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Scenderà la crisi sulla carta stampata?

In una delle scorse edizioni, si è parlato del tentativo di Google di digitalizzare l’intera biblioteca universale. Il sogno nel cassetto dei grandi produttori è quello di sostituire il supporto cartaceo ai “Reader Daily Edition”, ebook lanciati dalla Sony, capaci di leggere i files in questione e di trasformarli in libri digitali.
In quella sede si è anche paventata la possibilità che la digitalizzazione potesse aggravare il pericolo di download non autorizzati – e della conseguente pirateria – anche nel settore del libro.

A riguardo, abbiamo sentito il parere di chi se ne intende, intervistando Walter Pellegrini, editore e titolare della “Pellegrini Editore”, casa editrice con distribuzione nazionale.

Il 2010 sarà l’anno test in cui si potrà verificare la fruttuosità degli sforzi fatti per lanciare gli eBook. Negli Stati Uniti il mercato degli eBook comincia a muovere i primi passi: esso vale oggi l’1,5% delle vendite nei canali trade. In Italia invece è ancora a uno stadio embrionale: insieme all’audiobook vale (in base alle stime dell’Ufficio studi dell’AIE) solo lo 0,04%, del mercato complessivo del libro.
Come si muove la pirateria in tutto questo?

Il dott. Pellegrini ritiene che la pirateria non possa causare al settore dell’editoria gli stessi danni che invece ha già creato al settore musicale. Ecco le sue convincenti motivazioni.

Innanzitutto la letturatura, al contrario della musica, non parla un linguaggio universale. Se è vero che con un software peer to peer è possibile collegarsi al computer di un utente dell’altra parte del globo e scaricare, dalla sua libreria musicale, un album qualsiasi (il nuovo cd di Michael Bublé, il greatest hits di Frank Sinatra o anche la musica etnica dello stesso Sol Levante), la questione si capovolge coi libri. In questo caso, infatti, si deve fare i conti con il diverso linguaggio di ciascun Paese di stampa. Sarà quindi molto difficile comprendere il nuovo romanzo di Dan Brown scritto in giapponese.

In secondo luogo, ci riferisce l’editore, i consumatori di libri sono un pubblico colto ed erudito, In quanto tale, esso è ancora attaccato all’originale, alla qualità del prodotto. In definitiva, esso rifugge dalle copie, ma preferisce il supporto originale e materiale.

Peraltro di che ci meravigliamo? La copia non autorizzata del libro esisteva ancor prima dell’avvento di Internet. A Napoli – ci confessa il dott. Pellegrini – già diverso tempo fa si facevano copie esatte dei manuali universitari: ristampate identiche all’originale, ma senza bollino SIAE. E l’affare era conveniente: se, infatti, il 20% del prezzo di un libro è assorbito da costi di produzione, smerciandolo al 50% del prezzo originale, si poteva fare un guadagno del 30%!
Senza considerare che le fotocopie dei manuali universitari sono tutt’ora vendute all’interno delle cittadelle universitarie, con la tacita accondiscendenza di presidi, rettori e professori.

Ma c’è anche un attaccamento morboso alla qualità del testo stampato, che nessuna pirateria potrà vincere. Capita non poche volte che un autore, al fine di risparmiare, si rivolga al semplice tipografo perché stampi il suo scritto, ma poi, insoddisfatto del risultato (della qualità della rilegatura, della carta e dell’inchiostro) ritorni dal classico editore. L’editore offre un servizio più serio, un packaging di una certa perizia e soprattutto un’opera promozionale che neanche internet dà. Questi elementi sono richiesti tanto da chi offre il prodotto, quanto da chi lo acquista. Ed è questa unione di intenti, tra domanda ed offerta, che batte a monte la pirateria.

C’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare, continua l’intervistato. I libri stampati abusivamente sono, per il momento, solo i Best Seller, quelli come “Gomorra”, che hanno già venduto un milione di copie. In questi casi, se un 10% viene assorbito dalla pirateria, ciò da un lato non può considerarsi un grosso danno e, dall’altro, contribuisce alla visibilità del prodotto.

Infine il libro offre una versatilità di utilizzo che l’ebook non garantirà mai.
Innanzitutto gli occhi sono costretti ad un maggiore sforzo con un monitor a LCD rispetto alla classica carta.
Inoltre, se ci si addormenta leggendo un libro e questo cade durante la notte, o se si bagna con l’acqua del mare quando si legge sulla riva, o se viene dimenticato su un treno non è una grossa perdita economica: il libro può essere sempre riacquistato a buon mercato.

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