Home > Interviste > Ex-Otago: “Solo una canzone, riscoprire la bellezza nell’ordinarietà” | INTERVISTA

Ex-Otago: “Solo una canzone, riscoprire la bellezza nell’ordinarietà” | INTERVISTA

Correlati

Per loro è il primo anno in assoluto al Festival di Sanremo. Potremmo considerarli delle vere e proprie matricole, ma gli Ex-Otago hanno già alle spalle un percorso ben definito. Insomma, non sono proprio gli ultimi arrivati. Li abbiamo incontrati il pomeriggio prima della loro esibizione sul palco dell’Ariston con il brano “Solo Una Canzone” per farci raccontare come stanno vivendo la loro partecipazione al festival.

 

Ciao ragazzi, prima volta assoluta al Teatro Ariston…Come state vivendo queste giornate?

Assolutamente primissima volta e siamo davvero carichi! Polase, vodka, tachipiriña, amaro del capo e succo d’arancia e via!

Raccontateci il vostro brano in gara, Solo una canzone.

Parla di tutti quegli amori lunghi. Solitamente si parla solo dell’amore all’inizio, di quanto sia bello in quanto novità.
Noi invece abbiamo voluto parlare dell’amore “di mezzo”, della necessità di volersi reinventare,  trovare un nuovo modo di innamorarsi della stessa persona soprattutto quando ti capita di perdere il famoso senso del fascino iniziale. Insomma, riscoprire la bellezza nell’ordinarietà. E noi di questo vogliamo parlare, dell’ordinarietà degli amori, degli amici, degli aperitivi dei baretti.
Di quelle cose che rappresentano il tessuto ordinario della vita delle persone, delle città e dei luoghi che spesso diamo per scontate.

Anno scorso con il secondo posto dello Stato Sociale l’ondata indie ha conquistato anche i palchi così mainstream come quello di Sanremo. Non temete paragoni con i vostri colleghi bolognesi?

Siamo molto amici. Anche se a livello artistico siamo molto distanti, con loro condividiamo la stessa etichetta Garrincha. Essere indie è un po’ un alibi. Prendi ad esempio noi, lo Stato Sociale o Motta. In fondo, nelle canzoni ci metti dentro l’universo musicale della canzone italiana! Forse indie è soltanto condividere quei luoghi in cui spesso suoniamo. 

Alla serata di venerdì portate con voi un altro (almeno in parte) genovese, Jack Savoretti, come è nata questa idea? 

Perché ha veramente una voce incredibile!

Canterà con voi in italiano?

Per il momento non possiamo anticiparvi nulla…

Tra gli artisti in gara c’è qualcuno che stimate particolarmente?

Maurizio: Siamo molto affezionati ad alcuni nomi!

Fuori i nomi…

Motta, Zen Circus, Achille Lauro, Ghemon, ad esempio. Sono artisti che ascoltiamo generalmente e apprezziamo molto la loro proposta musicale.

Francesco: Unica considerazione personale è che vorremmo non vincesse un artista uscito da un talent, senza fare nomi eh.

Parlateci del vostro album, Corochinato, in uscita l’ 8 febbraio…

Beh, il nostro è un album bellissimo! (ride, ndr). No davvero, lo consideriamo un disco piuttosto intimo, molto fedele, quasi partigiano sul mondo e sulle relazioni, su ciò che tocca l’essere umano insomma. Questo mondo, ormai, tende sempre più all’omologazione e noi ci teniamo ad essere di parte.

Schermata 2019-02-06 alle 16.42.10

Sempre 11 febbraio esce Ex-Otago – Siamo come Genova, il documentario diretto da Paolo Santamaria, ci raccontate qualcosa di più su questo progetto?

Anche questo è bellissimo! Faremo il giro dell’Italia, da nord a sud, e sarà un’esperienza sensoriale.
Intanto, ci vedremo prima, verso le 18 In Feltrinelli e Mondatori della principali città. In serata saremo al cinema per fare due chiacchiere e ascoltare qualche brano in acustico live, oltre che assistere alla proiezione. Si tratta di un documentario molto voluto dall’etichetta discografica, dal regista Paolo Santamaria  e da noi ovviamente. Una sorta di viaggio nel profondo della band con interviste nei nostri luoghi del cuore, e sui palchi più importanti degli ultimi anni. Il documentario racconta la fase di passaggio tra Marassi e Corochinato ed è nato in modo molto spontaneo. Volevamo immortalare i momenti più significativi.
Per esempio, l’esibizione in carcere unicamente per i detenuti. Hanno assistito e suonato con noi  ed è stata una delle cose più coinvolgenti ed emotive del nostro percorso artistico. In pieno stile Ex Otago. Ovvero non è un documentario normale, non c’è un’inizio e una fine, ma descrive una fase di mezzo. Ci sentiamo più a nostro agio nei periodi di transizione. Quando non ci capiamo nulla, ci sentiamo bene (ride, ndr).

 

Scroll To Top