avv. Marco Scialdone, i rappresentanti di Audiconsum e Agoradigitale, l'on. Marco Beltradi, un consigliere dell'AgCom.

Il Libro Bianco mostra una serie di studi (sino a oggi tenuti nascosti) che contraddicono quanto sempre lamentato dall'industria dei contenuti. Un'analisi commissionata dal governo olandese nel 2009 e un'altra del governo britannico nel 2010 dimostrerebbero che la condivisione su internet non deprime i consumi, ma, al contrario, aumenta la propensione al consumo. Chi scarica files è anche più informato, può scegliere e comprare con tranquillità. Per usare una metafora, si è predisposti con maggior leggerezza all'acquisto di un libro che si è potuto sfogliare anziché di uno sigillato con il cellophane. La condivisione con le reti P2P fa questo: toglie il cellophane. L'aver affermato a lungo il contrario ha evidenziato solo fini lobbistici, onde spingere i vari Governi a emanare norme repressive.

Inoltre, grazie alla pirateria, gli autori non subiscono le consuete difficoltà a proporsi sul mercato. Un esempio per tutti: negli anni '80, l'unico modo per i cantanti nostrani di mettersi in mostra era Sanremo. Oggi, invece, il mercato discografico italiano è totalmente indipendente dalla kermesse ligure. Grazie al web, sono fioriti gruppi "alternativi" rispetto ai soliti cliché della musica leggera. L'autore, del resto, non ha mai ottenuto grandi incassi dalla vendita di cd (incassi che finivano in gran parte alle grosse case di distribuzione), ma piuttosto ha trovato remunerazione grazie ad attività parallele come i concerti, il merchandising, ecc.

A conferma del buono stato di salute dell'entertainment vi sono due dati significativi: da un lato, il 2010 ha segnato il record assoluto del botteghino, sia in termini assoluti che relativi, rispetto al passato. Inoltre, è in crescita anche il mercato dei videogames.

Grazie alla pirateria si vendono inoltre connessioni superveloci (con gioia delle compagnie telefoniche) che non avrebbero, altrimenti, ragione di essere se non ci fosse download di file pesanti (per es. un film). Si acquistano anche, ogni giorno, migliaia di memorie esterne voluminose (che motivo ci sarebbe di avere un terabyte di memoria se non per collezionare musica o video?). E ciò ovviamente finisce per dare lavoro a migliaia di tecnici e operai. Ancora, grazie all'acquisto delle memorie esterne, la SIAE riceve una delle sue principali entrate che è il cosiddetto "equo compenso" (ne abbiamo parlato già diverse volte).

Ho quindi l'impressione che la pirateria sia uno di quei falsi nemici di cui si deve necessariamente dire male, ma che nessuno vuole davvero combattere, tranne l'industria dei contenuti, unica vera danneggiata dal calo delle vendite dei supporti fisici. Ma non è per tutelare una piccola categoria economica che si può frenare il progresso o rinunciare a diritti fondamentali della persona come l'accesso ad internet. Quest'ultimo verrebbe infatti compresso dalla nuova proposta di legge, a breve vincolante nel nostro paese, che ha disegnato l'AgCom per combattere il filesharing e che, un po' al modo della legge francese dei "tre colpi", prevede l'oscuramento dei siti pirata a seguito solo dell'istruttoria di un'authority amministrativa. Senza quindi l'intervento del giudice.

Un enforcemet delle tutele può invece essere previsto a condizione che si ridisegni il diritto d'autore in sintonia alle mutate circostanze. Le nuove norme devono tenere conto dei mutamenti della società e della necessità di adottare una politica di equilibro tra le istanze dei titolari e i diritti dei cittadini digitali. Nel Libro Bianco, a riguardo, si richiama l'esempio che faceva Larry Lessing, un accreditato giurista statunitense occupatosi di diritto della rete. Lessing ricordava il caso avvenuto a New York negli anni '30, quando fu dato all'architetto Rober Moses il compito di disegnare una struttura che unisse Long Island con l'isola newyorkese. Egli progettò quindi un ponte molto stretto per impedire agli autobus, notoriamente usati dai ceti poveri, di raggiungere le spiagge e i parchi dell'isola. In questo modo si voleva evitare che tutte le fasce poco abbienti e gli immigrati, dediti alla delinquenza, potessero turbare la tranquilla vita dei W.A.S.P.. Long Island doveva quindi essere un luogo raggiungibile solo dalle auto dei ceti medio-alti. Ma nonostante il ponte stretto, i furti negli appartamenti di Long Island non furono inferiori a quelli sul resto della città. Questo perché i ladri si erano facilmente adeguati a superare l'ostacolo. I ladri, quando vogliono fare un furto, non vanno con l'autobus, ma si procurano un'auto, generalmente rubata anch'essa. Le nostre norme a difesa del copyright che non tengono conto del contesto delle nuove tecnologie rischiano di fare la stessa sorte del ponte di Long Island: una condanna alla totale inutilità.

Non possiamo utilizzare un istituto giuridico, quello del diritto d'autore, che è piuttosto un dinosauro disegnato per un'epoca in cui tutto era ancora materiale. Peraltro, come giustamente diceva Thomas Jefferson, l'idea è come una fiamma: "Chi riceve un'idea da me, riceve lui stesso istruzioni senza diminuire le mie: come chi accende la sua candela dalla mia, riceve luce senza lasciare me al buio".

Nella relazione dell'AgCom fatta lo scorso 14 giugno, poche ore prima della presentazione del libro dell'avv. Sarzana, il Presidente Calabrò disegnava panorami inquietanti. Contraddittoriamente, nella relazione, l'Italia veniva additata come il paese con più alto tasso di pirateria, ma la più bassa espansione della tecnologia a banda larga. Due dati che si scontrano tra loro.

Consiglio dunque a tutti di leggere il volume dell'avv. Sarzana, che – per ovvie ragioni ideologiche – è liberamente scaricabile con licenze creative commons anche dal sito dello stesso collega (www.fulviosarzana.it).

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