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Sanremo 2019, serata duetti: trionfano Motta e Nada | Report live

Una delle serate più attese di questa 69esima edizione di Sanremo è finalmente arrivata. Si sono esibiti 56 artisti, tra Big e ospiti e la puntata prende il via con l’ingresso di Claudio Baglioni che canta “Acqua Dalla Luna” accompagnato da un coro di ballo. Ad aprile lo spettacolo sono Cristina D’Avena con Federica Carta e Shade con “Senza farlo apposta”. La voce della più grande interprete di cartoni animati che abbiamo amato tantissimo non basta a farci cambiare idea su di loro. Niente di che. Avanti il prossimo. Motta ha scelto bene la sua compagna di palco. Lui e Nada stasera fanno scintille, e “Dov’è l’Italia” acquista un sapore nuovo e originale.
Tocca poi a Noemi con Irama che cantano”La ragazza con il cuore di latta”. La voce della cantante rossa è un valore aggiunto per il giovane artista. L’unico ospite della serata arriva subito dopo le primissime esibizioni (che sorpresa!). Luciano Ligabue, che Claudio Bisio l’ha definito “l’imperatore del rock” (mmm?!). L’artista canta “Luci D’America”, primo nuovo singolo del disco in uscita il prossimo marzo. La serata cade un po’ nel trash con Ligabue che fa un secondo ingresso seduto su un trono e col mantello da imperatore. Prosegue lo show cantando uno dei sui maggiori successi “Urlando contro il cielo” con tutta quell’energia che ci aspettavamo da lui. Viene raggiunto poi dal padrone di casa con cui si diletta in un capolavoro della musica italiana, “Dio è morto” un omaggio all’intramontabile cantautore della Locomotiva, Francesco Guccini. I prossimi a salire sull’Ariston sono Giovanni Caccamo con Patty Bravo e Briga, Un po’ come la vita. Un’interpretazione esile e con molto poco pathos. Una ventata di qualità arriva finalmente con Enrico Ruggeri e Roy Paci con Negrita. Cantano I ragazzi stanno bene e la tromba di Roy è stata una delle scelte più azzeccate che Ruggeri potesse scegliere. Si cambia genere. Sul palco a spalleggiare il Il Volo è il violino di Alessandro Quarta. Bellissima interpretazione di “Musica che resta”: hanno fatto tremare l’Ariston. Dopo un breve sketch di Claudio Baglioni e Virginia Raffaele che litiga con la chitarra. A giocarsela bene è anche Arisa con “Mi sento bene”. Con lei un simpaticissimo e fascinoso Tony Hadley e Kataklò. Stasera è carichissima, sembra l’abbia scritto in faccia: voglio vincere. Continuano la gara Gué Pequeno con Mahmood. Ormai “Soldi” è pronta per essere un hit, tutti cantano, ballano e sculettano. Diodato e Calibro 35 con Ghemon sono i prossimi ad esibirsi e “Rose viola” finalmente sfiora lo spessore giusto all’interno di questo Sanremo. Bungaro ed Eleonora Abbagnato sono gli ospiti che accompagnano Francesco Renga. Grazie a loro “Aspetto che torni” si trasforma in poesia e ritroviamo finalmente negli occhi del cantante quella dolcezza che ci mancava da tanto tempo. I prossimi sono due numeri uno, Fabrizio Moro con Ultimo che si esibiscono in ” I tuoi particolari”. Due timbri vocali profondi che si mescolano bene, che ti entrano nelle orecchie nonostante qualche piccolo errore di intonazione. Anche il solito siparietto di Claudio Bisio ci ha stancato. (Abbiamo dimenticato il cuscino a casa) Ma ecco che a sorpresa arriva Anastasio, (ospite non annunciato) il  rapper, ultimo vincitore di X factor, è riuscito con il suo flow essenziale e pulito a farci riaprire gli occhi. Tornado invece ai duetti,  nemmeno Neri Marcorè con Nek in “Mi farò trovare pronto” ci convince sul reale successo del pezzo, strutturalmente esile e noioso. Ecco che finalmente con Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano con BoomDaBash, accendono il pubblico che canta a squarciagola insieme a loro “Per un milione” inebriando l’intero Ariston di good vibes. Il momento più alto dell’intera serata è arrivato con Brunori Sas con The Zen Circus, in “L’amore è una dittatura”. Una canzone che forse non spaccherà a livello radiofonico ma che ci ricorda e ci fa apprezzare la musica vera e impegnata, di spessore. Subito dopo è il turno di Paola Turci che condivide “L’ultimo ostacolo” con Beppe Fiorello. Due talenti ma insieme non c’entrano proprio nulla. A seguire Anna Tatangelo (la parte più triste della serata). Ad affiancarla Syria (sprecata). Niente, “non gliela famo proprio”. Un altro momento di romanticismo arriva con Jack Savoretti con Ex-Otago, “Solo una canzone” ti fa chiudere gli occhi e ti fa sognare. La canzone che tutte noi vorremmo ci fosse dedicata dalla persona che amiamo. L’arte che incontra l’arte, con Paolo Jannacci e Massimo Ottoni con Enrico Nigiotti, “Nonno Hollywood”  si riconferma essere un gran bel pezzo. Poco ci importa delle imperfezioni vocali di Nigiotti, ciò che ci rimane sono solo emozioni, quelle emozioni che ci rimandano a a quando eravamo bambini e la cosa più bella che aspettavamo era andare pranzo dai propri nonni. Il palco si tinge di rosa con Irene Grandi e Loredana Bertè in  “Cosa ti aspetti da me”, c’è poco da dire. Le amiamo immensamente: due donne, un’anima sola. Un altro momento di altissima televisione ce lo hanno regalato Manuel Agnelli con Daniele Silvestri e Rancore con “Argento vivo”. Manuel Agnelli the king, re indiscusso della scena e non c’è niente di più carnale e viscerale della sua interpretazione che ci fa venire la pelle d’oca. Non bastano invece le voci di Biondo e Sergio Sylvestre con Einar in Parole nuove ad innalzare il valore della canzone all’interno della kermesse. Abbiamo dovuto aspettare quasi la fine della serata per estasiarci. Lacrime e suggestione con Ermal Meta e Simone Cristicchi in “Abbi cura di me”, canzone che già dalla prima volta ci aspettiamo di vedere sul podio. Un esperimento non molto riuscito invece è stato quello di Sottotono con Nino D’Angelo e Livio Cori, in “Un’altra luce”. Questa volta la presenza dell’ospite è inutile nonostante apprezziamo la voglia di mettersi in gioco. La serata volge al termine con la performance di Morgan e Achille Lauro, “Rolls Royce”. Due mondi musicali completamente diversi che si incontrano e che, gusti  personali a parte, esprimono nel migliore dei modi ciò che la musica può fare. Trasmettere un’idea.

Ecco che arriva il verdetto. Vince il Premio come Migliore duetto Motta con Nada.

 

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