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Schegge pop del nuovo millennio

Buio, boati, flash impazziti, le note di “Life In Technicolor” in sottofondo. Si alza il telone nero/trasparente posto a divisione tra palco e pubblico e l’happening ha inizio. Le urla assordanti delle migliaia di fan presenti accolgono i Coldplay come star di primissima fascia, e poco importa se lo special guest Albert Hammond Jr. non lascia tracce significative di sé. Qui la musica che si attende è un’altra, con un Datchforum colmo all’inverosimile a testimoniare la spasmodica attesa per Chris Martin e soci.

Sono le nove e un quarto di sera e le ultime note della opening-track di “Viva La Vida” si affievoliscono per lasciare spazio ad una “Violet Hill” da antologia su cui il pubblico in estasi canta all’unisono testimoniando il grado di apprezzamento per l’ultima fatica discografica del combo inglese. Spazio alla melodia pianistica di Martin, ai delay di Johnny Buckland e ad una scaletta che già dai primi colpi del caricatore si preannuncia alquanto saporita. “Clocks” porta gioia nei cuori degli astanti, anche in tribuna stampa il jet-set tiene difficilmente a freno il battito del piede e, quando il beat di batteria di “In My Place” si fa largo tra i moltissimi applausi, il Forum esplode in un tripudio da stadio. I versi How long must you wait for it e Please, please, please, come back and sing to me sembrano studiati a tavolino per la serata. Arrivano di seguito “Speed Of Sound” e, dopo una breve pausa in cui Martin si scusa per l’italiano improvvisato, “Cemeteries Of London”, “Chinese Sleep Chant” e “42″ che, oltre a scatenare le danze, frutta anche un gradito complimento del singer al pubblico per l’ottima intonazione.

Forza evocativa e semplicità. È la formula Coldplay. Di contorno una scenografia essenziale e d’effetto: palco spoglio con un semplice tv-color anni ’60, sfere appese al soffitto su cui si proiettano effetti à la Pink Floyd di “Pulse”, raggi laser dal palco e una sapiente scelta di colori caldi in proiezione. Il tutto completato da due schermi per facilitare la visione del concerto, anche ai più distanti, e un enorme telone dietro le spalle dei musicisti sul quale fanno capolino le immagini dell’artwork di “Viva La Vida”. “Fix You” riporta i sogni nell’empireo, mentre “Strawberry Swing” ha il volto e il sapore della felicità. Una breve pausa e gli occhi vanno all’angolo sinistro del palco, dove i quattro si spostano per eseguire “God Put A Smile Upon Your Face” e “Talk” in versione disco per un breve e inatteso concentrato psichedelico.

Resta solo, Chris Martin. Voce e piano. Brividi lungo la schiena con “Don’t Panic”, “Reign Of Love” e “Postcards From Far Away”, note vellutate, suadenti, una retorica dei sentimenti che non sa di stantio neanche un po’. Qualche istante di pausa per ricomporsi a quartetto ed ecco “Viva La Vida”, il brano ecumenico per eccellenza, un inno alla gioia in versione contemporanea, capace da solo di portare il livello di adorazione del pubblico a picchi impensabili: il coro finale è giubilo puro con Will Champion (batteria e percussioni) a suggerire la cadenza e Johnny Buckland (chitarra), Guy Berryman (basso) e Chris Martin a fare da comprimari. “Lost!” ne è la naturale prosecuzione: percussioni allo spasimo e aperture melodiche da capogiro. Altra pausa, parte una base…

…senza che nessuno se l’aspetti, i Coldplay sbucano dalla tribuna ovest del Forum e, su una pedana montata ad hoc, a 2 metri in linea d’aria dalla gente assiepata, eseguono in versione acustica “The Scientist” e “Death Will Never Conquer”. Nessuna parola al mondo può descrivere la reazione che ne segue. È una deflagrazione.
Si abbassano le luci e i quattro tornano sul main stage. Partono nell’ordine “Politik”, “Lovers In Japan” e “Death And All His Friends”.

Farfalle colorate invadono il Forum: è il tempo del commiato, ma non prima di una “Yellow” che ha insieme il sapore dell’arrivederci e della rinascita in un ciclo che riconduce il gruppo a quel singolo che otto anni addietro li lanciò nell’olimpo del pop-rock mondiale.
Sono le 22.50. Chris, Johnny, Guy e Will si inchinano e salutano commossi e osannati dalla folla festante.
Parte la base di “The Escapist”.
Ora è davvero finita.
Purtroppo.

Life In Technicolor
Violet Hill
Clocks
In My Place
Speed Of Sound
Cemeteries Of London
Chinese Sleep Chant
42
Fix You
Strawberry Swing
God Put A Smile Upon Your Face
Talk
Don’t Panic
Reign Of Love
Postcards From Far Away
Viva La Vida
Lost!
The Scientist
Death Will Never Conquer
Politik
Lovers In Japan
Death And All His Friends
Shiver
Yellow
The Escapist

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