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  • Savages : Silence Yourself

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Shut the f*** up

Sono quattro, vengono da Londra e non le mandano a dire ad alcuno. Piuttosto il confronto faccia a faccia, ancora meglio se finisce con un bel pugno sulla mandibola di un maschio. Le Savages sono femmine ciniche, nere in volto, che i fiori se li mangiano a colazione, altroché.

Il post-punk che propongono in “Silence Yourself” (un titolo, un programma) è intriso di una rabbia celata che schizza fuori dalle corde vocali di Jehnny Beth quando meno ce la si aspetta. Un po’ come quelle persone tanto brave e volute bene da tutti che poi uccidono la famiglia, così, senza preavviso.
C’è chi le ha definite i Joy Division col clitoride, ma soffermarsi su paragoni del genere non farebbe altro che sminuire un esordio coi controcazzi.

Lo so, sono di parte perché sono femmina, però vi giuro che non ho mai menato un maschio. No niente, come non detto.
Insomma, il succo è che queste quattro non hanno paura di raccontare le proprie storie di vita in cui morte e amore- e sesso- si incontrano con naturalezza.
I pezzi non suonano artefatti o orchestrati, perché l’anarchia furibonda del quartetto è tutta lì, in bella vista a chi ne volesse usufruire.
“The world used to be silent and now it has too many voices”, un modo gentile per dire: chiudete la bocca e ascoltatevi ‘sto disco.

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