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Sanremo 2017: La pagella della serata finale

È l’ora del giudizio finale su questa 67a edizione del Festival di Sanremo!

OSPITI “MA CHE DAVERO?!”

I Ladri di Carrozzelle, Carabinieri e Polizia, la Ministra della Difesa Roberta Pinotti, Alessandra Mastronardi, Diana Del Bufalo e Giusy Buscemi, Tina Kunakey Di Vita, Carlo Cracco: 0

Stavolta non voglio sparare sulla Croce Rossa (anche perché è l’unica organizzazione che non hanno invitato…) quindi non darò giudizi individuali a questa accozzaglia di buonismo, marchette e modelle a caso. Qualcuno ha fatto una bella figura, qualcuno meno, ma non volevo vedere nessuno di questi a Sanremo. Tranne…

Diana Del Bufalo: 9

Ecco, ci ho ripensato, una devo salvarla. Con la sua presenza questa sera si è guadagnata la spilletta di potenziale conduttrice di Sanremo, insieme Diletta Leotta e Geppi Cucciari. Sarebbe un trio che lèvati proprio.

OSPITI MUSICALI

Zucchero: 8

Perché gli altri non sono bravi a esibirsi come lui? O vestire eccentrici e suggestivi costumi come i suoi? Vi sento rispondere: “Eh, grazie ar…”

JSM: 7

Comme a balla ben, quelo là.

Álvaro Soler: 5

Dal vivo fa molta fatica, vocalmente. Una bolla in attesa di vaporizzarsi.

Rita Pavone: 6

Ennesima concessione al passato di un Festival terrorizzato di fare qualcosa di nuovo. Ma almeno lei ha cantato, e benissimo!

Paolo Vallesi e Amara – “Pace”: 8

Per i temerari che hanno resistito fino all’una e mezza di notte, la bellissima “Pace”, canzone esclusa dalla competizione (probabilmente per non dare fastidio alla gemella “Che sia benedetta” di Fiorella Mannoia, scritta dalla stessa Amara. Scrupolo vano, visto che poi lo scimmione di Gabbani ha gabbato la povera Fiorella).

Emanuele Fasano – “Non so come mai”: 6

Giovanissimo pianista “di stazione”, adescato dalla scuderia di Caterina Caselli e portato alle luci della ribalta ancora troppo acerbo.

I CANTANTI

È una settimana che li maltrattiamo, anche perché è una settimana che ci suonano la stessa canzone. Stasera ne risparmiamo qualcuno.

Fiorella Mannoia: 10

L’appello video di Enrico Ruggeri, e mesi di speculazioni e dietrologie, non sono bastati a farla vincere come meritava. D’altronde è Sanremo che aveva bisogno di lei, non il contrario. Questa sarà ricordata come l’edizione di Fiorella Mannoia e dell’infinito amore che ha ricevuto, di cui nessuno aveva dubbi né ne avrà solo perché si è fermata al secondo gradino del podio. Figurarsi.

Al Bano: 0

Appello esilarante di Checco Zalone, che probabilmente nemmeno lo conosce.

Disastro in classifica, ma vince il premio per gli arrangiamenti. Gli hanno concesso di stare sul palco con un premio in mano alla fine della serata e lui che fa? Impalla Ermal Meta (premio della critica) e gli strappa un fiore dal bouquet? Non è la prima volta che Al Bano si mostra cafone. Con quel carattere però dalle competizioni dovrebbe stare lontano.

Ermal Meta: 6

Appello di Fiorello, terza posizione e premio della critica (che gli consegnano al Dopofestival). C’è da festeggiare, ma lui non sembra accorgersi di quello che gli succede attorno e viene messo in ombra da tutto il resto, compreso quel maleducato di Albano Carrisi.

Michele Zarrillo, Sergio Sylvestre, Marco Masini: vintage-10

Tre esibizioni consecutive, e ho avuto un’epifania. Considerando l’appello di Eros Ramazzotti per Sylvestre, considerando che la canzone di Sylvestre l’ha scritta (anche) Giorgia, e immaginandomi infine i tre sul podio, insieme a Fiorella Mannoia, sarebbe stato un clamoroso revival anni ‘90! Mai ‘na gioia, mai…

Surreali, invece, gli appelli di Riccardo Fogli e Gabriel Batistuta (!) per Zarrillo e Masini: “Ti ricordi quella notte in Calabria…”, “Ti ricordi quella volta a biliardino…” ed è subito circolo degli anziani.

IL VINCITORE

Francesco Gabbani: 7

SÍ, MA SENZA SCIMMIA? EH? EH? Ti tengo d’occhio, Gabbani. Ti tengo d’occhio.

CONDUTTORI

Carlo Conti: 5

Confermo: la ragione della mediocrità di questo spettacolo negli ultimi tre anni. Nonostante siano sensibilmente diminuiti i cantanti esponenti del vecchio mondo della canzone italiana, lo spettacolo è rimasto un intrattenimento da casa di riposo. Inaccettabile. Basta.

Maria De Filippi: 6

Ha dismesso finalmente le camicie da notte! Oggi, in tutti i suoi vestiti, era bellissima da ipersalivazione.

Scusate mi sono distratto. Anche lei, esponente della tv bassa e rassicurante (che è diverso da popolare e leggera). Da dimenticare

I COMICI

Maurizio Crozza: 6

Crozza quest’anno ha deciso di non agitare le acque. Nessuna polemica. Conclude la sua esperienza di quest’anno finalmente sul palco, con una imitazione Razzi e una canzone annacquata su Trump.

Enrico Montesano: 6

Inevitabilmente scollegato dall’attualità, ma un talento inesauribile.

Geppi Cucciari: 8

Un mostro da palcoscenico. Fa le prime vere critiche alla conduzione stessa, e un monologo simpatico e finalmente satirico, anche toccando l’indignazione e la solidarietà, obiettivi miseramente falliti invece da Conti con i suoi siparietti buonisti.

Ubaldo Pantani/Giletti: 6

Il suo Giletti è irresistibile, il suo miglior personaggio. Tutto già visto però.

Rocco Tanica – Sala stampa: 7

Il tocco di genio finale: finti accreditati stampa che si esibiscono in un ballo di gruppo scordinato sulla lentissima canzone di Al Bano.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il Festival: 5

Mi sono già espresso giudicando Carlo Conti. Per colpa sua non è stato nemmeno divertente prenderlo in giro, questo Festival. Solo tristezza. Pochissime, isolate canzoni/esibizioni si sono salvate.

Il Dopofestival: 8

Che ti chiedi “ma perché non può essere cosí il Festival stesso?”. Conduttori e ospiti spigliati e affiatati, senza stress, e comunque tanto spettacolo. Un Festival cosí non dovrebbe durare oltre quattro ore e non avrebbe bisogno di costosissimi e disutili ospiti internazionali per tenere il pubblico incollato allo schermo. Certo non farebbe dieci milioni di spettatori a sera: perché non sarebbe solo fumo.

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