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Running Wild: Yo-oh-oh

Chi ha più di 25 anni si ricorda dei Running Wild quasi esclusivamente per le canzoni piratesche, per il grandioso show del 2000 al Castello di Vigevano (PV) e per la proverbiale riservatezza del loro leader maximo, Rock’n’Rolf, che a tratti rasenta lo scorbutico.

Niente di più falso, invece (almeno per questo terzo punto), dato che l’autore di quest’intervista ebbe non solo la fortuna d’intervistare Rolf durante quell’epocale data live italiana, conservandone un piacevolissimo ricordo, ma ha potuto constatare che Rolf è un pezzo di storia del metal che risponde con molta cortesia e cordialità alle domande, sfatando il mito (scorretto) del bucaniere burbero che guida rozzamente la sua ciurmaglia.

Leggete cosa ci ha detto il loquace capitano.

Quali sono le differenze più evidenti fra “Shadowmaker” e i lavori precedenti dei RW?
Be’, innanzitutto, rispetto agli altri album dei RW, soprattutto i più recenti, “Shadowmaker” è stato terminato in un lasso di tempo relativamente breve. Infatti, a differenza degli altri nostri lavori, in cui il processo di composizione occupava molto tempo, ed era quasi faticoso far combaciare e amalgamare le canzoni per ottenere il risultato ottimale, stavolta le track sono uscite quasi spontaneamente, anche durante la pre-produzione. Poi, ho cercato di mantenere questa freschezza, spontaneità e passione in tutto il CD; come avrai sentito, mette di buon umore chi lo ascolta e anche noi, quando l’abbiamo sentito una volta terminato, abbiamo riso molto e ci ha dato soddisfazione e allegria. E credo che questo emerga anche dalle singole canzoni.

Cosa vi ha fatto sciogliere nel 2009 e poi tornare nel 2011?
In realtà non ci siamo sciolti/non volevo sciogliere la band: ognuno di noi aveva già dei progetti paralleli (popup: iniziati dagli anni ’90 in verità), e io, fin dal 2006, non sentivo più quel feeling che si dovrebbe provare quando si compone materiale nuovo.
Allora ho detto: “Ok, proviamo a dividerci, ho bisogno di una pausa” e abbiamo annunciato pubblicamente la fine dei RW in un concerto a Rio nel 2009. Poi, come ho detto nell’intervista che compare sul DVD, avevo veramente intenzione di sciogliere la band, anche se il detto famoso è “mai dire mai”, forse avrei fatto un altro CD in futuro ma non ne avevo il tempo al momento. Poi, nel 2010, la nostra etichetta ha proposto di rimasterizzare e ripubblicare i primi 9 album dei RW, che non erano più disponibili perché la Universal UK, che detiene i diritti, non voleva più metterli in commercio. Allora abbiamo pensato di far uscire i CD in versione doppia, corredati da bonus track, per renderli più appetibili ai fan che possedevano già le vecchie edizioni. Quindi ho accettato ma, dato che non avevo canzoni pronte, mi sono rimesso a scribacchiare qualcosa, senza fretta, e la prima canzone che è uscita era “Piece of the Action”, che ho buttato giù in dieci minuti!

Ma ho pensato che fosse materiale troppo buono per una semplice bonus track, e che avrebbe dovuto essere compresa in un nuovo CD. La seconda è stata “Ride on tight”, e ci ho messo 30 minuti per scriverla, e ancora mi sembrava troppo per sprecarla come bonus track. Allora ho parlato con la casa discografica, dicendo che non potevo continuare a scrivere canzoni che avrebbero trovato la giusta collocazione non come bonus ma in un album nuovo; intanto loro avevano bisogno di 4 pezzi per le ristampe, ma io avevo già composto praticamente metà del nuovo album!
Le canzoni erano così grandi ed erano riuscite così facilmente, con lo stesso entusiasmo e passione che avevo una volta, che ho chiamato il resto della band dicendo: “Ragazzi, è il momento di fare un nuovo album dei RW”.

Ma avete avuto dei cambi di line-up, se non mi sbaglio…
Nel passato sì, ma non proprio per quest’album: nelle ultime date dal vivo avevo Mathias alla batteria, con PJ alla chitarra, Jens al basso . Ma quando faremo il tour, non so se avrò la stessa formazione, dato che, fin dalla mia collaborazione con il progetto solista, Toxic Taste, hanno avuto anche progetti paralleli. Ovviamente loro saranno i primi a cui chiederò di suonare con me. Ma non sempre i musicisti che ho avuto in studio sono gli stessi che suonano live: ad esempio, abbiamo cambiato batterista, poi, PJ ha inciso l’album ma suona anche con un’altra band. In questo caso, lui faceva anche parte del team di produzione.
[PAGEBREAK] Il tema dei pirati è sempre l’argomento principale dei tuoi album?
No, scrivo sempre cose completamente diverse. Mi sono imposto di non utilizzare più il tema piratesco in tutto il CD perché, come puoi sentire, non sempre le melodie si accordano ai testi. Ed è irritante se hai in mente cose piratesche ma il sound non è in armonia con esse. Quando ho scritto cose come “Treasure Island”, avevo in mente un film, e quindi si accordava bene con la musica.
Ma scrivere un intero album sul tema dei pirati rende le canzoni tutte uguali e monotone, soprattutto per “Shadowmaker”, avevo in mente certe idee, ma ho scritto prima la musica, e se pensi ad un pezzo come “Sailing Fire”, la canzone parla di cose oscure, di un assassinio, e sembrava adatta al tema piratesco. “Piece Of The Action” è invece una canzone in stile party rock, e così via. Quindi, stavolta ho voluto scrivere liberamente di tutte le varie cose che mi venivano in mente, ed è una cosa interessante da fare.

Sono passati 7 anni da “Rogues En Vogue”: hai cambiato qualcosa nel processo di composizione da allora?
No, è cambiato il feeling.
Mi è solo parso tutto molto semplice, come ai vecchi tempi. Come dicevo prima, ho scritto alcuni pezzi in solo mezz’ora, come mi era successo per “Bad To The Bone”. Invece, quando ho scritto le canzoni dei Toxic Taste, durante il tour di “Rogues en Vogue”, ci ho messo più tempo, anche perché non c’era la pressione di una etichetta che imponeva di finire l’album entro una certa scadenza, quindi potevamo fare tutto quello che volevamo. Avevo scritto 18 canzoni in 3 mesi e ne abbiamo messe 15 nell’album “Toxication”, che non erano le migliori che avevo scritto, ma semplicemente le prime 15 pronte, e inserito 3 come bonus.

È successa la stessa cosa con “Shadowmaker”, ho scritto tanto e in un breve tempo perché le canzoni sono fluite in modo naturale, e non ho avuto nemmeno necessità di riscriverle perché andavano bene alla prima stesura. Mi sono concentrato solo sulle canzoni senza fare piani, sulla loro essenza, senza pensare di suonarle prima una decina di volte per capire se erano valide. Stavolta mi sono focalizzato solo sul nocciolo stesso dei pezzi.

Quindi non hai dovuto riscrivere niente?
Non, è venuto fuori tutto molto naturale, senza quasi che io pensassi: “Ok, qui mi servono 3 pezzi molto veloci, poi inseriamo altre canzoni di questo tipo, ecc”. Ho scritto semplicemente ciò che mi veniva in mente: avevo molte idee diverse e non mi sono preoccupato che i pezzi seguissero tutti un certo stile; per la prima volta ci sono 10 pezzi totalmente diversi nel CD, ed è una cosa che mi rende molto felice, anche perché non ho dovuto passare per l’estenuante processo di pianificazione del disco, ma si è quasi scritto da solo.

Be’, credo sia il sogno di ogni musicista!
Sì, ero proprio soddisfatto. Quando il disco è finito, e abbiamo fatto promozione, non ho avuto tempo di scrivere nel frattempo, ma avevo già altre 6 canzoni quasi pronte per il prossimo CD. Non ho potuto ancora lavorarci, perché c’erano le interviste da fare e le promozioni, ma questi pezzi mi sono usciti spontaneamente e ci tornerò su appena possibile.
[PAGEBREAK] Per quel che riguarda la canzone intitolata “Dracula”, pensi che questo personaggio presenti delle affinità con te?
Ho visto quasi tutti i film su Dracula con Christopher Lee, alla fine degli anni ’60, e ho letto il libro di Bram Stoker quando avevo 14 anni. Mentre stavo scrivendo il materiale per l’album stavo guardando una serie TV su Dracula, e mi sono venuti in mente i ricordi di quando ero ragazzo. Mi è venuta l’idea di scrivere una canzone su questo celebre personaggio, scartando però i cliché che lo descrivono come una specie di mostro assetato di sangue, e prendendo invece spunto dalla sua vicenda raccontata nel romanzo di Stoker, concentrandomi sugli aspetti più umani e tragici di Dracula.
La sua sofferenza nel dover uccidere a causa della maledizione che lo ha colpito, e il fatto che sia stato condannato all’inferno per la sua malvagità, pur non volendo sempre comportarsi in modo crudele, mi hanno colpito più dei risvolti truculenti che si trovano nei film con C. Lee, e che sono solo un aspetto della storia. Per quel che riguarda la musica, invece, alcune delle parti hanno il caratteristico RW sound, come eravamo vent’anni fa, mentre altre sono completamente inaspettate. Il personaggio tormentato di Dracula traspare quindi sia dal testo che dalla musica, variegata e innovativa come il resto dell’album.

La prima line-up dei RW risale alla fine degli anni ’70. Cosa rimane ora del Rock’n’Rolf di quegli anni? E “I Am Who I Am” è una specie di auto definizione o di dichiarazione d’intenti?
“I Am Who I Am” è un’affermazione della mia filosofia di vita, del fatto che non accetto nulla senza prima averlo esaminato e aver scoperto cosa c’è dietro. E io sono determinato a mantenere questo punto di vista. Volevo solo scrivere una canzone su come sono io perché molti fan mi hanno chiesto diverse volte “Come sei riuscito ad arrivare dove sei ora” e io rispondevo sempre “È la mia filosofia di vita, e credo che, quando hai fiducia in te stesso, puoi fare qualsiasi cosa. Quando lavori sodo e ci credi, puoi raggiungere tutto quello che ti sei prefissato.
Non la pensavo così negli anni ’70, quando ho creato i RW: allora volevo diventare una rockstar, fondare la mia band, vivere per la musica. Ora invece la penso diversamente, faccio la musica che mi piace, ma allo stesso tempo è un lavoro per me. Il mio sogno si è realizzato perché non ho ceduto, ho sempre mantenuto la mia determinazione, lavorando sodo, cercando di capire come sono fatte le cose e sforzandomi di migliorare, traendo poi i frutti, per me e per la band. È questa l’essenza della canzone ed è così che sono i RW, dagli anni ’70, quando abbiamo cominciato.

Questa determinazione è quindi ciò che ti ha fatto andare avanti, dagli ’70 ad adesso?
Certo, ho fatto ciò in cui credevo, ma non è stato sempre facile, dato che molti non amano che una persona faccia ciò che vuole ma ciò che viene imposto. Diciamo che forse siamo sempre rimasti fuori dalla stampa ufficiale negli ultimi 15 anni, ma se vuoi avere successo devi credere in te stesso ed essere te stesso.

Sei consapevole di aver creato una delle più importanti e influenti power metal band della storia? Come ci si sente a sapere di aver contribuito alla creazione di un genere e di aver ispirato così tante formazioni che sono venute dopo?
Be’, ne sono molto orgoglioso.
Erano i primi anni ’70 quando abbiamo iniziato con il nome Granite Hearts, che poi abbiamo cambiato in Running Wild, e avevamo i nostri eroi, come AC/DC, Judas Priest, e tutte le band di quegli anni. Hanno influenzato il nostro stile ma volevamo dargli anche un’impronta nostra. E oggi i fan ci dicono che li abbiamo ispirati molto, soprattutto le band che non ti accorgi che prendono spunto da noi. La cantante di un gruppo power metal ha detto che ha cominciato a cantare perché le piacevano i Running Wild. Quindi ne siamo molto orgogliosi, anche perché non abbiamo influenzato solo delle band: una volta ho ricevuto la lettera di un soldato americano in guerra in Iraq, che mi ha scritto che, una volta, si sentiva depresso, tutto gli era caduto addosso, ma ascoltando i Running Wild le cose sono migliorate. Ed è fantastico sentire che la mia musica fa stare meglio le persone. È come accadeva a me quando ero ragazzo: se stavo male, ascoltavo le band che preferivo (i Kiss o cose del genere), e le cose miglioravano.
[PAGEBREAK] Ho visto che l’intero CD è disponibile da ascoltare in streaming su AOL music: cosa ne pensi della musica diffusa tramite questi canali, come Reverbnation, SoundCloud, etc? Non credi possano danneggiare l’artista, o lo trovi positivo?
Non è facile risponderti: da un lato, credo sia positivo, perché in questo modo un numero maggiore di persone viene a conoscenza dell’esistenza di un album chiamato “Shadowmaker”; dall’altro, se la gente lo scarica solamente, è dannoso per la casa discografica soprattutto, ma non credo capiti solo per l’heavy metal o il rock. Penso invece che il problema sia più grave per le band pop e hip hop, perché l’ascoltatore non è interessato all’intero CD ma solo al singolo estratto. Invece, il fan di musica metal vuole avere l’intero album fisico e sfogliare il booklet, leggere i testi, etc. Per “Shadowmaker” abbiamo avuto 3 ristampe. È positivo diffondere musica con questi canali a scopo promozionale, ma se scarichi dal web hai solo musica in files e niente di tangibile.

Avete già programmato un tour? Tornerete in Italia? È passato molto tempo dall’ultima volta…
No, per quest’anno non ci sono date in previsione, dato che ho molto da fare per la promozione di “Shadowmaker” e per la stesura del nuovo album. L’anno prossimo è più probabile, forse parteciperemo a dei festival estivi, dato che abbiamo ricevuto moltissime richieste da ogni parte d’Europa. Per ora non ho ancora scelto alcun evento in particolare, preferisco concentrarmi sulla promozione dell’album nuovo, e tornare a pensarci quando avrò la mente più libera. Prima dobbiamo accordarci con la casa discografica, vedere quando far uscire il prossimo album, capire in quale direzione andrà e poi concentrarci sulla promozione.

Inutile dire che li aspettiamo con le vele spiegate!

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