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SanremoLoud: tre edizioni del Festival dall’organizzazione difficile

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Se non ci saranno ulteriori modifiche, la Settantunesima edizione del Festival della canzone italiana andrà regolarmente in scena dal 2 al 6 marzo 2021 in un Teatro Ariston vuoto, senza spettatori. Una situazione molto complicata e paradossale che ha spinto la scorsa settimana il direttore artistico Amadeus addirittura a minacciare di mollare il timone della conduzione, salvo poi tornare sui suoi passi ventiquattro ore dopo.

La rassegna, dopo diverso tempo, si ritrova nuovamente a dover fronteggiare una situazione organizzativa molto difficile, ostacolata dal vento burrascoso del populismo ben cavalcato dalla politica e, in parte, dalle richieste dei discografici, non ultima quella di spostare tutta la baracca addirittura al Mediolanum Forum di Assago.

Non è dunque la prima volta che la kermesse si trova davanti a dei serissimi problemi organizzativi; nel corso della sua lunghissima vita infatti l’evento italiano più importante dell’anno ha dovuto fare i conti con intralci, critiche e trambusti. Per la prima puntata della terza edizione di Sanremo Loud, la nostra rubrica di avvicinamento al Festival Di Sanremo, abbiamo deciso quindi di riportare alla memoria tre edizioni, quella del 1969, del 1970 e del 1991; tre annate contrassegnate da problemi di natura diversa.

1969: la protesta sessantottina e il controfestival (30 gennaio-1 febbraio 1969)

La protesta giovanile sessantottina, come sappiamo, è arrivata in Italia con qualche mese di ritardo. Il Partito Comunista Italiano (PCI) e il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), al fine di accentuare in modo chiaro la differenza abissale che c’è tra Sanremo, mero prodotto della borghesia, e il popolo, decidono di allestire nella città ligure, precisamente a Villa Ormond, il primo (di tanti) Controfestival, punto concentrico di manifestazioni alternative. A capitanare la truppa ci sono Dario Fo e Franca Rame, i quali tuonano contro un evento a loro modo di cattivo gusto e lontano dalla gente. Seguendo l’ondata mediatica e sfruttando l’attenzione nei confronti del Festival, tre contestatori indicono anche una sciopero della fame per focalizzare l’attenzione sui quartieri delle città più disagiate.

Le contestazioni manderanno totalmente in tilt tutta la bolla organizzativa, guidata dal patron Ezio Radaelli con la direzione artistica di Vincenzo Micocci. Il Comune, incredibilmente, concede il patrocinio al Controfestival schierando contemporaneamente una copiosa quantità di forze dell’ordine per motivi di sicurezza. Il Teatro Ariston viene blindato, e si decide addirittura di registrare le esibizioni la mattina in modo da mandarle in onda nel caso in cui la situazione dovesse diventare ingestibile. In realtà, ci sarà molto fumo e pochissimo arrosto. E vinceranno, in totale tranquillità, Iva Zanicchi e Bobby Solo con “Zingara“.

1975: i discografici alzano i tacchi (27 febbraio- 1 marzo 1970)

Le nozze d’argento del Festival non sono andate nel migliore dei modi. La venticinquesima edizione infatti viene profondamente segnata da una gestione del regolamento semplicemente scellerata: a causa della mancanza di supporto da parte degli enti privati, tutta la macchina organizzativa viene interamente messa a carico del Comune Di Sanremo: a prendere le redini delle scelte artistiche è Bruno Pallesi. Al contrario di quanto fatto negli ultimi tempi, per ciò che concerne la selezione dei brani si decide di procedere come si faceva negli anni cinquanta: prima vengono scelte le canzoni, e poi, successivamente, gli interpreti. Oltre questo, si opta anche per la reintroduzione dell’eliminazione diretta, cassando il recente trend di spedire in finale i cantanti più affermati.

L’effetto delle “novità” è un drastico disinteresse delle case discografiche più prestigiose che, praticamente all’unanimità, non inviano i loro cantanti in riviera. Il risultato? Un Festival di perfetti sconosciuti, trovati con non poca difficoltà. Qualcosa di simile a quanto successo nel 2004, annata di cui abbiamo già parlato nella prima stagione della nostra rubrica. Le poche canzoni valide vengono lapidate immediatamente nella fase eliminatoria. A vincere sarà Gilda, con il brano “Ragazza del sud“.

1991: l’ansia per la Guerra del Golfo (27 febbraio-2 marzo 1991)

L’Italia si trova in una posizione di primo piano con un’operazione di polizia internazionale per liberare il Kuwait, territorio occupato dai soldati iracheni nel 1990. Ci troviamo dunque alle battute finali della Guerra Del Golfo, evento che preoccuperà non poco gli organizzatori e la RAI non solo per motivi di sicurezza, ma anche per la pianificazione del palinsesto e nell’ingaggio con gli ospiti stranieri.

Proprio a causa dell’evento bellico, in riviera saranno costretti a dare forfait personalità come Stevie Wonder, Bee Gees e Al Jarreau. I nomi dei conduttori, Andrea Occhipinti ed Edwige Fenech, verranno svelati proprio a ridosso della rassegna, precisamente dieci giorni prima. Ottima la sinergia con il TG1, testata incaricata di fornire tutta l’informazione necessaria nell’edizione delle 20:00, dando ovviamente la disponibilità per eventuali collegamenti straordinari.

Al netto di alcuni patemi iniziali, tutto filerà liscio come l’olio. L’apertura della prima serata sarà da ricordare: due bambini, in segno di pace, libereranno una colomba. A vincere, una canzone iconica, “Se stiamo insieme” di Riccardo Cocciante.

 

L”intero articolo è stato redatto grazie alla consultazione del volume di Eddy Anselmi, Il festival di Sanremo: 70 anni di storie, canzoni, cantanti e serate, edito da Mondadori nel 2020

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