Una voce d'angelo, quella di Roy Orbison, se pensate di non conoscerlo cliccate nella Mediastation qui a fianco... probabilmente scoprirete di averlo già ascoltato, se non altro per quella "Oh, Pretty Woman" che riciclata ormai in ogni salsa sarà venuta a noia anche al più incallito dei fan. Ma Roy Orbison è stato una figura chiave per il rock, contemporaneo di Elvis, dei Beach Boys, dei Beatles, dei Rolling Stones, di Johnny Cash, di Buddy Holly e di Jerry Lee Lewis, il giovane ragazzo del Texas con alcuni di loro ha collaborato, con altri è andato anche in tour.
È proprio la Sun Records di Memphis a notarlo su suggerimento di Johnny Cash, ed è un personaggio strano Roy Orbison. Non è la tipica rock star: suona la chitarra e canta da solo in mezzo al palco, evidentemente impacciato e a disagio, timido, spesso stretto in un gessato scuro e quasi sempre con un paio di grossi occhiali da sole. Il suo carattere innato, certo, ma colpa è anche della vita che gli ha riservato una costituzione gracile, dei problemi fisici che lo affliggono sin dalla gioventù facendone un giovane schivo e deriso dai coetanei: orecchie grandi, estrema miopia, capelli bianchi fin da giovane età, dalle foto si vede chiaramente che il caschetto nero non è naturale.
La sua vera capacità, nella quale è pienamente confidente, è la voce d'angelo che impara a conoscere solo negli anni '60. Quando canta, Roy Orbison sente che non deve temere il giudizio degli altri, sa che può esprimere quello che ha dentro nel modo più vero e diretto possibile. Negli anni '50 vive un breve periodo di successo con "Ooby Dooby", che rimane la sua unica hit per lungo tempo e sebbene il singolo si sia piazzato bene nelle classifiche, non è sufficiente a garantirgli una carriera duratura.
Passano una decina di anni e passano le star, Buddy Holly muore tragicamente in un incidente aereo, Elvis è occupato sotto le armi, Roy in questo periodo vive in un piccolo appartamento con un giovane, è talmente a disagio in compagnia che scrive i suoi pezzi in strada, dentro la sua macchina. Pezzi come "Only The Lonely", originariamente scritta per Elvis ma rifiutata dal re del rock, quando viene registrata da Orbison raggiunge presto il secondo posto delle classifiche americane e il primo di quelle britanniche.
La maledizione di Roy Orbison inizia dopo i suoi maggiori successi. È nei tardi anni '60 che subisce la perdita di sua moglie, appassionata motociclista investita da un camion; pochi anni dopo, mentre è in tour, viene a sapere che la sua casa ha preso fuoco e sono morti due dei suoi tre figli. Alla cena del ringraziamento nel '73 suo fratello non si presenta: è morto in un incidente stradale durante il tragitto. Orbison, con i suoi tre bypass, cerca di combattere le infinite avversità della vita rifugiandosi nella musica, i suoi testi sono introversi, ballate malinconiche e cinematiche, e anche questa è la sua bravura: scrive pezzi che hanno una struttura nuova, libera, fuori dai canoni del suo tempo, dagli stilemi del rockabilly o del country. Allo studio di registrazione sono incantati: canta con un sussurro, lo si vede appena muovere le labbra, ma poi nella traccia trovano la sua voce potente e penetrante.
Orbison muore a Nashville nel 1988, a casa della sua famiglia, lo trova il suo unico figlio rimasto vivo, steso in bagno, le coronarie non hanno tenuto oltre i cinquantadue anni. La stampa e i colleghi ne portano grande memoria, il piccoletto di Wink che ha suonato con Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne e Tom Petty, al quale i Beatles dicono di essersi ispirati, che ha venduto più di Elvis Presley, che una vita sfortunata non è riuscita a piegare quando ancora negli anni '80 calcava il palco con il suo solito modo di fare, con quella voce che per Bono e Springsteen fu la più grande e speciale che avessero mai sentito, che per Barry Gibb (The Bee Gees) era addirittura la voce di Dio. Noi ci appropriamo della definizione di Dwight Yoakam, il famoso cantautore country: la voce di un angelo in caduta libera da una finestra aperta. Probabilmente, per Roy Orbison, la vita è andata proprio così.
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- Roy Orbison 26/03/2010
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