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Saint Deamon: Soft Power in casa Frontiers

Alla fine, la Frontiers ha aperto le porte al power metal. E difatti, i Saint Deamon sono la prima power band pubblicata dall’etichetta italiana. Così abbiamo deciso di dedicare a questo storico evento una delle nostre pagine, andando ad intervistare Nobby, bassista della band scandinava, già in forza presso i Dyonysus.

Ciao Nobby. Per prima cosa voglio meravigliarti. Forse tu non lo sai, ma a noi, invece, è cosa ormai nota che la Frontiers si sia sempre impegnata unicamente nell’ambito dell’A.O.R., del metal melodico e talvolta del prog. Che effetto ti fa sapere di essere un nuovo prodotto, forse proprio il primo in questo senso, per la nostra label?
Ne siamo davvero orgogliosi. Non ci sentiamo comunque un “prodotto”, ma solo dei partner e dei colleghi dei nostri nuovi amici di casa Frontiers, mr. Serafino Perugino & Co.

Parliamo della vostra storia, cominciando dalle domande di rito. Quale significato si nasconde dietro il vostro moniker? Chi ha avuto l’idea della band?
Tutto è iniziato circa due o tre anni fa, quando Ronny ha iniziato a collaborare con alcuni suoi colleghi compositori, creando l’embrione di ciò che più tardi, con alcuni importanti cambiamenti, sarebbero stati i Saint Deamon.
La direzione del nostro sound è stata individuata immediatamente, in un perfetto equilibrio tra il celestiale ed il demoniaco. La stessa dicotomia era individuabile tra la melodia e la musicalità da un lato ed i testi dall’altro. Peraltro, in quel primo periodo, il singer era Tobias Lundgren, che si faceva chiamare “Saint Deamon”, per cui è sembrato opportuno dare alla band lo stesso moniker, che peraltro descrive molto bene il nostro stile.

Le vostre passate esperienze portano nomi illustri (Primal Fear, Highland Glory, Sinner, Hammerfall). C’è anche una costola dei Dionysus. Si può dire che vi sia stata una prevalenza di una di queste influenze sulle altre, all’interno del processo compositivo? Ad ogni modo, il power che oggi suonate sembra leggermente sciolto, soft e quasi hard rock oriented. Condividi questo giudizio? Quali sono le differenze che oggi vi separano dalle precedenti avventure?
La principale differenza è che tutti i membri della band sono profondamente coinvolti nel processo creativo, dalla scrittura, agli arrangiamenti, alla registrazione, promozione, ecc.
Per quanto riguarda il suono finale, sono d’accordo con il “morbido” e HR oriented. Questo è un risultato della nostra partecipazione alle registrazioni. Tutto è molto semplice: ci sono meno “macchinari” da lavoro rispetto a quanto oggi si è soliti usare. Dall’altro lato c’è un ritorno alle sonorità “base”, di vecchio stampo.

Parliamo dell’album. Vi è in esso parte della vostra esperienza personale. Raccontami i contenuti della musica dei Saint Deamon.
Decisamente potrai trovare nei Saint Deamon tutte le nostre passate esperienze musicali: esse colorano il suono e lo stile del songwriting, nonché il modo in cui ognuno di noi suona. Ma l’aspetto più personale resta di certo il testo della nostra musica.

In Shadow Last From The Brave” possiede un sound sobrio e mai ridondante. Non suona come il classico power in doppia cassa. Piuttosto in esso vi è qualcosa che lo rende più leggero e facile all’ascolto. Quanto ha influito, nella scelta dello stile, la casa discografica?
Praticamente niente. L’album era già finito quando siamo stati avvicinati dalla Frontiers!
[PAGEBREAK] C’è anche posto per una ballata: “My Sorrow”. Qualcosa di davvero inusuale per una power metal band. Parlami delle ragioni che vi hanno ispirato una canzone del genere.
Certamente c’è una grande linea melodica in questa traccia e abbiamo lasciato che crescesse durante le registrazioni. Dopodiché abbiamo preso la decisione di inserirla nell’album e penso che sia stata un’ottima scelta, alla luce dello spirito che governa la nostra musica.

I Dionysus sono una delle tante valide realtà della penisola Scandinava da cui voi provenite. Credo, a riguardo, che i Sonata Arctica siano tra i migliori in ambito power: loro hanno creato un sound prog-oriented. Invece il vostro sound è più “easy”, ma non per ciò meno piacevole. Quali sono le vostre band preferite?
Wow! Ci sono molte grandi band oggi. Non so da dove iniziare.. eheh! Sono cresciuto con gruppi che tutt’oggi vanno forte, come Judas Priest, Iron Maiden, Saxon, Rush, Van Halen, Toto, Journey, Whitesnake, ecc. Al momento, tuttavia, suonano costantemente nelle mie orecchie Jorn Lande, Scar Symmetry, Ride The Sky, In Flames, ecc.

Il vostro produttore è Jens Bogren che ha già lavorato con Symphony X, Opeth, Hammerfall, Katatonia. Parlaci di questa esperienza. Com’è Jens? Molto esigente? Oppure vi ha lasciato liberi di sperimentare?
Si, è molto esigente, ma nel modo giusto. È stato come il ragno nella ragnatela. Ha partecipato e contribuito ad ogni pezzo e a tutte le fasi della registrazione. Abbiamo deciso di dividere in tre differenti luoghi le registrazioni: batteria e voce presso i Facination Street Studios dello stesso Jens; la chitarra e le tastiere presso gli Studio Seven di Ronny e Toya; infine le linee di basso le ho registrate presso i miei laboratori! Dopo di ciò, Jens ha usato il suo tocco magico per mixare il tutto di nuovo presso i Facination Street Studio. Questo è stato il lavoro principale e più difficile nella produzione dell’album.

In questo momento, state già scrivendo qualcosa di nuovo o state programmando il tour?
Il processo di composizione non finisce mai: esso continua anche mentre noi parliamo ed anche se adesso l’obiettivo principale è ovviamente promuovere “In Shadows”.
Il prossimo passo in scaletta sarà la realizzazione del nostro ultimo video, che sarà ultimato entro il 16 febbraio. Festeggeremo l’evento con un bel party, anche in onore di Jan Thore che ha compiuto trent’anni qualche giorno fa.
Per quanto riguarda il tour, invitiamo tutti ad avere contezza delle date e dei luoghi sulla nostra home page (www.saintdeamon.se e www.myspace.com/saintdeamonband).

Parliamo di musica in generale. In questi anni, il “music business” sta attraversando una fase di transizione, che è anche crisi dell’intero settore. E ciò a causa dei problemi legati al download su internet. Credi che ciò possa determinare un miglioramento nella qualità della musica o solo la necessità, in tutti gli autori, di trovare una fonte alternativa di guadagno? Che cosa ne pensi del file sharing?
Noi non saremmo mai stati in grado di finanziarci solo attraverso le entrate provenienti dalla nostra musica: così ognuno di noi ha un suo regolare lavoro. Se questa è la conseguenza delle inefficaci leggi in materia di proprietà intellettuale e file sharing, non so dirtelo. Del resto, internet dà la possibilità a band, che non avrebbero altrimenti oltrepassato i confini delle propria città, di essere conosciute dal mondo intero. Band come la nostra utilizzano la rete globale per la promozione e anche la musica diffusa via internet ci consente di essere conosciuti ed, in definitiva, di vendere più copie del nostro CD! Qui sta il problema: per essere in grado di registrare un CD, bisogna spendere un bel po’ di soldi, sia da parte nostra che della label. Così se la maggior parte del pubblico decidesse di scaricare l’album anziché comprarlo, bé non ci sarebbero più CD e la cosa sarebbe peggio.

Ti voglio ringraziare per aver perso un po’ di tempo con noi. Chissà quante di queste domande vi sono già state fatte. Quindi, questo spazio è tuo. Riempilo con ciò che vorresti dirci in più rispetto a quello che è già stato detto.
Ringrazio voi piuttosto! Noi saremo lieti di suonare per chiunque, ovunque ed in qualsiasi momento, finché avremo la possibilità di pagarci le spese di viaggio e di hotel. Perciò, cercate di convincere gli organizzatori locali di metal festival a chiamarci. Ciao Angelo!

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