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  • Saba Anglana: Ye Katama Hod (The Belly of the City)

    Felmay / none

    Data di uscita: 21-09-2015

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Ye Katama Hod (The Belly of the City)”, il nuovo disco dell’eclettica Saba Anglana è sicuramente un bel lavoro contaminato di culture e di suoni.

La cantante italo – etiope presenta al pubblico nove tracce diverse tra loro, le quali possiedono un’autonomia e una forza propria. Il legame tra queste è fornito dall’intensità emotiva che emana la linea vocale di Saba, la quale differisce da una mera esecuzione, ma piuttosto diventa essa stessa messaggio. Infatti nonostante i testi siano cantati in somalo e amarico, è decisamente importante sottolineare quanto il “significato” veicolato dalla musica possa travalicare i confini del “significante” – per dirla alla de Saussure – ed avere un impatto di Bellezza sull’ascoltatore.

I brani sono composti in collaborazione con Fabio Barovero dei Mau Mau e infatti questo disco sembra lontano da quello che, nell’erroneo immaginario collettivo, è la musica africana, ovvero una musica molto ritmica, breve, armonicamente essenziale e soprattutto corale. Infatti gli arrangiamenti sono sapientemente molto più “occidentali” di quanto si possa pensare; le linee vocali sono molto melodiche e cantabili, in molti brani c’è una fisarmonica che riconduce a una dimensione folk, l’utilizzo della scala armonica ricorda il tentativo occidentale di imitare la scala araba e la pentatonica applicata su successioni modali regala un tenero sapore esotico, infine alcuni andamenti ritmici accennano alla musica balcanica. Insomma sono tutti elementi riconducibili a “questa parte di mondo”, il che – per deformazione culturale – non ci dispiace affatto.

Il disco ha pezzi che funzionano bene, come “Gabriel”, un brano ternario dall’atmosfera deseritca e misteriosa, notturna e malinconica, oppure “Zarraf” la cui ritmicità ed energia ci trasmette un senso di riscossa corale e universale. Poi ci sono brani molto profondi come ad esempio “Tizita”, architettata per voce sola e contrabbasso, che fa pensare a un rituale di riconciliazione tra l’uomo e il Cosmo, mentre “Roob”, l’ultimo brano del disco, ci saluta con un ritmo in due tempi che ricorda una festa di danza popolare neanche troppo distante dalle nostre tradizioni. Ma su tutto ci sono i microtoni sui quali cammina la linea vocale di Saba che rappresentano un brivido avvolgente dal quale l’ascoltatore non può fuggire.

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Contro

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