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Scienza e cinema, connubio perfetto

Da sempre cinema e scienza si sono incontrati e scontrati. Fin dall’alba della Settima Arte il concetto di inconoscibile ha affascinato e attratto i cineasti. Col tempo la semplice fantasia umana si traduce nel cinema – ma anche in altri campi – come genere necessario per raccontare mondi, luoghi e personaggi altrimenti non raccontabili.
Il genere fantascientifico prima di tutto è frutto di una sperimentazione continua e di una evoluzione strettamente legata alla tecnologia e alla scienza: elementi che si intrecciano con lo sviluppo dell’arte cinematografica e che portano alla creazione di avventure straordinarie frutto della fervida immaginazione dell’uomo, troppo stretta nei contorni delimitati della mente e alla ricerca di maggiori spazi proprio nell’arte: il genere fantascientifico nel cinema non cerca cos’ solamente di stupire e affascinare lo spettatore ma analizza sogni reconditi, nascosti e intimi della psiche umana.

Da “Viaggio Nella Luna” di Meliès fino agli anni 30 il cinema fantascientifico si concentra soprattutto nel raccontare viaggi avventurosi dalle ambientazioni esotiche o per lo più racconti drammatici-sociali dai risvolti futuristici (“Metropolis” su tutti, ma anche “Aelita”). Dopo gli anni 50, dopo il furore della seconda guerra mondiale, si dà meno spazio alle introspezioni psicologiche del racconto e ci si concentra sull’Universo, da millenni vero enigma dell’uomo. Il terrore venuto dallo Spazio insomma colonizza il genere per quasi due decenni (memorabili sono “La Guerra Dei Mondi” o “Il Pianeta Proibito”), ma parallelarmente si fa strada anche un sottogenere che ha come oggetto le sperimentazioni scientifiche. Se nell’epoca del cinema muto era soprattutto il labirintico mondo della psiche umana ad impegnare i cineasti (“Il gabinetto del dottor Caligari” dovrebbe dirvi qualcosa), dagli anni 40-50 il cinema si rivolge soprattutto alle storie di uomini in sfida contro se stessi e la logica delle regole fisiche: come ad esempio “L’esperimento Del Dottor K”, “Occhi Senza Volto” e tanti altri. Il genere fantascientifico si divide in tanti altri piccoli scomparti ma che hanno tutti una stessa matrice: la voglia di scoprire e sperimentare.

Sul finire degli anni 60 sarà Stanley Kubrick con il suo impareggiabile “2001: Odissea Nello Spazio” ad aprire le porte ad una nuova evoluzione del cinema fantascientifico capace di unire sperimentazione, fantasia e scienza e che finalmente trova respiro in strumenti sempre più avanzati e complessi, e quasi paradossalmente si ritorna ad un tipo di racconto introspettivo, quasi malinconico: l’uomo abbandona l’entusiasmo quasi infantile della scoperta per combattere i suoi demoni che si trovano proprio nella sua mente raffigurata molto spesso come un mondo lontano: “Solaris”, “Alien”, “Stalker”, non solo semplici metafore ma proprio un modo per raccontare attraverso mezzi scientifici l’evoluzione dell’uomo, della sua mente e perché no anche, del cinema.

Si arriva così agli anni 80 dove il genere diventa un po’ più mainstream, un po’ più chiassoso, molto più pop: “E.T”., “Blade Runner”, “Ritorno Al Futuro”; “1997: Fuga Da New York”, “Mad Max”, “Terminator” e tanti altri, sono entrati nella cultura di tutti giorni superando la barriera del loro stesso genere, forse un segno che la fantascienza è diventata parte integrante della vita di tutti i giorni, forse perché è diventata a tutti gli effetti valvola di sfogo e distrazione di una realtà troppo stretta per l’immaginazione umana.
Sul finire degli anni 90 “Matrix” la fa da padrona: il nuovo mondo virtuale che in questo decennio ha avuto il suo boom affascina e spaventa allo stesso tempo dato che ormai dallo spazio sembra che non ci preoccupi più nulla (ma ci penserà Shymalan a metà anni 2002 a riportarci col naso all’insù con “Signs”).

Il genere fantascientifico si confronta con le paure più profonde dell’uomo, ciò che non si conosce affascina, attrae ma spaventa allo stesso tempo. E il desiderio dell’uomo di dover sempre ritrarre, trasformare, raccontare questi timori potrebbe essere identificato come un desiderio di imprigionare, catturare e far proprie queste paure, forse scioccamente pensando di potere controllare.
E non è un caso che l’ultimo fenomeno del genere sia “Splice” che tratta di manipolazioni genetiche. La scienza si è spinta un po’ troppo oltre? L’uomo ora è anche in grado di creare da se un altro essere vivente? La risposta sembra positiva, la clonazione ha davvero sconvolto e rivoluzionato i poteri dell’uomo scientifico e la sua percezione delle sue abilità. Presunzione, vanità, sono questi sinonimi della parola scienza e specularmente del genere fantascientifico? Questo non lo sapremo mai perché il genere andrà avanti fino a quando l’uomo avrà la voglia e la determinazione necessaria per proseguire con la sua ricerca e con la sua evoluzione.

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