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Russia, ieri e oggi

È stata la co-sceneggiatrice di “Arca Russa” e a quel film ha dedicato anche un documentario, “Ostrov. Aleksandr Sokurov“, ma se le domandate quale sia stato il suo contributo sul set vi dirà, fuggendo ogni protagonismo, che «Sokurov è un’isola indipendente e non ha bisogno di nessuno, ero lì soprattutto per una mia curiosità personale verso quel progetto così affascinante».

Svetlana Proskurina è appena stata ospite alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro con due lavori: “Ostrov” (“Islands”), appunto, inserito nella retrospettiva dedicata dal festival diretto da Giovanni Spagnoletti al ricco e sfaccettato cinema russo documentaristico dell’ultimo decennio, e con “Peremirie” (“Truce“), un film “di fiction” che, a fianco di “Rjabinovyi Val’s” (“The Rowan Waltz”) di Alena Semenova e Aleksandr Smirnov, ha completato la sezione, presente a Pesaro già lo scorso anno, sugli “sguardi femminili” della cinematografia russa di oggi.

Anche su questo punto, però, Svetlana Proskurina ha idee secche e poco accomodanti: «Detesto che si parli di “sensibilità femminile”, quello del regista è un lavoro difficile e non credo che possa renderci migliori, anzi spesso ci fa diventare dei mostri, perché dobbiamo essere spietati e rispondere continuamente a domande sulla nostra identità e sul mondo in cui viviamo. Del resto, se finiamo tra le mani di un chirurgo, non ci interessa che sappia o meno operare con grazia femminile e anche per i registi dovrebbe essere lo stesso, siamo semplicemente esseri umani».

Peremirie” parla della maturazione del giovane Egor, sperduto in un villaggio ignorato persino dalle carte geografiche, attraverso un racconto a tratti realistico (ad esempio nella messa in scena dei conflitti tra «gli stranieri e gli abitanti di un piccolo paese», spiega l’autrice), più spesso straniante, sospeso, persino buffo.
Tra personaggi assurdi e forse idioti, la Proskurina evita ogni giudizio troppo schematico: «Siamo tutti degli idioti e in ognuno di noi ci sono tracce di bene e di male, l’unica cosa importante, per il mio protagonista ma anche per me, è capire come reagire di fronte a una situazione complicata. All’inizio del film è evidente l’atteggiamente infantile di Egor mentre sul finale lo vediamo maturare e diventare un uomo vero».

Con il breve documentario (38 minuti) “Ostrov. Aleksandr Sokurov“, la regista mette in luce la complessità delle riprese, realizzate in un unico piano sequenza, di “Arca Russa”, l’impegno e la concentrazione richiesti alla troupe e le riflessioni di Sokurov sul valore del montaggio.
«Sokurov si interrogava su quale fosse la funzione del montaggio al cinema: è positivo o negativo? – spiega Svetlana Proskurina – Sentiva l’esigenza di portare avanti una sperimentazione radicale per ridare al montaggio un ruolo etico, filosofico e l’Ermitage, dove abbiamo girato, era il luogo più giusto, perché rappresentava la casa della Russia, il luogo dove si era compiuta larga parte della storia del Paese e degli Zar che avevano abitato le sue stanze. Come ricercatrice sono stata coinvolta in un enorme lavoro di documentazione e ricordo la grande emozione provata quando, di notte, l’Ermitage è stato chiuso e al suo interno abbiamo iniziato ad allestire il set con i veri oggetti personali appartenuti agli Zar e al passato».

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