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Samael: The only verdict is… avantgarde

“Gli artisti usano le bugie per dire la verità mentre i politici per coprire la verità.” (V For Vendetta).

Pensando ad un gruppo complesso e controverso come i Samael, si potrebbe dire che la frase di Evey Hammond del titolo ben si adatti alla carriera del combo svizzero che ha dato un’impronta determinante e personalissima al black metal. Coerenza verso la propria linea musicale e impulso all’innovazione e al perfezionamento di sé sono stati i dictat dei Samael fin dai primi anni ’90, quando con “Ceremonies Of Opposites” (1994) hanno subito fatto capire di trovare stretta l’etichetta di black metallers. Usciti dalle fila della seconda generazione del black, hanno fatto della sperimentazione il loro marchio di fabbrica, mescolando generi diversi (industrial, electronic, symphonic) e raggiungendo risultati quanto mai interessanti. Il nuovo “Lux Mundi” è un gradito ritorno e una conferma dell’abilità del gruppo, come ci racconta il leader supremo Vorphalak.

Avete pubblicato “Reign Of Light” nel 2004, poi “Solar Soul” nel 2007 e ora “Lux Mundi”… sembra che in tutti questi lavori il suono e i testi siano in opposizione rispetto al titolo. Come mai questo contrasto?
Abbiamo preso il titolo dalla Bibbia, dove si dice che la chiesa sia la luce del mondo, e abbiamo voluto rovesciarlo, pensando che la luce del mondo fosse in realtà la gente, e infatti la metafora del titolo serve a spiegare l’idea di tirare fuori la luce che c’è in ognuno di noi, e abbiamo cercato di trovare delle parole che rappresentassero l’idea di trovare la luce in sé per andare avanti e creare un equilibrio fra gli opposti. Ovviamente, c’è un grande contrasto fra la copertina e il titolo. Infatti, la copertina è praticamente tutta nera, e solo alla luce si può rivelare l’art work rappresentato. È una metafora per la vita in generale: più vedi una cosa in modo chiaro nella vita, e più è semplice prendere la giusta decisione.

Inoltre, la copertina assomiglia ad un occhio…
Sì, anche se non era l’idea originale. L’idea di partenza era di Patrick Pidou, che ha curato l’artwork di altri album per noi, e ci ha suggerito l’idea. È molto simbolica ma funziona, e suggerisce diverse interpretazioni, come pure l’intero album, che ha diverse stratificazioni e si apre a diverse prospettive di osservazione e di ascolto. E così, anche la copertina ha diversi significati.

Quanto tempo ci è voluto per registrare “Lux Mundi”?
Hmm, non molto tempo, ci abbiamo messo di più a lavorare sulle singole canzoni. Xy ha iniziato a scrivere i pezzi dopo “Solar Soul”, nell’estate del 2007, e aveva già pronte 3 o 4 canzoni per la primavera del 2008. Poi le canzoni sono state sviluppate e rielaborate di nuovo. Per noi sviluppare le canzoni poco per volta e farle crescere con il tempo è un bel modo di lavorare, perché, se siamo troppo veloci, arriva il momento in cui si pensa: “Ah, avremmo dovuto fare così invece”, mentre se ti prendi il tempo necessario sei sicuro di avere la migliore versione quando poi arrivi alla fase finale di registrazione.

Quindi, diciamo che alcune canzoni erano pronte nel 2007, altre nel 2008.
Sì, di solito preparo delle canzoni seguendo i miei ritmi piuttosto che un piano prestabilito. Ogni volta che ho della musica pronta vedo se riesco a sviluppare delle canzoni dalle idee di base che ho raccolto prima.

Avete cambiato qualcosa nel processo compositivo?
No, è praticamente rimasto invariato. A partire da “Ceremonies Of Opposites” lavoriamo allo stesso modo: Xy si occupa della musica, io dei testi e aggiungo le mie parti vocali alle canzoni. Non abbiamo veramente cambiato, dato che la sola differenza è data dal fatto che abbiamo avuto più tempo per lavorare al materiale, per ascoltare i demo insieme e per scambiarci le idee su come si sarebbero evolute le canzoni. Tutti noi condividiamo le nostre idee quando sentiamo le canzoni in versione demo, per vedere come si svilupperanno.

Fra le varie splendide canzone che compongono l’album, ce n’è una in particolare che mi ha colpito, “Antigod”: credi che questa anti-divinità sia un’entità indipendente e opposta a Dio o che gli uomini siano spinti al male dalle loro perversioni, trasgressioni e peccati?
No, ovviamente non credo che esista un’entità malvagia indipendente. In “Lux Mundi” ci sono due canzoni che parlano di religione “Antigod” e “Shadow Of The Sword”. Per me l’antidio è qualcosa che ha il potere di cancellare l’idea di Dio, almeno come ci è stata imposta dalla religione. Non è un’entità incarnata o roba simile. È una visione metaforica che, se vuoi vedere in termini più concreti, ricorda l’antimateria, per la sua capacità di distruggere tutto ciò che esiste. Ecco, questa è l’idea di base.

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Voi avete praticamente creato un genere, e molte band non ci sarebbero se voi non aveste cominciato all’inizio degli anni ’90. Come vedi ora lo svuluppo del black metal?
Dunque, noi abbiamo iniziato con il metal, che è sempre stato il nostro primo amore. Quando abbiamo cominciato era dura perché non avevamo molta esperienza, ed eravamo influenzati da band oscure, come Venom e Bathory, che erano tutte caratterizzate da un lato nero. Ero affascinato anche dalle formazioni thrash metal, che non avevano un lato molto divertente. Poi ci siamo sviluppati su una linea più personale e abbiamo incorporato altri elementi, che non provenivano esclusivamente dal metal. Mi piace la musica classica e ho cercato d’introdurla nei nostri lavori, prendendo ad esempio spunto da colonne sonore di diversi film. È qualcosa che ho cercato d’incorporare nella nostra musica.

Com’è la scena metal in Svizzera?
Negli ultimi anni è un po’ uguale dappertutto: ci sono band che ce la fanno e che firmano contratti e registrano album, poche altre che riescono anche ad andare in tour. Forse alcune le conosci, come Cougar, Eluivetie, che sono metal pagano e sono molto bravi… poi Coroner, che si sono riformati e suoneranno qui nel mio paese fra un paio di settimane. Forse le band importanti sono già molto conosciute ora, e non ce ne sono così tante di emergenti.

Visto che si sta parlando di tour, avete già programmato delle date a supporto di “Lux Mundi”?
Quest’anno faremo circa cinque festival estivi, che non sono molti, ce la prendiamo comoda. Poi dovremmo cominciare un tour alla fine di agosto, e continueremo in settembre e in ottobre, in tutta Europa. E verremo anche in Italia.

Quindi non farere molti festival estivi?
No, non molti… suoneremo al Four fours in Germania, poi in Poloni, qualcosa in Romania… Credo anche qualcosa in Svizzera.

Hai altri progetti paralleli, oltre a”Era One” che risale a qualche anno fa? Forse ci sarà un “Era 2″?
Non lo so, ne abbiamo parlato ma non sappiamo quando realizzarlo. Quando avevamo intenzione di produrre il nostro primo side project, pensavamo che esso potesse essere “Above”. Invece, ci siamo fermati per un po’ e nel 2008, più o meno in questo periodo, in primavera, abbiamo cominciato a registrare alcuni pezzi. L’avevamo finito e registrato in estate e alla fine il risultato non era poi così lontano dal nostro stile, era comunque sempre metal. Forse un po’ più estremo rispetto ad altre cose che avevamo fatto e un po’ più up-tempo, ma mi sarebbe piaciuto suonare alcuni pezzi dal vivo per ravvivare e diversificare un po’ la scaletta dei Samael. Quindi abbiamo deciso di registrare quell’album dei Samael, che credo abbia sorpreso un po’ tutto il nostro pubblico, ma era un buon album. Ma volevamo cercare di tenere la stessa energia quando abbiamo registrato e mixato “Lux Mundi”, rendendolo più ruvido e grezzo, come se fosse suonato dal vivo. Volevamo tenere il sound pieno d’energia, perché la gente ha scoperto cosa sono i Samael con album del calibro di Solar Soul e Above. Dicono che la band è sempre più pesante dal vivo che su disco, e noi volevamo avere la stessa pesantezza.

Posso chiederti da dove deriva il tuo nome, Vorphalak?
Mah, il mio nome è un semplice nick, l’ho inventato io, quando cercavo un nome che si addicesse a me, e ho trovato che Vorphalak suonasse proprio bene. Ma era un po’ troppo lungo e allora hanno cominciato ad abbreviarlo in “Vorph” e mi chiamano così… lo uso da così tanto, tutti i giorni, che ormai è diventato il mio nome abituale, eheh!

L’ultima domanda riguarda ancora la copertina… Stavo guardando il vostro sito web e ho notato che molte copertine riportano il simbolo del cerchio/della luna, o perlomeno un simbolo lunare, come un leitmotive? Perché?
Hmm, è una bella domanda, non ci ho mai pensato…. È vero che c’è sempre il simbolo del cerchio in molti nostri dischi…e forse la luna appare perché è rotonda (ride). Credo che il cerchio rappresenti la perfezione che tutti noi cerchiamo di ottenere. In “Passage”, l’album era “Passage” e, sì, credo che la luna rappresenti proprio la perfezione.

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