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Sci+Fi Festival 2009: Castellari

Il principale ospite allo S+F Festival il 24 Novembre è una vera e propria manna dal cielo per gli amanti dei film d’azione ed in particolare per il cinema cosiddetto “di genere”.

Stiamo ovviamente parlando di Enzo G. Castellari, noto non solo perché figlio d’arte ma anche per aver diretto, prodotto e scritto pellicole che ebbero un enorme successo tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Successo riscosso purtroppo non tanto nel Bel Paese quanto Oltreoceano, dove a più riprese ha avuto l’occasione di sbancare i botteghini con western, polizieschi, film d’azione e di fantascienza.
Campione d’incassi è stato, al tempo della sua uscita negli States, “Fuga dal Bronx”, seguito dell’altrettanto noto “1990: I Guerrieri del Bronx”.

Si apre quindi con il terzo capitolo della sua “Trilogia del Bronx” (i due titoli succitati sono preceduti da “I Nuovi Barbari”) la serata dedicata a Castellari, ansioso di raccontare aneddoti sulla produzione dei suoi film e dei suoi recenti incontri con il celebre Quentin Tarantino.

Torna sul grande schermo Mark Gregory nei panni di Trash, abitante del Bronx in lotta con una spietata multinazionale il cui scopo è quello di raderlo al suolo per potervi costruire un immenso quartiere residenziale.

Henry Silva è Floyd Wrangler, il perfido capo delle squadre di evacuazione e sterminio al servizio della General Construction Corporation, ostacolato nel suo dovere dalle bande che risiedono nel quartiere e combatteranno con tutte le loro forze pur di non andarsene.
Il rapimento da parte di Trash del presidente della compagnia porterà ad una violenta reazione delle forze di sicurezza che sfocerà in una vera e propria guerra, con esisti disastrosi.
[PAGEBREAK] Gli incassi al botteghino all’uscita di questo seguito furono addirittura superiori rispetto al primo, già un successo inaspettato e grazie ai fondi resi disponibili dai produttori sempre più interessati al progetto, fu possibile investire in attrezzature e armi, incrementando le esplosioni e i colpi di lanciafiamme che rendono la visione scorrevole ed a tratti esaltante.

È strano però come un regista nostrano che tanto successo ha riscosso all’estero, non venga praticamente preso in considerazione dal grande pubblico di casa: “Nei vari giornali italiani, nella stampa italiana non si è mai parlato dei miei successi americani; nel senso che, quando uscì “I Guerrieri del Bronx” negli Stati Uniti, il sogno di qualsiasi attore, produttore, elettricista che ha fatto quel film era vederlo sui 50 top della rivista Variety che esce ogni fine settimana con la classifica degli incassi americani, al cinquantesimo posto, quarantottesimo… il mio è stato al quinto posto per settimane, quindi un film italiano, a basso costo, che sta al quinto posto della classifica americana avrebbe dovuto interessare la stampa, credo di chiunque… e invece no. Se magari usciva un film di Moretti in un cinema della “Little Italy” solo per italiani: “grande successo americano”. Mentre invece capisci, quello è stato un successo, ma vero d’incassi proprio” (Castellari)

Questo è un film da vedere e rivedere, ma non sperate di riuscire a trovare un significato profondo nella trama, del tutto accessoria a detta dello stesso Castellari (“La storia adesso qualcuno me la racconta, perché io non ci ho capito un cazzo“) che evidenzia come il suo lavoro sia mirato a far divertire il pubblico piuttosto che a trasmettere messaggi particolari, scelta che può essere condivisa o meno, ma certamente non criticata.

Interessante il trucco escogitato per rendere realistico l’suo del lanciafiamme, senza però rischiare di di danneggiare attori, macchine da presa e staff, che consisteva semplicemente in un un grande cristallo posto davanti alla fonte di calore, che oltre a rendere la scena oltremodo verosimile, lasciava del tutto illeso chi vi stava dietro e particolarmente divertito il regista.
Ed a proposito di attori, quel Mark Gregory che inizialmente era stato scelto per la sua prestanza fisica, si presenta in questo nuovo episodio un po’ più scarno e vien da chiedersi se sia continuato il suo processo di demuscolarizzazione in questi ultimi anni in cui è inspiegabilmente scomparso senza lasciare tracce; ma il buon Enzo dice di aver provato a cercarlo e se lo ritrovasse, “il prossimo film sarebbe sulla scia della trilogia del bronx“? “Beh con lui sarà difficile, già hai visto dal primo film al secondo come è cambiato, ha molti meno muscoli e a distanza di pochi mesi” (Castellari).
[PAGEBREAK] A seguire assistiamo ad un film che ha recentemente rivissuto una certa popolarità, dovuta al già citato Tarantino, perché gli si è ispirato per il suo ultimo lavoro “Inglourious Basterds”; stiamo ovviamente parlando di “Quel Maledetto Treno Blindato”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale un gruppo di prigionieri di guerra americani riescono a fuggire mentre vengono trasportati per la loro esecuzione. Il loro obiettivo è il confine con la Svizzera, per raggiungere il quale dovranno attraversare territori occupati da tedeschi e partigiani. Dopo diverse lotte e innumerevoli imprevisti, si ritroveranno con questi ultimi a dover affrontare la rischiosissima missione di assaltare un treno tedesco.

Anche questa volta l’azione è il principale punto a favore del film, mai noioso e ricco di scene di combattimenti, deflagrazioni e una quantità innumerevole di morti e come di consueto lo scopo del film non è quello di narrare fatti realmente accaduti o verosimili, ma semplicemente ad intrattenere lo spettatore, che non potrà far altro se non rimanere incollato alla poltrona fino all’ultima scena.

L’assenza di grandi effetti speciali, sostituiti da semplici ma efficaci trucchi per eseguire le riprese è un ulteriore punto a favore del regista, noto per i budget sempre limitati delle sue produzioni.

Altro aspetto interessante è l’assenza di armi da fuoco in alcune scene verso la seconda metà della pellicola dovuta ad una legge italiana del periodo (1978) che per la possibilità di furto delle armi da parte di gruppi terroristici le fece requisire dal set, obbligando la prosecuzione delle riprese con mezzi alternativi come fionde e bastoni.

Unica cosa che ha fatto storcere un po’ il naso è stato il sottotitolaggio, notevolmente diverso dai dialoghi originali in lingua inglese: “Hanno trasportato il dialogo del doppiaggio italiano senza tener conto che l’avevo cambiato per la maggior parte. Quello che abbiamo visto ieri sera è in presa diretta, è quello che abbiamo girato. È stato doppiato solamente Ian Bannen, quello che fa il colonnello Buckner, perché lui è un grandissimo attore inglese e per fare un generale americano doveva essere doppiato da un attore americano” (Castellari).
[PAGEBREAK] A stravolgere completamente quanto visto e sentito finora, arriva come un fulmine a ciel sereno una rivelazione a proposito della moglie, che lo ha affiancato in questi giorni di soggiorno triestino: “È una che ha fatto film con Antonioni, Fellini, Castellani, allora si arrabbia e mi critica qualsiasi cosa. E poi ora, a fine mese, uscirà il suo libro “È Difficile Amare” che concentra tre storie che sono tre film e quindi il mio sogno futuro, a qualsiasi età, è quello di poter realizzare uno dei tre” (Castellari).

Un progetto di tutt’altro stampo, quindi, rispetto a quelli a cui siamo abituati, ma chissà se si tratta veramente di un’idea che verrà sviluppata; non ci resta che ingannare l’attesa con il nuovo film, attualmente in fase di post produzione, intitolato “Carribean Basterds” (non facciamoci ingannare dal nome, però) del quale ci ha parlato, portando anche una piccola anteprima tra una proiezione e l’altra e che vede per protagonisti dei giovani, provenienti da famiglie altolocate, che ripudiano la loro ricchezza e si improvvisano giustizieri dei più poveri, mettendo a ferro e fuoco i Caraibi, a metà tra moderni pirati e Robin Hood.

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