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  • Savatage: Streets – A Rock Opera

    Savatage

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Un album eclettico e precursore dei tempi

“Street” segna il passaggio, all’interno della carriera dei Savatage, da una prima fase di metal diretto e sporco, poco lascivo alle melodie, ad una di sonorità epiche e meno spigolose, iper-arrangiate, ai confini con il power. Quando, nei primi anni 80, il mercato del thrash sembrava coprire l’intera scena, il metal architettonico dei Savatage (già allora definito sinfonico) pativa l’indifferenza del grande pubblico. Ciononostante, “Streets” non scende a compromessi come invece aveva fatto “Fight For The Rock” e, con il sottotitolo “A Rock Opera”, realizza la prima heavy metal soundtrack. È di scena una favola moderna, protagonista Mr. D.T. Jesus, rock star fallita, con dramma finale della droga.
Considerato da molti come l’acmé compositiva del gruppo, il concept costituisce il primo e riuscito tentativo di creare un’opera più complessa delle precedenti. Proprio l’essere una band di “nicchia” concede ai Savatage di poter uscire dalle righe ed esprimere sé stessi. Dopo quest’album, invece, sarà già più evidente la risposta ai segnali commerciali.
In “Streets” ci sono tutti i Savatage, i loro aspri riff, le atmosfere più heavy e più cupe, a volte ai limiti del doom con influenze Sabbatiane. Ma ci sono anche le ballate (vedi “A Little Too Far”, “St. Patrick’s”) e i pezzi semplicemente rock (“You’re Alive” e “Somewhere In Time” sembrano prese dal repertorio dei Queen!). Se non fosse per la voce acuta e spezzata di Oliva, per la sua rauca ruvidità, potremmo credere di essere fuori dai normali cliché del metal. Ed evidentemente già lo siamo quando si nota che il tema dell’album, nel rivolgersi al sociale, non manifesta più il disagio esistenziale con le grida d’odio tipiche di certi ambienti musicali, ma al contrario si piega su sé stesso e, con malinconia, diventa spesso riflessivo. In tutto ciò, non v’è dubbio che l’episodio più riuscito sia “Tonight He Grins Again”.

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