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  • Sadus: Out For Blood

    Sadus

    Data di uscita: 31-03-2006

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Fanno ancora male.

Coevi di Obituary ed altri famosi thrash acts americani, i Sadus ritornano dopo anni di silenzio. Trio dal 1997, a causa della defezione del membro fondatore Rob Moore, si propongono con la rimanente parte del gruppo originario: il tecnicissimo Steve DiGiorgio al basso, Darren Travis alle chitarre e alla voce, e Jon Allen alla batteria.
I Sadus nel 2006 suonano ancora abbastanza tirati, molto tecnici (quello che fa Steve DiGiorgio è una garanzia in generale, un po’ come Dave Lombardo per le percussioni), aridi e taglienti, ma qualcosa sfugge loro di mano, una moderazione rispetto all’estremismo moderno ed un’intransigenza metal che li fa apparire decisamente malati e turbanti. A parte gli amanti del genere, un album come “Out For Blood” mette davvero a dura prova: un songwriting a cui non si è più abituati, di scuola thrash tradizionale, poca fantasia e contaminazioni, quanto piuttosto un riffing solido, strutturato, incessante, sanguinario e spietato. I Sadus possono suonare meno fragorosi di Machine Head o Grip Inc., ma il loro impatto è una garanzia di massacro. La ritmica di DiGiorgio è il solito lavoro ben sopra la media, la solidità dei riff di Travis unita all’acidità dei suoi assoli, i cambi di tempo, i rallentamenti improvvisi, la tensione generale che si accumula intorno alla nervosa e disagevole implacabilità del trio sono un disegno globale di perfetta violenza e desolazione. “Out For Blood” rappresenta uno dei migliori capitoli della discografia dei Sadus, che quando decidono di abbracciare un innovativo cadenzato come in “Lost It All”, finiscono per diventare malati come non mai. “Sick” si prende il lusso di dilaniare l’ascoltatore con quasi un solo riff, ma è la batteria qui a dare una lezione di stile quasi assurda. “Down”, sicuramente notabile per il timbro del suo rifframa, minaccia con la sua robustezza e con il chorus che aggiunge spessore e profondità all’interpretazione vocale già cruda e ruvida. Il tutto procede con ininterrotta verve fino alla death/thrash “Crazy”, completamente deviata: growl da insania mentale, melodie minimali e arpeggi da psycho horror, sussurrati infidi e chitarre monolitiche.
Il mondo del thrash non aspettava altro per prendere una boccata di Zyklon B, alzare la propria bandiera e dire che è ancora vivo e minaccioso. Un ottimo album, un ottimo colpo sicuro nell’incerta carriera dei Sadus, forse per colpa dei troppi hobby del bassista che, non temete, sa comunque farsi perdonare quando si mette al lavoro.

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