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  • Ryo Okumoto: Coming Through

    Ryo Okumoto

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Solista in compagnia

Molti di voi ricorderanno questo musicista come tastierista dei progster americani Spock’s Beard, ma Ryo Okumoto ha anche una solida fama di turnista e guest-musician, guadagnata grazie a importanti collaborazioni come quelle con Eric Clapton, Phil Collins e alcuni membri dei Toto. Con questo album Ryo torna a proporre un proprio lavoro solista, come già aveva fatto in passato, pubblicando due buoni episodi come “Solid Gold” (1980) e “Treasured Moments” (1996).
“Coming Through” non è un album completamente strumentale, fatto di cervellotiche illuminazioni armoniche al limite del cacofonico e improbabili soluzioni ritmiche: Ryo Okumoto dà alle stampe un disco che propone sì dei momenti di puro svago strumentale, come l’opener “Godzilla Vs. King Ghidarah” e “Free Fall” (nelle quali emerge innanzitutto il notevole gusto artistico di Okumoto), ma che comunque lascia spazio alla più classica forma canzone ospitando interpreti di tutto rispetto, tra i quali ricordiamo Bobby Kimball (TOTO) e Glenn Hughes. Proprio Bobby e Glenn, alle prese rispettivamente con “Slipping Down” (che sembra uscita dall’omonimo debut dei TOTO) e “Highway Roller” (trascinante), danno vita ai due pezzi più divertenti del lotto.
L’aura degli Spock’s Beard si affaccia nella title track, scritta insieme a Neal Morse (mastermind della prog band americana) e da lui stesso interpretata: una ballad pianistica Neal Morse-Standard, con tutti i pregi e i difetti che da ciò possono derivare. Merita una citazione la lunga “Close Enough”, che compone i suoi quasi 19 minuti di durata di preziose suggestioni jazz, buone melodie, eleganti parti d’atmosfera e clamorose intuizioni pinkfloydiane. Ottima é infine la sonata pianistica “The Imperial”, un ottimo sigillo conclusivo per questo “Coming Through”.

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