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SanremoLoud: la prima volta all’Ariston di Dardust [INTERVISTA]

Dopo aver accolto la scorsa settimana il Maestro Vittorio Cosma, musicista con venti direzioni festivaliere alle spalle, questa settimana nella nostra rubrica ospitiamo Dario Faini, in arte Dardust, producer e songwriter amato da critica e pubblico che debutterà in qualità di direttore d’orchestra al prossimo Festival di Sanremo, accompagnando Mahmood con soldi (brano che ha prodotto insieme a Charlie Charles) e gli Ex Otago con Solo una canzone.

Abbiamo intervistato l’artista, cercando di catturare le sue emozioni prima dell’importante debutto, senza fare a meno di chiedere qualche curiosità sul suo ultimo successo da songwriter, Se piovesse il tuo nome, scritto a quattro mani con Calcutta per Elisa.

Ciao Dario. La settimana scorsa abbiamo ospitato nella nostra rubrica Vittorio Cosma, compositore con più di venti direzioni sanremesi alle spalle. Per te quest’anno sarà la prima volta. Come ti stai preparando?

In questi giorni sto facendo esercizi sui movimenti delle mani, delle braccia, sulla dinamica in modo che i miei gesti siano fluidi.  In più sto ripassando le partiture che ho scritto per le orchestrazioni dei due brani che andrò a dirigere. Credo di essere pronto.

Tra l’altro questo per te è una specie di ritorno alle origini. Se non sbaglio hai una formazione classica…

Sì esatto! Ho studiato pianoforte classico ad Ascoli Piceno per otto anni, dopodichè mi sono buttato sull’elettronica perchè avevo il terrore che il conservatorio chiudesse un po’ i miei orizzonti creativi, di fatto così è stato, nel senso che poi avendo un altro tipo di apertura sono riuscito a fare quello che volevo.

Arrivi all’Ariston anche in qualità di producer. Su “Soldi” di Mahmood c’è il tuo zampino e quello di Charlie Charles. Com’è nata la vostra collaborazione?

Sono un fan di Alessandro (Mahmood) dai primissimi tempi, fin da quando fece la sua brevissima esperienza a X Factor. Quando vidi la sua esibizione pensai immediatamente “Questo ragazzo andrà lontano”. Invece fu scartato subito; io però l’ho sempre seguito in quanto l’ho sempre trovato unico. Un anno fa ci siamo incontrati e abbiamo scritto insieme “Nero Bali” per Michele Bravi ed Elodie ed altri brani per Marco Mengoni. Un giorno poi è venuto da me chiedendomi di fare qualcosa per il suo progetto, così è nata “Soldi”. Il pezzo è stato scritto davvero in pochissimo tempo, appena due ore, come i veri brani che rimangono nel tempo. Quando c’è la scintilla creativa basta davvero poco. Dopo mi ha chiesto di produrla perché dal provino era già tracciata la produzione, successivamente è subentrato Charlie Charles che ha dato una bella scarica di energia.

Oltre Mahmood avrai anche il piacere di dirigere un altro gruppo molto atteso, gli Ex Otago. Con loro invece com’è andata?

Avevo musicato per loro “Cinghiali Incazzati” in versione Dardust nel repack di “Marassi”. Con Mauri (Maurizio Carucci) ci siamo conosciuti qualche tempo fa collaborando per dei brani di Marco Mengoni e anche per altri che devono ancora uscire, da lì è nata una bella amicizia. Abbiamo anche scritto un brano per il  nuovo album “Corochinato”, che uscirà credo questa estate; da lì i ragazzi mi hanno chiesto di dirigere solo una canzone anche se con ho lavorato con loro prima al brano.

Come sono andate le prime prove con l’orchestra?

Sono andate bene, poi è tutta una questione di mix e di intezione che piano piano andrà a delinearsi. Durante le prove non ci sono stati intoppi. Devo dire che abbiamo fatto un lavoro molto bello con Carmelo Emanuele Patti, il mio braccio destro nell’orchestrazione, un lavoro molto curato nel dettaglio, in modo da essere stra sicuri in tutte le variabili: in fase di preproduzione è stato tutto tracciato e vagliato. Sono abbastanza tranquillo. Poi ovviamente lì l’emozione di dirigere c’è.

Mi affascina tantissimo il tuo doppio lato: da una parte songwriter mainstream, dall’altro artista libero di fare la musica che vuole e come vuole con Durdust. Come avvii i tuoi contatti con gli altri artisti, quando scrivi per loro lo fai anche per “commissione”‘?

Io in genere non scrivo i testi, mi occupo di più della parte musicale, melodica, armonica e produttiva e mi appoggio sempre con dei parolieri con i quali traccio il testo. Accade che si scrive una canzone nell’indipendenza più assoluta come accade anche che un artista ti chieda di scrivere qualcosa per lui, dandoti delle reference in modo che tu possa indagare e navigare in quel mondo e riuscire a comporre qualcosa di quel determinato tipo. In quei paletti sei comunque libero, è musica su commissione ma c’è sempre un alto grado di libertà.

Non possiamo non parlare del tuo ultimo successo, ovvero “Se piovesse il tuo nome” di Elisa, scritta con Calcutta. Raccontaci tutto di questo meraviglioso brano. Hai letto prima il testo?

“Se piovesse il tuo nome” è nata a Bologna. In realtà non c’era prima il testo di Edo (Calcutta), lui ha appoggiato la melodia e iniziato a tracciare un ritornello. È nata al piano, Edo girava per la stanza, io ho composto la melodia e lui ha scritto il testo. Da lì poi siamo andati sulle strofe. C’è stata davvero tanta sincronia in quella giornata, per ciò che mi riguarda credo sia una delle più belle melodie che abbia mai scritto, anche se non si rivela subito. Il ritornello del brano non si apre in maniera tradizionale anzi, paradossalmente, si chiude perché ci sono delle note del ritornello che sono più basse di quelle delle strofe; poi c’è il ritornello che si appoggia, si chiude , e si rivela piano piano con gli accordi.

Parlando un po’ di Dardust, siamo in attesa del terzo capitolo. Dopo Berlino e l’Islanda, dove ci porterai questa volta?

L’album questa volta è stato scritto tra Edimburgo e Londra, sarà un riassunto dei primi due ma con un Upgrade importante. Sarà un doppio album in quanto ci sarà il lato a e il lato b con la versione dei brani per piano e archi, avrà dunque una doppia anima. Da un punto di vista di scrittura è un po’ più complesso rispetto agli altri due, però è molto iconico al livello di impatto. Dato che ci sarà anche un salto discografico (in quanto l’uscita sarà internazionale) spero che sarà il mio primo passo importante fuori dall’Italia.

Per concludere la nostra rubrica sanremese facciamo un gioco. Dimmi tre brani presentati all’Ariston che avresti voluto dirigere!

Il primo è un brano che ho scritto io a cui tengo moltissimo e che non ho avuto modo di dirigere a è “Il cielo è vuoto” di Cristiano De Andrè, canzone  che non ha avuto la fortuna che si meritava. Poi, tra i tanti, “Tutti i miei sbagli” dei Subsonica e devo dire che anche “Una vita in vacanza” de Lo Stato Sociale l’anno scorso mi è piaciuta molto.

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