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  • Savatage: Dead Winter Dead

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L’inizio di una nuova svolta stilistica

Un episodio nella carriera dei Savatage, forse il più influenzato da vicende esterne. Neanche la prematura scomparsa di Criss Oliva aveva determinato tanta cupezza ed intimismo nelle creazioni della band, quanto la guerra nella ex-Jugoslavia, a cui “Dead Winter Dead” non nasconde la propria dedica: un concept che trova sfondo nella Sarajevo distrutta dalla guerra civile. I Savatage dimostrano anche qui di prediligere le atmosfere che traggono origine dalle storie di sofferenza. Tuttavia la maturazione è in compimento. Abbandonate ormai le venature power e gli aspri riff degli esordi, i Savatage riprendono le sonorità sinfoniche di “Fight For The Rock” (vedi “Mozart And Madness” e “Christmas Eve”), dirigendosi verso ambienti più progressive che caratterizzeranno la terza fase della loro carriera. Vi è il ritorno alla voce dello screamer Jon Oliva, anch’egli indirizzato a modulazioni meno acute e stridenti.
Non tutti gli episodi dell’album sono però indovinati: a volte si cerca la commistione sinfonica a tutti i costi, altre volte la riflessione che, ripetuta, rischia di stancare. Ma il lavoro si inquadra globalmente, come un inno all’eroismo (vedi “Memory”, che richiama l’inno alla gioia della “Nona” di Beethoven) ed alle grandi capacità di un gruppo che si trova di certo sempre precursore rispetto ai tempi.

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