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Rugiada emozionale, graffi, carezze

Piove a Torino, quella pioggia delle idi di marzo, della stagione di mezzo; quella fine, quella bastarda che ti entra nelle ossa. L’inverno ci sta salutando, non fa freddo, la primavera sta delicatamente annusando l’aria, risvegliandosi da un sonno che nessuno le ha mai augurato. Quale serata migliore per il ritorno in città di Paolo e della sua cricca? Era dal tour di “Piccoli Fragilissimi Film” che non avevo il piacere e l’onore di vederli su un palco, ma nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata. Il mini “14:19″, il nuovo incredibile album “Le Labbra”, tante date, collaborazioni, anche in veste di produttore. L’ensemble è cambiato per tre quarti, rimane il batterista e le sue magiche mani, e rimane ovviamente Paolo. Arriviamo allo Spazio211 con calma, della band spalla poco ci importa e non è questione di cattiveria, bensì di essere lì solo per lui, pronti a gioire, piangere, emozionarsi. L’opening act sta terminando il suo show, un veloce cambio palco, un locale con circa 350 persone. Ci siamo. Tende rifrangenti, atmosfere lynchiane, completi scuri, cravatte rosse. Buio in sala, si parte. Paolo & Co. sono rapiti, dalle loro note, dalla magia che trasuda da ogni istante, ogni parola cantata col cuore. Sono certo che se Paolo, questa sera penalizzato da qualche problema alla gola, potesse cantare letteralmente col cuore in mano, lo farebbe. È sufficiente però guardarlo negli occhi, parlargli, per capire la purezza del suo animo, la gioia e la soddisfazione che trae dal cantare di sé e di ciò che lo circonda. I brani corrono veloci, seguendo un’anomala scaletta, sette otto brani di filato dal nuovo lavoro, che acquistano in sede live tutt’altra consistenza rispetto al disco, riarrangiati con gusto e classe, ma non stravolti. Segue qualche classico rivisto, per poi concludere nel delirio cabarettistico dove addirittura si tributa a Bon Scott. Il contatto col pubblico è abbastanza ridotto, stento a rimembrare testi più comunicativi dei suoi, e quindi a che serve aggiungere altre parole? Paolo annuisce, è concentrato, isolato da tutto e vicino a tutto, che siano i suoi quattro magnifici compagni di avventura, o che siano i presenti in sala; tocca dentro facendo ciò che gli riesce meglio. Il pubblico gode di gusto, anche lui trascinato nel vortice emozionale della serata. È difficile esprimere con senso cosa si prova durante i suoi concerti, è qualcosa di raffinato, intensissimo. L’uomo è vivo, pensa, sente, comunica, soffre, si libera. Lui, e noi. Ci libera. Grazie.

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