Home > Recensioni > Ryuichi Sakamoto: Chasm

Guarda guarda, com’è piccolo il mondo!

Inarrestabile desiderio di ricerca, luci bianche che si scindono in infinite tonalità, un giro del mondo in 74 minuti; eleganza, leggerezza e l’ardere di un’ispirazione per nulla sopita, raro caso in cui trent’anni di esperienza riescono a convivere con una freschezza da esordiente: oggi Sakamoto è questo e molto altro.
La partenza è bruciante: un’armonia tipicamente nipponica si innesta su ritmiche hip-hop e, ornata dal rap di MC Sniper e da sottili crepitii, dà vita a una canzone tanto ruffiana quanto profonda, praticamente una litografia di Hokusai rivisitata con colori acrilici, un potenziale motivo di suicidio per buona parte dei produttori hip-hop “da classifica”; ma non c’è tempo per capire, “Coro” si sta già abbattendo su di noi con una furia che mai ci aspetteremmo da un navigato cinquantatreenne: la traccia è un pulsare continuo di onde sonore, 4 minuti di caos organizzato che sembrano provenire dai laptop di Kid606 o Venetian Snares.
I brani si rincorrono senza soluzione di continuità, ognuno autosufficiente, ognuno dotato di vita propria: assistiamo all’avvicendarsi di suggestioni melodiche provenienti da angoli indefiniti del globo, pianoforte, campioni e spoken vocals, il tutto racchiuso in arrangiamenti a metà strada tra Tangerine Dream e Pan Sonic, in bilico tra pop, avantgarde e minimalismo. A spezzare la tensione ci pensano “World Citizen” (singolo cantato da David Sylvian) e “Ngo/Bitmix”, dalla quale emergono le influenze latine risultanti dai precedenti contatti con il materiale di Antonio Carlos Jobim.
La materia è complessa, l’ascolto completo potrebbe risultare arduo, i brani sembrerebbero disposti senza un evidente filo logico. Ma forse sta proprio in questo il fascino di “Chasm”: perché richiede la presenza di un ascoltatore che “unisca i puntini” e che contemporaneamente si abbandoni alla forza centrifuga del disegno; perché si tratta un disco perfettamente sbilenco, degno ritratto di un’anima dubbiosa, apolide e geniale.

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