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  • Savatage: Edge Of Thorns

    Savatage

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Un album da valutare senza preconcetti

Primo album senza la voce di Jon Oliva, fuori dalla band per problemi alle corde vocali, ma che continua a lavorare alle tastiere e come autore delle canzoni. Al suo posto entra Zachary Stevens, ugola meno stridula ed acuta di Jon, più pulita e forse anche dotata di maggiore versatilità, ma senza perciò essere troppo distante dal predecessore. È anche l’ultimo album con le corde di Criss Oliva, investito e ucciso da un guidatore ubriaco la mattina del 17 ottobre 1993, mentre, con la moglie Dawn, si stava dirigendo ad un festival rock.
La band è anni luce lontana dalle sonorità sinfoniche del precedente “Streets” e lavora piuttosto su canali heavy più prossimi agli esordi, ma con la tranquillità di chi ha ormai conquistato le vette e non si vergogna delle proprie capacità melodiche. Forse l’abbandono dell’orchestrazione è indirettamente servito per mettere in primo piano, e per l’ultima volta, l’egocentrica chitarra di Criss, qui agli apici della propria bravura, ed a cui viene lasciato ampio spazio creativo.
Assai controverso è il giudizio del pubblico sull’album: alcuni lo considerano un capolavoro, altri invece ne salvano solo alcuni episodi, facendone piuttosto rilevare la natura marcatamente commerciale. Ritenere tuttavia che “Edge of Thorns” sia – solo perché privo di un concept unitario – una semplice collezione di canzoni orecchiabili è assai riduttivo: sbaglia chi non considera i Savatage una band in continua evoluzione, spesso obbligata a fare i conti con i cambi di line-up. La grandezza di questo gruppo è invece proprio in quel sofferto e doloroso alternarsi tra impetuosi slanci heavy e struggenti ripiegamenti melodici.

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