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Sbarca su iPhone per sedurre gli Usa

Se c’è un paese nel vecchio continente in cui, parlando di 2.0, c’è fermento è senz’altro la Svezia. Oltre ad essere terra della baia dei pirati è la stessa ad aver dato nel 2006 i natali a Spotify.

Spoti-che? Tranquilli, la risposta a questa domanda latita in mezza Europa, e non solo. Spotify è un programma che permette si ascoltare canzoni intere in streaming, gratuitamente e senza limiti di tempo o di ripetizioni. La gratuità del servizio fa leva sugli spazi pubblicitari tra una canzone e l’altra e se volete ovviare alla cosa basta iscriversi pagando 9,99 euro su base mensile o proporzionalmente su base annuale. Problema: la piattaforma opera esclusivamente – cioè legalmente – in: Svezia, Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Francia e Spagna, anche se di recente si è parlato di aperture verso il Sol Levante e dell’ingresso nel mercato Usa entro la fine dell’anno.

Chi invece ha seguito e segue assiduamente le novità sulla piattaforma sarà ben lieto di sapere che il 27 agosto la Apple ha raggiunto un accordo per l’adattamento del programma all’iPhone. Buona notizia è vero, ma il problema sono e restano i soldi. Nonostante l’avallo delle major, problemi negli accordi di distribuzione minerebbero un inserimento proficuo all’interno del mercato Usa mettendo davanti a Spotify un gigantesco punto di domanda.

Qui non abbiamo certo lo spazio per speculare su tutte le eventuali cause ed effetti di un potenziale successo o tracollo, quello che possiamo dire con certezza è che, in attessa di accordi ufficiali, il successo di Spotify si basa sull’appetito musicale dei consumatori (e sulla loro eventuale volontà di pagare) e sul grado di affidabilità del programma, sulla quale però i feeback sono sempre stati positivi, almeno nella sua versione pc/mac.

Certo che essere snobbati da un prodotto europeo quando si è in Europa non fa piacere, e al danno si aggiunge anche la beffa nel vedere le difficoltà che la piattaforma ha nell’inserirsi nei mercati extra-continentali. Non una bella pubblicità, alla faccia del digital divide!

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