E credevamo che l'horror fosse morto!
Forse, semplicemente, come in uno dei film di Romero, è risorto dalla tomba, proprio come uno zombi, perché non è che sia in forma smagliante e perché alcune di quelle che vediamo al cinema sono facce già viste, grandi vecchi disseppelliti da un passato glorioso.
Il grande vecchio a Venezia è George Romero, in concorso porta "Survival Of The Dead", nuovo capitolo dell'epopea di zombi più famosa del cinema, questa volta i riflettori sono puntati sulla usuale stupidità umana: piuttosto di unirsi per lottare contro i non morti i protagonisti preferiscono lottare tra loro.
Troviamo poi Tsukamoto, con il terzo capitolo della saga di Tetsuo l'uomo d'acciaio, visionario, delirante, esagerato, allegoria del rapporto morboso tra l'uomo e la macchina. Cyberpunk, tecno-sessuale, chi più ne ha più ne metta nello sperimentalismo schizoide di Shinya che qualcuno ritiene trash, altri classico da cineteca, altri ancora entrambe le cose insieme. Poi c'è un horror francese, "La Horde", qui si parla nuovamente di zombi, nelle banlieue. Dai teaser sembrerebbe l'usuale mattanza quasi videoludica di cadaveri, un po' "Resident Evil" e un po' "House Of The Dead", mitragliatori e bicipiti.
Fuori concorso "Rec2", un altro caso di zombie horror moderno, figlio un po' di "The Blair Witch Project" e un po' della nuova multimedialità, stimolo recente alla riflessione e discussione, anche se nel film si vedranno più frattaglie che filosofeggiamenti. Riprende la storia da dove era finito il primo capitolo, anche questo presentato a Venezia nel 2007 e punta di diamante dell'apprezzato movimento horror iberico, anche questo sostanzialmente uno zombie movie para-videoludico, ormai un genere, magari con dentro più claustrofobia stile Silent Hill che fucili a pompa. Trovate già una recensione nel nostro database.
Forse la presenza più stimolante a Venezia è quella di Joe Dante, che fa parte anche della giuria, possiamo tranquillamente definirlo un innovatore del genere: la commedia horror da sobborgo americano ("Gremlins", "L'Erba Del Vicino", una chicca citazionista e nostalgica come "Matinee", la serie fanta-horror "Eerie, Indiana"). Quest'anno presenta "The Hole", che sfrutta le potenzialità del tridimensionale, a detta di alcuni (ma non di Romero) nuova linfa vitale per il cinema ed in particolare per l'horror, che sulle impressioni visive si basa. Non sappiamo ancora se ci sarà da ridere o da tremare, Marco Müller lo definisce inquietante.
Fa piacere che siano stati inseriti così tanti titoli dell'orrore, al fianco di film drammatici e storici, più classicamente da rassegna. Scommettiamo che il leone d'oro al miglior film non lo prenderà Romero e sicuramente sarà giusto così.
Immaginiamo anche che difficilmente dopo le proiezioni più sanguinose ci saranno accesi dibattiti socio-politici, anche se certo sarà divertente guardare tra il pubblico una smorfia schifata, un urlo stridente o le mani sollevate a coprire gli occhi.
Anche se molti non sono classici da cineteca, i film dell'orrore hanno una lunga storia alle spalle e li attende un imperscrutabile futuro, quindi torneremo a parlarne tra qualche giorno.
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Joe Dante
A Venezia con "The Hole"
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Shinya Tsukamoto
Continua la saga dell'uomo d'acciaio
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