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Russel Allen’s Atomic Soul: Pausa solista

Quest’intervista è stata raccolta in occasione dell’uscita di “Atomic Soul”, disco solista del bravissimo Russel Allen, già front-man degli ormai affermati Symphony X. Un album che ha riscosso pareri contrastanti, ma che, se ci è permessa una parentesi, rivela comunque un’onestà non sempre riscontrabile in uscite analoghe.
Proprio “Atomic Soul” e i Symphony X, sono stati i temi principali, ma non gli unici, di questa chiacchierata.

Ci parli un po’ di “Atomic Soul”?
“Atomic Soul” è un album rock, basato sullo stile degli anni ’70 – che è poi la musica che ho iniziato ad ascoltare quando ero molto giovane e con la quale sono poi cresciuto.
Nella realizzazione mi hanno aiutato grandi musicisti con i quali ho avuto la fortuna di fare amicizia: uno è Michael Romeo che suona alcune parti di chitarra (e anche qualche parte di basso), anche se il chitarrista principale è un ragazzo di nome Brendan Anthony, che ha una band nella quale io stesso ho fatto parte, ben prima che entrassi nei Symphony X!
Alla batteria c’è Robert Nelson, che trovo fenomenale, e poi ci sono Jason Freudberg e Larry Salvatore, chitarra e basso, presenti solo in una canzone. Non posso dimenticare Jens Johansson, che fa uno splendido assolo sulla title-track, e last but not least Michael Pinnella, che ha suonato su “We Will Fly”.
Ok, credo di averli nominati tutti… (ridacchia ndr).
Per ora sto avendo ottimi riscontri da parte della stampa, e ad essere onesto non so proprio come a voi europei possa essere piaciuto! (ride ndr). Non per altro, ma io da voi sono conosciuto solo per quello che abbiamo fatto come Symphony X, “Atomic Soul” è una cosa completamente differente, è un album di blues rock!
Comunque non fraintendermi, mi fa molto piacere che sia stato apprezzato!

In effetti “Atomic Soul” si distanzia notevolmente da ciò che sei solito fare con la tua band principale…
È totalmente differente! L’album solista di Pinnella può ricordare i Symphony X di più di quanto faccia il mio, perché Michael è più vicino alla musica classica, la cui influenza può essere avvertita anche sui dischi dei Symphony X.
Sì, ok, io ho anche provato a studiare un po’ di musica classica, mi ci sono messo d’impegno, ma insomma… le mie radici non sono per nulla vicino a ciò che faccio con i Symphony X – il che, per me, è senz’altro una fortuna! Mi ritengo fortunato a suonare con loro, e a poter così arricchire la mia esperienza artistica!

Ma non è che nei Symphony X, ti senti un po’ sacrificato, come se non potessi fare ciò che davvero vorresti?
No, davvero, non è così! Certo non è una blues rock band, ma le cose nella band vanno bene, tutto liscio, almeno fino a che continuiamo a scrivere canzoni e fare dischi.
Il fatto che abbiamo deciso di concentrarci su alcuni progetti solisti credo derivi dal fatto che dopo il successo di “The Odyssey” eravamo un po’ troppo stressati: in fin dei conti abbiamo fatto in tutto circa due anni di tour quasi ininterrotto!
Avevamo bisogno di un break, e così, trovato il tempo, ho colto l’opportunità di realizzare “Atomic Soul”, che per me è stata una vera sfida, perché io in realtà non sapevo se ero effettivamente in grado di realizzarlo o no. Sai com’è… non è proprio facile fare un disco, e io volevo realizzarlo totalmente da solo. Volevo fare qualcosa innanzitutto per me stesso.

Secondo te è possibile che il successo dei Symphony X derivi in larga parte dalle tante e diverse influenze che ognuno di voi ha e fa convergere nella musica della band?

Ognuno di noi ha influenze totalmente differenti, è vero. Io e Mike Romeo abbiamo qualcosa in comune, come Black Sabbath e Led Zeppelin o Rush e Judas Priest. Ma Mike era ciò che si definisce un classico “metallaro”, prima di venire in contatto con tutta la roba progressive e neoclassica che lo ha poi reso famoso. Ed è stato proprio lui che mi ha introdotto nel progressive. Pinnella ha totalmente altre influenze e Jason Rullo è più vicino al jazz, a batteristi come Manu Catche, ma gli piace molto anche Peter Gabriel.
Sì, siamo davvero un gruppo strano! (ride ndr)
Credo però che avere tante influenze, tanti e così diversi interessi musicali, sia una cosa piuttosto divertente e “rinfrescante” (“refreshy“, ndr). Io per esempio ho una collezione di dischi e CD di circa 200 pezzi, che ho tutti copiati su cassetta e messi in una borsa. Ogni mattina, salgo in macchina, metto una mano in quella borsa e ne tiro fuori una, che mi farà poi compagnia nel tragitto fino allo studio – che dura esattamente un’ora. È divertente, perché ogni mattina c’è qualcosa di diverso, ed è impressionante vedere come riesca a cambiarti l’umore!
Poi chissà, magari arrivo in studio, e faccio qualcosa che risente di ciò che ho ascoltato in macchina…
[PAGEBREAK] I progetti futuri dei Symphony X prevedono un nuovo album o la riedizione riregistrata del disco di debutto della band, con te al microfono?
La nostra etichetta non è più interessata alla riedizione del debut album, quindi credo che è una cosa che se si farà, non si farà certo ora. Era una cosa che avremmo dovuto fare dopo “The Odyssey”, come hai detto, ma quell’album è andato molto meglio di quanto potessimo sperare e non abbiamo avuto tempo per realizzare ciò che avevamo intenzione di fare per le continue richieste di concerti! Per dire: di solito facevamo una tranche in Europa, una in America, e poi una in Giappone; poi di nuovo in studio a registrare un nuovo disco e il ciclo ricominciava daccapo. Per “The Odyssey”, invece, siamo tornati due volte in Europa e in America abbiamo fatto addirittura tre tranche! Così sono passati due anni e arrivati a questo punto è molto meglio pubblicare materiale fresco.
Allo stato attuale delle cose [del nuovo disco] ho soltanto ascoltato i riff e alcune orchestrazioni finite, e per quanto riguarda i riff posso assicurarti che alcuni sono assolutamente fantastici, peraltro credo anche i più heavy che la band abbia mia proposto nella sua carriera! Alcuni altri, invece, hanno più groove, sono comunque metal, ma con un certo movimento, non so se mi spiego… Inoltre Michael (Romeo, ndr) sta testando diverse chitarre e diversi effetti per riuscire a trovare nuove sonorità, pur rimanendo fedeli al classico trademark suo e nostro, come band. L’atmosfera generale del disco sarà piuttosto oscura, quasi una colonna sonora di un film horror, ma non splatter o roba del genere: intendo un thriller che abbia che fare con elementi soprannaturali e inspiegabili, cose così! E stai pur tranquillo che Romeo sa come creare certe atmosfere, con le sue orchestrazioni!…
Stiamo sperimentando molto sulle sonorità dei diversi strumenti, anche sulla batteria, per esempio. Ho dei provini in mano, e se questa è la pre-produzione, posso davvero dire che almeno a livello sonoro questo sarà il nostro miglior disco, sicuramente!
L’unico problema è che io al momento non so proprio che cosa fare! Ci sono dei riff bellissimi sui quali è un peccato cantare, altre volte c’è un pezzo di tastiera che è meglio sottolineare, altre parti ancora è più opportuno se la batteria fosse in primo piano, oppure che alla fine di una certa parte rientri il riff perché così verrebbe a crearsi un bell’effetto, etc.: va a finire che io non canterò mai! (ride! ndr).

C’è però un’altra sorpresa che hai riservato per i tuoi fan, “Atomic Soul” e il nuovo disco dei Symphony X a parte, c’è anche un nuovo lavoro insieme a un certo Jorn Lande che vedrà presto la luce…
Certo! Ho appena finito di registrare le parti di voce! Hanno dovuto aspettarmi perché sono stato un po’ incasinato con la realizzazione del mio disco solista e con il lavoro con i Symphony X, ma finalmente ora è fatta! Sono contento del risultato e benché mi dispiace aver rallentato il tutto, credo sia stato meglio così, perché altrimenti non avrei dato loro il meglio di me stesso.
Tutto è iniziato quando questo ragazzo svedese, Magnus Karlsson, ottimo chitarrista di una band chiamata Last Tribe, mi ha mandato un demo sul quale cantava un certo Jorn Lande. Belle canzoni, molto orecchiabili, belle melodie, e la voce di Jorn: davvero fantastica! Fa cose che io non riesco a fare, e poi ha quel tocco che ricorda molto Robert Plant o David Coverdale. A me poi è sempre piaciuto Robert Plant!
…Ecco, a pensarci bene io odio Jorn Lande! (ride di gusto! ndr)
Mi piace molto ciò che abbiamo fatto e mi sono divertito molto nel realizzarlo – spero piacerà anche a chi deciderà di comprarlo!

La domanda da un milione di dollari: concerti da solista?
Stiamo valutando la possibilità di un tour, ovviamente tutto dipende da come andrà il disco a livello di vendite, e poi sarà anche da valutare la tempistica e disponibilità di tutti i musicisti coinvolti. Al momento non ci sono piani, vedremo in futuro…

Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta, tutti i Sir Russel-maniac in lettura sono avvertiti.

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