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SanremoLoud: cinque premi della critica che (forse) non ricorderai

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Amici di LoudVision, benvenuti nella seconda edizione di “SanremoLoud”, rubrica di avvicinamento al Settantesimo Festival Della Canzone Italiana che andrà in scena al Teatro Ariston di Sanremo dal 4 all’8 Febbraio.

Per il primo appuntamento del 2020 andremo alla scoperta di cinque brani che hanno vinto il premio della critica, per lo più nella sezione “Nuove Proposte”, passati ingiustamente in secondo piano o, ancora peggio, che non hanno avuto il giusto riconoscimento nel corso del tempo finendo nel dimenticatoio.

 

Paola Turci, Primo Tango (1987)

Nell’iconico palco fluo con sponsor Totip in bella vista, Paola Turci ci ha regalato nel 1987 questa perla rara della musica italiana. “Primo tango“, non arrivato neanche in Finale nella sezione “Nuove Proposte“, ha ricevuto giustamente il prestigioso premio dei giornalisti, complice la sensualità, la raffinatezza e la profondità di un brano passato fin troppo inosservato. Magnetico.

Enzo Jannacci, La fotografia (1991)

Uno dei punti più alti raggiunti dal Festival per ciò che concerne la musica d’autore. “La fotografia“, pezzo di Enzo Jannacci presentato nel 1991, è di una bellezza struggente e di un’emotività disarmante. La canzone, di una contemporaneità incredibile, racconta il dolore di un padre davanti alla fatale morte del figlio appena tredicenne dopo un crimine. Nonostante uno scandaloso undicesimo posto, causato anche dalla decisione da parte dei vertici di fare esibire il cantautore in tarda serata, “La fotografia” ricevette con largo consenso il premio della critica, forse il più bello e significativo della storia.

Angela Baraldi, A piedi nudi (1993)

Eliminata dopo la prima performance, e al centro di polemiche feroci in quanto secondo alcuni il pezzo in questione fu presentato davanti al pubblico qualche mese prima del Festival, l’emiliana Angela Baraldi conquistò nel 1993 il premio della Critica con “A piedi nudi, un delizioso inno alla libertà scritto a sei mani con Marco Bertoni ed Enrico Serotti.

Baraonna, I giardini d’Alhambra (1994)

Quando si affronta un brano come quello dei Baraonna ci ritroviamo davanti a uno di quei casi borderline, in costante bilico tra il kitch e il capolavoro. In questo equilibrio decisamente instabile si è mosso il gruppo vocale, testimonianza di quanto sia prezioso, a volte, il senso del coraggio (sia da parte degli esecutori che da quello della commissione selezionatrice), fattore da ormai troppi anni tristemente inesistente.

Roberto Angelini, Il Signor Domani (2001)

In una delle edizioni più riuscite della storia recente del Festival dal punto di vista del cast, che univa sapientemente pop d’eccellenza (Elisa, Giorgia, Fabio Concato) e sfera alternativa (indimenticabili i Bluvertigo, Sottotono e i Quintorigo), nelle nuove proposte ha fatto il suo esordio Roberto Angelini. Il chitarrista, diventato celeberrimo con il tormentone “Gatto Matto” e oggi chitarrista fisso della trasmissione Propaganda Live, riuscì a donare a tutti gli italiani una fortissima impronta autorale, vincendo con merito il Premio della critica (a pari merito con “Raccontami” di francesco Renga) e anticipando di almeno quindici anni la tendenza musicale odierna, costellata di musicisti con background indie che hanno finalmente conquistato anche il mondo mainstream.

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