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  • Sara Lov: Seasoned Eyes Were Beaming

    Sara Lov

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Carina e coccolosa

Criminalmente sottovalutati un po’ ovunque, i Devics sono una bella realtà dream pop dei nostri anni; come tutte le belle realtà, hanno avuto la tentazione di allargare i propri orizzonti musicali, e il primo full-length della carriera solista di Sara Lov lo dimostra.

Rispetto alle tentazioni quasi postrock della band madre, la Lov si muove tra cantautorato e pop, interpretando dieci semplici pezzi che si reggono in buona parte sulla sua voce, elegante e quasi timida, seppure un po’ anonima. Sono soprattutto le melodie a nobilitare “Seasoned Eyes Were Beaming”: impossibile resistere all’orecchiabilità di pezzi come “A Thousand Bees” o l’opener “Just Beneath The Chords”.

Spulciando i credit, comunque, è impossibile non notare come i brani migliori (per esempio “New York”) siano quelli scritti a quattro mani con Dustin O’Halloran, prova del fatto che la Lov ha classe ma non un talento strabordante, e che la sua voce funziona soprattutto se inserita nel contesto-Devics.
“Seasoned Eyes Were Beaming” è comunque un ascolto piacevole e – azzardiamo – primaverile, da non farsi mancare se apprezzate il pop al femminile.

I giapponesi usano la parola kawaii, traducibile in italiano con l’aggettivo “pucciosità”. Ecco, il disco di Sara Lov è esattamente così: puccioso all’inverosimile, come un paradiso popolato di fiori e Winnie Pooh innamorato di Hello Kitty. Finché c’è il sole e il venticello e la primavera e i fiori va benissimo, ripassate a fine anno per capire se qualcosa è rimasto.

Pro

Contro

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