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Rude Records: Rock vestito

Nuova infornata di dischi, ed è la volta di dare spazio a qualche novità rock targata Rude Records. Rock mai puro: in veste pop-rock, alt-rock o punk-rock, sempre rigorosamente leggero e sporcato rispetto al caro vecchio rock ‘n roll. I soggetti di cui andremo a parlare sono Fake Problems (Naples, Florida), Anarbor (Phoenix, Arizona) e There For Tomorrow (Orlando, Florida).
Non sono certo i tre CD che ci porteremmo su un’isola deserta, ma qualcuno merita più di altri e senza dubbio ognuno si distingue dagli altri per caratteristiche che andiamo ad esplorare.

Album completo (11 tracce, 40 minuti) per i There For Tomorrow, quattro ragazzini con acconciature Emo, meno arrabbiati dei Good Charlotte e meno incisivi dei Paramore (il che è tutto dire). “A Little Faster” è un disco piacevole solo se ascoltato come sottofondo. Questo alternative rock con qualche lento e comunque mai urlato ha la pecca di non avere tratti distintivi rispetto a nugoli di altre band meteora che finiscono nell’oblio alla velocità di un album. Le undici tracce, che si limitano a farsi ascoltare, peccano di eccessiva semplicità tanto a livello di testi quanto a livello armonico.
Non ci sentiamo di bocciarli, ma li rimandiamo al prossimo album, nell’attesa che intraprendano una strada musicale con una propria identità e maggior spessore.

Con il crescere dell’indice di gradimento, troviamo i Fake Problems, decisamente più ricchi a livello di composizione e varietà musicale. Cori, tastiere, trombe arricchiscono il sound in “It’s Great To Be Alive”, album dalla prevalenza soft rock con diverse influenze dal country al folk e al punk-rock.
Sembrano divertirsi a suonare e riescono a comunicarlo. Intrattengono. Potrebbero essere il gruppo perfetto per animare una serata in un pub: voce rauca decisamente caratteristica, sostenuta da melodie tanto solide quanto varie. Non è un album improvvisato, anche se dodici tracce sembrano essere troppe e nel finale il gradimento rischia di guastarsi. Buona resa, idee valide sebbene leggermente diluite. Sette e mezzo.

Alla vetta del trittico gli Anarbor con il loro pop-rock di “Free Your Mind”. Più simili ai Fake Problems senza esserne copia e più musicisti degli There For Tomorrow, pur essendo anch’essi teenager e segnalati da LastFm come “super-simili”.
L’album-EP – sette sono i brani nel disco – prodotto da Mike Green (Paramore, Yellowcard) è disimpegnato, scanzonato, non superficiale. Sulla base della ben nota alternanza strofe-ritornelli i brani offrono musicalmente diverse variazioni che allontanano la banalità.
“What the fuck happened to Rock ‘n Roll?” si chiedono in chiusura. Non sappiamo dirlo e non sono certo loro a dare l’impressione di poterne risollevare le sorti. Tuttavia concordiamo con il successivo “music is what you need and not what you see”: il gruppo non si fa vedere neanche in copertina e in compenso offre suoni variegati e veri; con una discreta costruzione musicale alla base, permette di passare dei piacevoli ventitré minuti di lodevole pop-rock. Sette e mezzo, abbondante.

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