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Sarah Jane Morris, a Villa Pamphili: report live e scaletta

Ieri, 27 luglio 2015, è stato l’ultimo giorno di una lunga serie di appuntamenti live che hanno fatto di Villa Doria Pamphili una cornice ideale e suggestiva e che, hanno in visto in Sarah Jane Morris, l’ideale e degna chiusura di una kermesse estiva ricca di concerti dal respiro internazionale.

La cantautrice britannica, con il suo tour dal titolo “Feel the Love”, porta in scena i brani del suo ultimo lavoro discografico “Bloody Rain” (2014) nonché primo progetto interamente dedicato e ispirato alla musica africana, accanto ai successi di sempre e qualche inedito.

Sarah Jane Morris irrompe sulla scena in un abito ampio rosso fuoco, dallo stile retrò, avvolta in uno scialle fucsia, con un paio di comode sneakers verdi fluo, uno stile eccentrico e “fuori le righe” che ben connota il gusto di una cantante anticonformista che ama stupire. Sarah è circondata da una band che rappresenta un connubio quasi perfetto tra quella che è la sua ricerca fin dagli inizi e il suo gusto musicale, guardare alla tradizione apportando però sempre la giusta dose di innovazione. Ad accompagnarla troviamo: Michael Rosen al sax, Tim Cansfield e Tony Remy alle chitarre, Henry Thomas al basso, Adriano Adewale alle percussioni e Martyn Barker alla batteria.

Il concerto si apre con una cover in versione totalmente “unplugged” chitarra e voce, si tratta di “In To My Arms” di Nick Cave in cui la vocalità profonda e a tratti tenebrosa di Sarah si sposa perfettamente con le tinte dark del brano. Un’introduzione avvolgente e intima che ci accompagna all’interno di una serata che si preannuncia attraversata da atmosfere calde e sognanti ma al tempo stesso ancorata a temi di forte impatto sociale e umano.

Segue il brano “Feel The Love”, canzone scritta e dedicata ai due affetti della cantante, suo marito Mark e sua madre Joy e che rappresenta una celebrazione, vitale e sentita, dell’amore che Sarah prova nei loro confronti e che recita le seguenti parole: “Riesci a sentirlo, l’amore che c’è tra di noi, tu sei nel mio ricordo, parte della mia storia”.

“No Beyonce” apre una serie di brani appartenenti all’ultimo lavoro di Sarah, l’album “Bloody Rain”, che racchiude in sé una forte ispirazione alla musica, i ritmi e le melodie dell’Africa, i cui testi sono stati scritti con i collaboratori di sempre: Tony Remy, Dominic Miller e Martyn Barker e che ben affrontano le tematiche legate al continente, riguardanti i diritti umani, la libertà, la paura e l’amore. La canzone che sembra voler iniziare con un mood solare (un intro di percussioni latinoamericane) cela in sé un cambio di direzione poiché racconta la storia agghiacciante di una ragazza che vede il padre uccidere sua sorella e le devastanti conseguenze che ne derivano per lei e la famiglia. Per l’esecuzione del brano la cantante si è avvalsa di due special guest d’eccezione, il sassofonista Michael Rosen e il violoncellista Enrico Melozzi, entrambi musicisti che hanno collaborato con lei alla realizzazione dell’abum del 2011, “Cello song”, registrato proprio a Roma.

Seguono “No Comfort For Them”, un brano che racconta la storia di un bambino soldato, una sorta di mantra che verso il finale irrompe innescando una reazione quasi involontaria nel pubblico che si sente parte della storia e comincia ad intonare con lei i seguenti versi: “say a prayer for the children of conflict” (recitate una preghiera per i figli del conflitto).

E’ la volta del brano “On My Way To You”, che lei stessa spiega essere la prima canzone scritta insieme all’amico e collega Enrico Melozzi, e che parla del legame prezioso e unico che la lega al marito Mark, in poche parole..una canzone d’amore senza tempo.

In “Wild Flowers” troviamo una dedica rivolta alla madre Joy e in generale a tutte le mamme che non ci sono più ma la cui presenza resta comunque sempre accesa e viva nei nostri cuori come un faro acceso nella notte.

L’atmosfera si scalda non appena Sarah inizia ad accennare i primi versi dell’energica e grintosa cover della regina del blues, Janis Joplin. Il brano in questione è “Piece Of My Heart” riletto in una chiave totalmente diversa, scandito da un ritmo e da una melodia “reggaeggiante”. Alla quale seguono le preziose interpretazioni di “Fast Car”, in cui la vocalità della Morris si modella perfettamente alla vocalità robusta e profonda di Tracy Chapman e “Fragile” morbido e romantico riadattamento del brano di Sting.

Si torna su temi “duri” e questa volta si parla della violenza sulle donne con il brano “Across The Desert To Love”, che si conclude con un energico ed elettrizzante assolo, tra il batterista ed il percussionista, che infiamma ed accende la platea.

E’ la volta di “Deeper Well” un brano dalle venature blues, affidato soltanto alla voce di Sarah accompagnata magistralmente dalla chitarra di Tony Remy che introduce, a sua volta, “Coal Train”, una reinterpretazione del classico sudafricano “Stimela”, che racconta la storia dei treni che trasportavano i minatori da un paese all’altro, negli anni dell’apartheid.

E’ il momento di un’altra cover, “I Shall Be Released” di Bob Dylan, una canzone dal forte impatto emotivo, che ti porta con sé in quel profondo anelito di libertà.

La chiusura è affidata al brano che più di altri l’ha resa nota al grande pubblico negli anni ‘80, la briosa “Don’t Leave Me This Way”, che infiamma ed esalta un pubblico quasi catturato dalla melodia di un brano “senza tempo” che non esita ad alzarsi e raggiungere il palco per rendere il suo personale e sentito grazie ad una cantante che ha fatto della “comunicazione” la sua forza.

 

La scaletta di Sarah Jane Morris a Villa Pamphili:

 

In to my arms (Nick Cave cover)

Feel the love

No Beyonce

No comfort for them

On my way to you

Wild Flowers

Piece of my heart (Janis Joplin cover)

Fast car (Tracy Chapman cover)

Fragile (Sting cover)

Across the desert to love

Deeper Well

Coal Train

I shall be realesed (Bob Dylan cover)

Don’t leave me this way

 

 

 

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