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Lotta al P2P: Telecom taglia i fili 28/02/2011
Lotta al P2P: Telecom taglia i fili
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Diritto e Rovescio
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Su tutta internet è rimbalzata la notizia secondo cui Telecom, dal primo marzo, si appresterebbe a disporre delle limitazioni nell'utilizzo delle risorse di rete disponibili. In particolare, sembrerebbe che la Compagnia telefonica voglia limitare la velocità del traffico ADSL per i fruitori di Peer To Peer.
Vi riporto il comunicato:

"Nel rispetto del principio di parità di trattamento e ove necessario, [Telecom Italia] si riserva la facoltà di introdurre per tutte le offerte e/o i profili commerciali che prevedono traffico dati su tecnologia Adsl, meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all'uso delle risorse di rete disponibili.
A tal fine Telecom Italia potrà limitare la velocità di connessione a Internet, intervenendo sulle applicazioni che determinano un maggior consumo di banda (peer to peer, file sharing ecc.), limitando la banda destinata a tali applicazioni ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM".

Per ciò, dal prossimo mese, Telecom comunicherà ai propri utenti le nuove Condizioni Generali di Contratto dell'offerta Adsl, aggiornate a quanto appena detto.

È l'ulteriore conferma di quanto stiamo dicendo ormai da anni. L'industria dei contenuti, incapace di fronteggiare sia sul piano tecnologico che su quello legale la pirateria, nonché di creare nuove proposte di mercato in grado di rendere il suo prodotto ancora concorrenziale, sta tentando di spostare il terreno di battaglia sul service provider. E così le compagnie telefoniche diventano oggetto di pressioni antidemocratiche: come quella di comunicare alla Fapav (la Federazione Anti Pirateria) i nomi degli internauti che violano il diritto d'autore o quella, ancora più assurda, di disporre limitazioni all'uso della banda larga.

Il che, però, significa anche trovarsi tra l'incudine e il martello. Perché la compagnia telefonica ben sa che oltre il 23% del traffico internet è generato da protocolli P2P per la condivisione illegale di files. Perché mai l'utente dovrebbe allora aderire alla nuova offerta Alice a 7 mega se non per scaricare più velocemente? Perché dovrebbe preferire Telecom alle sue sorelle minori, se non per la maggiore velocità della prima? Bloccare il file sharing significa anche spezzare quella "piacevole" battaglia di numeri che si fanno tra loro, ormai da anni, i provider.

Se la notizia venisse confermata e Telecom procedesse ad "appiattire" tutte le connessioni, si potrebbe inoltre porre un contrasto con la delibera dell'AGCOM 244/08/CSP in tema di "Qualità dei servizi di accesso ad internet da postazione fissa", per quanto attiene alla banda minima garantita, delibera che la Telecom stessa si è imposta di osservare. Il tutto, poi, in un Paese dove la banda larga non ha mai funzionato in modo pieno e ovunque.

Peraltro, è un atteggiamento in un certo senso già censurato dall'AGCOM quello di promettere (e far pagare) una velocità di navigazione e poi consentirne un'altra. Tant'è che l'Authority ha messo a disposizione il software NeMeSys proprio per censurare le condotte illecite delle compagnie telefoniche. Di questo abbiamo già parlato in una precedente puntata.

Non in ultimo, l'applicazione di una misura del genere imporrebbe monitorizzare il traffico di ogni utente, con conseguenti violazioni della privacy.

Ma ciò che lascia particolarmente basiti è il voler imputare una responsabilità ad ogni cittadino della rete, a prescindere dal suo effettivo comportamento, come se ogni netizen fosse, per definizione, un pirata. In termini legali, è quel che viene detto "una presunzione assoluta, senza onere di prova contraria". Invece il P2P è un software per la condivisione di files che possono anche essere liberi, non necessariamente protetti dal diritto d'autore. Con un software come emule, chiunque può mettere a disposizione degli amici e di chiunque altro un brano musicale che ha composto, un'applicazione che ha ideato o un filmato che ha realizzato, senza per ciò esigere anche un compenso. Il P2P consente di scambiare un contenuto particolarmente "pesante" con gli utenti di tutto il mondo anche solo perché l'autore vuol farsi conoscere da una cerchia non ristretta di persone. È il nuovo concetto di marketing.

Forse consapevole di tutto ciò, la Telecom ha cercato di smorzare la portata delle sue dichiarazioni con un secondo comunicato dove ha messo in chiaro alcuni aspetti. Lo riporto per intero:

"Per garantire l'integrità della rete e il diritto per tutti i Clienti ad accedere ai servizi di connettività Internet anche nelle fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato, Telecom Italia, nel rispetto del principio di parità di trattamento e quando necessario, si riserva la facoltà di introdurre meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all'uso delle risorse di rete disponibili per tutte le offerte commerciali che prevedono traffico dati su tecnologia ADSL.

A tal fine Telecom Italia, limitatamente alle sole centrali in cui si verificano fenomeni di congestione di traffico, potrà intervenire sulle applicazioni che comportano un maggior consumo di risorse di rete (peer to peer, file sharing ecc.) limitando la banda dedicata a queste ultime ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sulla singola centrale.

Questi meccanismi di Network Management, applicati in singole località e solo nelle ore di maggior traffico, hanno l'obiettivo di migliorare la qualità complessiva del servizio e, non pregiudicando l'utilizzo delle applicazioni di file sharing, permettono di garantire anche nelle ore di punta una sufficiente disponibilità di banda per il funzionamento soddisfacente delle altre applicazioni "realtime" (es. navigazione internet, posta elettronica, Youtube, ecc.).

Nell'ottica di fornire massima trasparenza e tutela ai propri Clienti, in questa pagina saranno indicate le fasce orarie e le località che potrebbero essere interessate dagli interventi di rimodulazione della banda disponibile".

Il filtro, quindi, non dovrebbe bloccare completamente le applicazioni P2P, ma ridurne solo la performance in modo proporzionale all'intasamento della rete registrato nelle ore di maggiore utilizzo e nelle sole centrali in cui si verifichino fenomeni di intasamento. Una sorta di decongestione, per consentire l'utilizzo della rete anche per coloro che non intendono valersi di file sharing (per es. tv in streaming).

Ma se queste sono le attuali condizioni dell'ex Compagnia statale, che comunque – ricordiamolo – si è mantenuta in una posizione di monopolio di fatto rispetto alle piccole concorrenti (ad eccezione forse solo di Fastweb), perché, invece di stipulare contratti e poi limitarli, non pensa a favorire un mercato più concorrenziale e a ristrutturare le linee?

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