Home > Interviste > Intervista ai Saint Motel: l’ironia è fondamentale

Intervista ai Saint Motel: l’ironia è fondamentale

I Saint Motel sono venuti in Italia per presentare l’EP “My Type“, il loro ultimo lavoro che preannuncia l’album atteso per il 2015. La canzone che dà il titolo all’EP ha già ottenuto ottimi posti in classifica, per la sua orecchiabilità e per essere la sigla di “Quelli che il calcio” di quest’anno, a cui per altro sono andati ospiti domenica scorsa. Il quartetto californiano (A/J Jackson, Aaron Sharp, Dak e Greg Erwin) ha la sfacciataggine, l’ironia e l’irriverenza giusta per crearsi la propria identità e carattere.

Per il vostro singolo “My Type” avete creato una seconda versione del videoclip, in cui vi trovate a fianco di Raffaella Carrà grazie ad un fotomontaggio. Per quale motivo avete scelto proprio il programma della Rai Milleluci del 1974? Come ne siete venuti a conoscenza?

L’idea della Carrà, Mina e Milleluci è stata trovata dal nostro regista Sam Winkler, nonché amico, che ha scovato il clip su Youtube e si è reso conto che il ritmo con cui ballava la Carrà era lo stesso della nostra canzone, andavano in sincrono. E visto che lui si occupa anche di effetti speciali, ha detto: «vi metto a ballare insieme a lei». Raffaella è la miglior compagna di ballo che si possa chiedere! (ride, n.d.r.). Abbiamo accettato immediatamente, anche perché noi conoscevamo già Milleluci perché grazie a internet e ai social media chiunque può trovare frammenti dello spettacolo su Youtube.

“My Type” ha un riff molto orecchiabile e brillante. Come è nato?

Il riff è assolutamente originale e quando lo abbiamo scritto poteva essere associato a qualsiasi strumento, un piano, una chitarra, qualsiasi. La nostra “scatola della musica” cambia di continuo, per variare e per rendere interessante il tutto anche per noi. Poi è stato introdotto il sassofono suonato da James King e la canzone ha preso letteralmente vita mentre eravamo in un salotto per girare delle scene, ed essendoci gente che andava e veniva sembrava quasi una festa.

Voi quattro, come vi siete conosciuti?

Alla scuola di cinema. Il primo giorno ho chiesto chi fosse il miglior chitarrista della scuola e mi hanno detto Aaron. Dak invece lo abbiamo conosciuto in un ristorante sushi in cui lavorava come cameriere; Greg invece si è presentato da noi e ci ha detto «io sono un batterista migliore di quello che avete». Ovviamente lo abbiamo preso! (ride, n.d.r.)

Scuola di cinema, curioso. Avete molti altri interessi oltre alla musica.

Si, tutti noi abbiamo interessi artistici altri, come video, foto o graphic designer. Il primo EP “ForPlay” del 2009 aveva 7 canzoni e 6 video musicali, puntiamo molto sul nostro lato visivo e ci piace giocare con le immagini, come anche sul palco, ci divertiamo! Ci piace cambiare scenografia, rendere l’atmosfera diversa e un po’ folle: una volta avevamo messo delle piante finte e una testa di cervo, un’altra volta un caminetto.

A proposito di live, ieri sera (26 ottobre) c’è stato il live a Milano. Com’è andata?

Bene! Stavamo andando al concerto in macchina e abbiamo sentito al canzone alla radio, ed è stato super emozionante. Una volta arrivati lì, ci siamo resi conto che il pubblico sapeva le parole delle nostre canzoni, e saperci così lontano da casa ma vedere lo stesso coinvolgimento è stato molto forte. Ieri sera è stato anche molto intimo, ci è piaciuto la vibrazione del pubblico, ci siamo sentiti a casa perché il pubblico italiano ci ha dato grande calore. Ma tanto torneremo a marzo!

E cosa vi piace dell’Italia? Considerando che avete fatto anche il video su Milleluci della Carrà…

Le cose che si sentono dire sull’Italia sono tutte vere! La gente è calda, il cibo è buono, il glamour e la monumentalità si percepiscono parecchio molto. Quando siamo passati davanti al Duomo per andare al concerto, siamo riusciti a dire soltanto «wow».

Mi sembra di capire che per voi l’ironia ha una parte fondamentale, sia per i testi, che per i live…

Si, ci piace giocare, soprattutto con le parole, per non rendere una lettura ovvia di un argomento. Ricerchiamo la dinamicità sia nel testo che nella musica. Ad esempio, di canzoni d’amore ne fanno una quantità impressionante, e per noi non si possono più fare canzoni d’amore scrivendo solo “baby baby”: bisogna darle un twist, un particolarità. E come dicevamo prima, anche nei live ci piace giocare e ironizzare: più di una volta ci siamo esibiti in mutande.

A livello di immaginario vi considerate più americani o europei?

In Europa e a Londra la nostra musica ha avuto opportunità di espandersi molto in fretta, e proprio perché ci siamo espansi tanto in Europa anche in America siamo diventati più interessati per il pubblico. In realtà noi non ci consideriamo niente, noi facciamo musica che piaccia a noi stessi. A Los Angeles siamo legati, ma ci piace viaggiare, quindi: grazie Europa! (ride, n.d.r.)

Per il 2015 ci possiamo aspettare un vero e proprio album dopo questo “My Type” EP? Come sarà?

Si, nel  2015 ci sarà un nostro nuovo album. Diciamo che questo EP “My Type” è l’anello che collega il precedente Voyeur con quello che verrà. Una bella “musica da yacht”, per citare il Guardian!

Scroll To Top