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    Santogold

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Dell’oro e di quel che luccica

Ci sono cose che non è il caso di pretendere da un disco pop. Che debba lasciare un segno, ad esempio, oppure che esprima originalità assoluta. O ancora, che tratti con rispetto le fonti da cui attinge. È più che sufficiente che si tratti di una raccolta di canzoni concepite per assolvere una qualsivoglia funzione, che siano al passo coi tempi, che abbiano un proprio posizionamento e che rechino una pratica data di scadenza. Niente di male.

Tutte queste cose Santi White, in arte Santogold, le sa fare più che discretamente. Oltre a essere cantante e autrice è infatti coinvolta nella produzione, forse l’aspetto più delicato e importante per un disco di questo tipo. E c’è ben poco da dire: tutto pompa tantissimo, i samples piovono a dirotto, ci sono gli imprevisti che tengono vivo l’interesse ma anche la coerenza necessaria per far passare (quasi) inosservati gli stacchi tra brani d’ispirazione caraibica e canzoni di stampo new wave.
Com’è intuibile, quindi, uno dei punti di forza dell’album è proprio la varietà. C’è rock in levare à la No Doubt, un po’ di Yeah Yeah Yeahs, interpretazioni vocali che potrebbero essere sfoggiate da una M.I.A. (fin troppo) educata o da una Lady Sovereign intonata, e poi dub e dubstep prevedibilmente stuprati e gettati nel calderone. Ma ci sta anche questo, visto che contribuisce a far suonare il tutto un po’ più britannico e un po’ meno statunitense. Abbastanza statunitense è invece la lista di guest, all’interno della quale spicca la presenza di un inaspettatamente vellutato Spank Rock.

Non tutto funziona come potrebbe, specialmente nella seconda metà del disco: Santogold tenta di esprimersi in modo un po’ più serio, mediante schemi e sensazioni che si allontanano leggermente da quell’immediatezza pop che rende le prime quattro tracce una miniera di motivetti così filanti e fischiettabili da richiamare il repeat continuo. Tra un mesetto saranno nauseanti, è matematico. Nonostante tutto, però, l’esordio di Santi White finisce per essere qualcosa di interessante, proprio in quanto oggetto da classifica fin troppo ricercato per poter sfondare davvero.

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