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Scacco matto in due mosse

Chi ben comincia è a metà dell’opera, dice il saggio. I Killers hanno cominciato benissimo, sia la propria carriera, con un disco in buona parte eccezionale come “Hot Fuss”, sia la propria serata semi-estiva all’Arena di Verona, con il singolo stampato sulle maglie di molti degli astanti.

“Human” e “Somebody Told Me” fanno impazzire l’Arena, Brandon Flowers stringe subito la presa su di un pubblico già prostrato di fronte ai propri idoli e lo spinge in un’estasi danzante da cui sarà difficile uscire.
Facile, fin troppo.

L’opera dei Killers è per molti versi già compiuta dopo pochi minuti, e questa metà è di grande soddisfazione per molte delle migliaia di convenuti nell’antico catino del nord Italia. Potremmo fermarci qui e vivere felici e contenti assieme a loro. D’altro canto ricordiamo anche migliaia di fan adoranti i Baustelle durante una delle loro dimostrazioni di inadeguatezza live, perciò proviamo a dare un’occhiata alla restante metà.

La metà oscura racconta invece la storia di un chitarrista ininfluente, al quale viene affiancato un turnista nascosto nelle retrovie, che non riesce comunque a far sfondare alle asce la soglia minima di rilevanza. Il bello fa il verso a Slash, con la sua chioma ricciuta, e il brutto si nasconde come Quasimodo. Di due non ne esce uno normale.
Questo duo viene quindi schiacciato dalla coppia ritmica formata dal gilet di Mark Stoermer e dalle bacchette di Ronnie Vannucci, ai quali si aggiungono un sax e delle percussioni per qualcuno dei minuti iniziali. Il loro ruolo è ben definito, come quello dei colorati giochi di luci e di immagini: accompagnare le melodie vocali di Brandon Flowers.

Se non fosse chiaro da quanto prodotto finora in studio, infatti, la musica dei Killers dal vivo si regge solo ed esclusivamente sull’ugola e sul gusto melodico del proprio frontman. Entrambi senz’altro fuori dal comune. Alla sua divina ispirazione musicale sembra però mancare ancora un’adeguata gestione della performance live, tanto che l’ora e mezza abbondante di concerto scorre praticamente senza pause e senza interazione col pubblico.

Difficile capire se si tratti di una situazione evitata perché imbarazzante oppure per una scelta precisa, fatto sta che una grandezza e un successo tali da far immaginare dei Coldplay più rutilanti e danzerecci non sembrano in questo momento trovare adeguato riscontro in tutti gli aspetti del mondo dei Killers.
Per ora una decina di pezzi dallo charme irresistibile possono comunque essere sufficienti.

PS. No, non ci siamo dimenticati di Juliette Lewis, cui spettava l’ingrato compito di scaldare il pubblico. Il volume a dir poco ridotto nei confronti degli headliner e l’orario anticipato rispetto a quanto riportato sul biglietto hanno contribuito non poco a sfocare la sua presenza. Forse anche la sua energia più pop e meno punk del previsto ha inciso, ma può essere che una scelta del genere sia stata condizionata dal contesto.

PPS. Ammettiamo di aver lasciato il concerto durante i ringraziamenti finali, ma fino a quel momento non si è vista traccia della coreografia preparata dal fanclub, caratterizzata (sembra) dai colori della bandiera italiana, non fosse che al posto del rosso campeggiava un arancione molto irlandese. Restiamo in attesa di delucidazioni.

Human
Somebody Told Me
For Reasons Unknown
Losing Touch
Bling (Confession Of A King)
Shadowplay (Joy Division cover)
Smile Like You Mean It
Spaceman
This Is Your Life
A Dustland Fairytale
Sam’s Town (Abbey Road Version)
Read My Mind
Mr. Brightside
All These Things That I’ve Done

Bones
Jenny Was A Friend Of Mine
When You Were Young

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