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Scala & Kolacny Brothers: Gli Scala a Milano

Una fascinosa chiesa sconsacrata nel centro di Milano, un pianoforte, 13 coriste e gli Scala & Kolacny brothers: è addirittura un evento quello organizzato per la presentazione dell’omonimo disco del duo belga composto da Steven, fratello pianista e da Stijn, fratello direttore del coro. La scalata alla notorietà è arrivata con personalissime cover dei grandi successi rock e pop, dai Radiohead agli U2, dagli Oasis ai Nirvana. LoudVision ha intervistato i Kolacny a margine della conferenza stampa.

A cosa si deve il nome “Scala”?
Cercavamo solo un nome che fosse corto, non avremmo mai pensato di suonare a Milano. E dire che la nostra casa di produzione si chiama “Fratelli”! I nomi italiani suonano bene, per non dire poi che, fino ad ora, l’Italia era l’unico posto in cui gli Scala non avevano suonato. Sarebbe incredibile poter suonare alla vera Scala di Milano…

Allora, voi dite di preferire brani di musica rock per le vostre cover, perché meglio si adattano allo stile del coro. Ma come si spiega la cover di una canzone ultra-pop come “Sere Nere” di Tiziano Ferro?
Sì, sappiamo che è commerciale. Ma rock e indie rock non sono definizioni rigide. Noi non siamo a conoscenza della scena musicale italiana, ci siamo limitati a chiedere all’etichetta una lunghissima lista di brani italiani da ascoltare. Per moltissimi non ho provato niente, ma Vasco Rossi e Tiziano Ferro invece erano perfetti per essere riarrangiati. In “Sere Nere” c’è tutto quello che mi piace fare in una canzone: dramma, belle melodie, emozione… Per me non conoscere l’artista originale è un’ottima cosa, non conosco la sua immagine in Italia e presso la stampa, io ascolto solo la musica.

Prima del film “The Social Network”, pensavate che la vostra musica potesse avere un profilo cinematografico?

Certo. Anche se prima la nostra musica era usata in maniera più limitata, in qualche film tedesco e canadese. Il trailer di “The Social Network” è stata però la perfetta sintesi tra la musica degli Scala e le immagini, che ha fatto sì che altri film e telefilm usassero i nostri brani. Conoscete la serie tv “Sons Of Anarchy”? Usano la nostra musica, come pure i “Simpsons” nella serie più recente.

Com’erano gli Scala alla loro fondazione, nel 1996?
Nel 1996 gli Scala erano un coro normale, con un repertorio classico, e così sono andati avanti per sei anni, registrando in una piccola cittadina presso Bruxelles, Aarschot. Ma era per divertimento, non c’erano ambizioni internazionali. Nel 2001 abbiamo avuto l’idea di cambiare il repertorio in favore delle cover rock e pop e il successo, all’inizio in Belgio, fu grande. Poi sono cominciati i tour.

Ma voi usate i social network per promuovere gli Scala?
Io non li uso per conto mio, non mi piace. Non voglio che la gente, anche quella che io “seleziono” sia al corrente dei miei affari. Non sono neppure interessato nelle storie degli altri. Se invece parliamo della promozione degli Scala e del tenere insieme i fan, Facebook è eccezionale, grazie alla sua velocità di comunicazione. Inoltre, i fan ci stanno chiedendo da anni di fare una canzone di natale. Io odio la musica natalizia! Così abbiamo chiesto ai fan su Fb di darci dei suggerimenti su canzoni natalizie “alternative”.

Avete intenzione di ospitare, prima o poi, altri musicisti come cantanti, batteristi e chitarristi?
Sì. Quello che avete visto oggi (una presentazione con solo coro e pianoforte, ndr) è lo stato “puro”, il cuore pulsante degli Scala, la base di tutto. Ma ai grossi festival abbiamo anche i computer, gli effetti elettronici, la batteria e talvolta la Scala rock band, una band dal vivo.

Come mai avete abbandonato le partiture classiche?
Penso che fossimo un po’ annoiati dall’idea di suonare musica classica per tutta la vita. È tuttora uno dei generi musicali più belli del mondo, ma se fai un disco di Mozart, esiste un altro milione di dischi di Mozart nel mondo e tu sei solo l’ultimo arrivato. così abbiamo cercato di pensare a qualcosa di diverso per il coro, per le ragazze, e alla fine è stato un po’ uno choc. Ma eccoci qua!

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