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Santi o impostori?

Apre il concerto il nuovo batterista Steve Forrest in versione acustica chitarra-voce. Applaudito dal pubblico, pur non presentando nessun brano di spicco. Idea comunque carina non essendoci gruppi spalla.

Appena dopo le 21,30, ecco per la seconda data italiana i Placebo. L’affascinante e suggestivo Castello Scaligero è pieno: la gente brulica dappertutto, chi sotto il palco chi sulle collinette.

Curiosa scelta quella dell’apertura, affidata rispettivamente ai primi quattro brani dell’ultima fatica “Battle For The Sun”, suonate in fila una dietro l’altra. Splendido il violino sotto l’omonima canzone, così come i vocalizzi accompagnati dal cembalo in “For What It’s Worth”. La poliedrica Fiona Brice si sposta continuamente fra i suoi strumenti, ogni tanto anche alla tastiera.

L’esecuzione è notevolissima, i pezzi sono riprodotti in modo estremamente fedele, tutto è realmente suonato dal vivo, senza indegni campionamenti o trucchi del mestiere. Doveroso qui un rimprovero di Brian: viene chiesto al pubblico di indietreggiare di un paio di passi, a causa della “violenza” delle prime file. Se il concerto prosegue in questo modo, esso terminerà. Non vogliamo giudicare tutto ciò, ma l’ipotesi di un pubblico giovane, e magari non troppo abituato al concerti diciamo “rock”, è più che plausibile; e comprensiva la richiesta di Brian, che avrà probabilmente visto sotto i propri occhi persone a cui non era permesso divertirsi a causa dell’eccessivo “pogo”.

La reazione e la conseguente minaccia appaiono in ogni caso esagerate, diventando certamente causa dell’atmosfera fredda che c’è stata sotto il palco per tutto il resto del concerto. I nostri proseguono in ogni caso con l’imprevista “Soulmates”, seguita da “Speak In Tongues”, cantata malinconicamente dai presenti, e la non troppo scontata ballata “Follow The Cops Back Home”.

A causa di alcuni problemi tecnici, che a detta del cantante potrebbero mettere a repentaglio il proseguimento del concerto, c’è una piccola pausa. Piccola, perché in breve tempo sono tutti nuovamente sul palco con i singoloni “Every You Every Me” e “Special Needs”. L’acustica è eccellente, a parte forse una batteria troppo alta che offusca appena le tastiere, ma questo non è assolutamente un fatto negativo. Il nuovo batterista se la cava con la giusta enfasi, ed è apprezzato dal pubblico.

Altri tre i brani dall’ultimo album, eseguiti alternativamente a “Black Eyed”, “Meds” e la fortunatamente liberatoria e sempre bella “Special K”. “Song To Say Goodbye” chiude, con un voluto gioco di parole, il concerto, con fugaci e precipitosi saluti. La rentrée è dietro l’angolo, e sfoggia qualche sfogo strumentale proponendo “Infra-Red”, “The Bitter End” e “Taste In Men” con tanto di theremin.

Niente “Pure Morning”, niente “Twenty Years” e nemmeno “Nancy Boy”. La scaletta è praticamente identica a quella del giorno prima a Livorno compreso l’ordine di successione dei pezzi, a parte l’aggiunta per questa occasione di “Speak In Tongues”, “Black Eyed” e “Happy You’re Gone”. Bilancio: nessun pezzo dal primo album, un singolo dal secondo, tre dal terzo e due dal quarto, e infine quattro da “Meds” e otto dal nuovo lavoro. Piuttosto inaspettata appare “Soulmates”, un b-sides da “This Picture”.

Sommariamente un bel concerto, una location fantastica, tre grandi schermate con video più o meno soggettivamente belli ma in ogni caso d’effetto, tanti musicisti sul palco e una completezza e compattezza sonora veramente degna di nota. Qualche lato negativo c’è comunque stato: solo 1 ora e 30 di concerto, un discutibile divieto di ballare in mezzo a migliaia di persone che ha causato tanta freddezza, e atteggiamenti oseremmo dire altezzosi e plastici soprattutto da parte del leader.

Kitty Litter
Ashtray Heart
Battle For The Sun
For What It’s
Soulmates
Speak In Tongues
Follow The Cops Back Home
Every You Every Me
Special Needs
The Never-Ending Why
Black Eyed
Happy You’re Gone
Meds
Come Undone
Special K
Song To Say Goodbye

Infra-Red
The Bitter End
Taste In Men

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