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Sbaraglia il web, e non solo

La storia della morte improvvisa di Michael Jackson è senz’altro l’evento mediatico più impressionante dell’era del web 2.0. Le premesse erano certamente tra le migliori: unire nello stesso soggetto una potenza musicale con pochi paragoni nell’arte dei nostri tempi e una personalità estremamente contraddittoria e problematica vuol dire costruire una bomba a orologeria. Sarebbe un po’ come se Madonna interpretasse il ruolo di Amy Whinehouse.
Il fulmine a ciel sereno ha quindi scatenato come un grilletto la disperazione di milioni di fan e, nel contempo, le chiacchiere di – quasi – miliardi persone attorno a vecchie e nuove verità e dicerie emerse sui suoi conti.

Non ci si deve meravigliare che il web sia quasi collassato. Siti di informazione di tutti i tipi, dalla musica alla tecnologia, dal costume ai semplici quotidiani, hanno dato il via alla pubblicazione di aggiornamenti su ogni singolo dettaglio della vita, della morte e dell’eredità del black&white, pavoneggiandosi anche in alcuni casi (Yahoo tra gli altri) per la ingente mole di contatti raggiunti. La misura dell’evento ce la dà, al solito, Google: il portale di notizie Google News ha smesso di rispondere a ricerche per la voce “Michael Jackson” in quanto il numero di richieste è stato talmente elevato da essere interpretato come un attacco da parte di hacker. Molti altri grandi portali hanno mostrato difficoltà a servire il traffico a cui sono stati sottoposti.

Il risultato è che il Pew Research Center for the People & the Press ci racconta che il 64% degli intervistati pensa che la copertura stampa per questo tragico evento sia stata eccessiva. Nonostante ciò, il pubblico dimostra ancora una volta di premiare ciò che riconosce essere di cattivo gusto, infatti circa la stessa percentuale di intervistati ha ammesso di aver seguito molto da vicino le evoluzioni della vicenda.

Inutile dire che ai media si sono aggiunte le vendite di dischi. Se il primo tributo si è fatto attendere soltanto pochissimi giorni, addirittura 9 dischi su 10 della Top Pop Catalog Albums di Billboard sono relativi al Re del Pop (uno dei 9 è una compilation dei Jackson 5). Nel Regno Unito invece sono due, tra cui sempre “Number Ones” al primo posto, i dischi a popolare la top 10 della classifica generale di vendita.

Altro che Kurt Cobain.

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