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Sabato: MiAmi ancora?

Dicono che il primo giorno non si scorda mai, ma per quanto mi rigurda il secondo è molto meglio, tutto è più facile, sai dove e come muoverti, insomma, ci si sente a proprio agio come a casa propria. Questo vale anche per il Mi Ami. Oggi è giorno numero due, se tendi bene l’orecchio puoi ancora sentire gli echi lontani delle urla del signor Pierpaolo Capovilla che, con il suo Teatro Degli Orrori, ha concluso la serata di ieri.
Il festival, organizzato da Rockit, si divide su due palchi. Quello più importante è chiamato Sandro Pertini mentre il secondo, La collinetta di Jack, è uno stage molto più piccolo ma con un’ambientazione migliore rispetto a quella principale. Tra questi due palchi si trova una grande area colma di bancarelle dove si possono acquistare magliette e bigiotteria varia, oltre a quelle occupate dai gruppi del Mi Ami, che vendono i loro cd o vinili. Ma non posso bighellonare troppo, dalla Collinetta si sentono dei rumori… È la chitarra di Shiva – Batka, s’inizia.

Il sabato del Mi Ami parte con musica rock-soul, le prime sporadiche persone accaldate applaudono Shiva mentre suona e presenta i componenti della sua band per questo live. Solo il tempo dei saluti e del primo sound check che sul palco Jack salgono i Giobia, gruppo milanese che invade le casse audio con suoni psichedelici molto british e con l’aggiunta, in alcune canzoni, di un violino ben suonato.
Sono le 17, la puntualità del Mi Ami è quella di un orologio svizzero: è tempo di spostarci al Pertini, s’incomincia anche sul palco principale dove il gruppo Distanti che, con canzoni a squarciagola ed energiche schitarrate, inizia davvero a riscaldare l’animo rock di un pubblico che lentamente sta affollando gli spazi del Magnolia. Non si scherza più al Mi Ami, s’inizia ad amarsi sul serio.

I tre Criminal Jokers, che seguono i Distanti, salutano e smontano i loro attrezzi sul palco dopo mezz’ora di un ottimo rock. Esausto e con le orecchie che incominciano a fischiare cerco riposo e refrigerio sulla collinetta dove i The Perris cercano di cambiare l’atmosfera e il dominio rock con della musica elettronica armonica che, però, non riesce ancora ancora a smuovere il pubblico, sdraiato sulla collina sotto l’ombra di alberi giganteschi. Cosa che però riesce al prossimo gruppo, gli Aucan. Sono le ore 20: gli Aucan iniziano a suonare e, come se attirato dalle vibrazioni delle casse, il popolo innamorato del Mi Ami si alza e si avvicina al palco; si scopre una collinetta gremita, qualcuno balla. Il sole ora, timido, lentamente cerca rifugio dietro l’orizzonte, l’oscurità e qualche sperduta zanzara reclamano il loro momento.

È quasi impossibile sperare di poter mangiare qualcosa perché l’unico posto per la ristorazione ha una fila di attesa troppo lunga e faticosa da affrontare. Sul palco “Pertini” salgono gli A Toys Orchestra, gruppo di grande esperienza che per questo live ha l’onore di ospitare al basso Beatrice Antolini, ma l’amore chiama e la camminata ciondolande (sono io un po’ stanco? O forse, meglio ancora, è la birra bevuta?) mi porta dritto senza esitazione verso la collinetta Jack per assistere al concerto dei Cosmetic che con una esibizione eccellente concludono lo show in delirio, con chitarra e batteria semidistrutta. Il loro sound assomiglia a quello dei My Bloody Valentine (fieri però di cantare in italiano). A loro seguono gli Ex Otago, un progetto musicale veramente valido dalle sonorità spensierate che conquista fino in fondo una folla che canta e batte le mani al ritmo delle canzoni.

Quello dei Ronin è l’ultimo show, solo per oggi, per quanto riguarda il palco Jack, ma è il momento di raggiungere gli Zen Circus e, a scatenarsi con gli Africa Unite. Il Magnolia è stracolmo, il Pertini è circondato da una folla enorme che non permette neanche di avvicinarsi al backstage. Sento Nada che canta le sue canzoni più belle con i suoi amici Zen, la folla mi trascina, il tempo passa, gli Africa Unite danno dimostrazione del loro valore, la gente balla, canta e si diverte, le mie gambe crollano e saluto il Mi Ami. Ma è solo un arrivederci, domani abbiamo ancora un appuntamento galante.

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