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Sci+Fi Festival 2009: Roger ed Edgar: i maghi del terrore

Mancano pochi minuti all’arrivo di Roger Corman, per la consegna del premio Urania alla carriera, e la sala è già gremita. I posti disponibili non superano di molto il centinaio, ma la folla che è dovuta rimanere a bocca asciutta, senza possibilità di entrare, evidenzia la grossa affluenza all’evento.

Non capita tutti i giorni, infatti, non solo di vedere proiettati in un cinema non uno, non due, ma ben quattro film diretti da Corman: i primi due nel pomeriggio, seguiti dalla suddetta premiazione con annessa intervista, e le ultime due pellicole a chiudere l’evento.
Protagonisti indiscussi sono i colori sgargianti che si contrappongono alle atmosfere cupe derivanti dai racconti di Poe e che trasmettono allo spettatore un costante senso di malinconia e smarrimento, il tutto unificato dall’affascinante volto di Vincent Price.
La morte, reale o apparente, è il tema principale della giornata dedicata a Roger Corman e le sue trasposizioni cinematografiche del “Mago Del Terrore”.

Si inizia con “The Fall Of The House Of Usher”, dramma di una famiglia devastata da una maledizione che l’ha colpita secoli or sono e la cui stirpe terminerà con gli ultimi due eredi: Roderick (Vincent Price) e Madeline Usher (Myrna Fahey).
Roderick, fermamente convinto dell’imminente morte propria e della sorella, per evitare che questa sposi il fidanzato Philip Winthrop (Mark Damon) e diffonda il loro male nel mondo arriverà ad inscenarne la morte, riuscendo nel suo maligno intento di seppellirla viva.
Si ripete il tema della sepoltura prematura in “The Pit And The Pendulum”, ma questa volta fasulla: una falsa morte architettata da Elizabeth (Barbara Steele) per far impazzire il marito Nicholas (Vincent Price) e poter passare la vita con il Dottor Leon (Antony Carbone). Il piano fallirà però quando Nicholas, perdendo il senno, vestirà i panni del defunto padre, feroce inquisitore che torturò a morte il fratello e la moglie, colpevoli di adulterio.

Al termine delle prime due proiezioni, molto simili e con elementi ricorrenti, ha luogo la consegna del premio alla carriera al regista, seguita da altre due pellicole che si discostano leggermente dalle precedenti, ma mantengono il medesimo filo conduttore: la morte.
[PAGEBREAK] È questo, infatti, il tema prevalente anche nel seguente “Masque Of The Red Death“.
Durante un ballo in maschera organizzato presso il suo castello, il principe Prospero (Vincent Price) dà dimostrazione della sua crudeltà ed eccentricità ai nobili da lui invitati per tenerli al sicuro dalla malattia che sta decimando la popolazione del vicino villaggio di Catania: la Morte Rossa.
Prospero è un fedele seguace di Satana ed è questa sua fede a farlo essere certo che sia lui che i suoi invitati saranno risparmiati dal supplizio del dilagante male, ma scoprirà con rammarico che la morte non ha padroni e finirà quindi per perire insieme al resto dei presenti, contorti in una macabra danza di sofferenza fino all’esalazione dell’ultimo respiro.

Torniamo quindi nel finale sul tema dell’adulterio e del tradimento, lasciando con “The Raven” un po’ in disparte la Signora Incappucciata, spostandoci più verso la commedia che l’horror, mantenendo comunque le atmosfere cupe e dal gusto gotico già incontrare in precedenza.
Si tratta sostanzialmente della storia di una lotta tra maghi per conquistare la supremazia, che trae origine dal tranello architettato dal perfido Dr. Scarabus (Boris Karloff) ai danni del Dr. Erasmus Craven (Vincent Price) con la complicità del Dr. Adolphus Bedlo (Peter Lorre) e di Lenore (Hazel Court), ex moglie di Craven che lui credeva deceduta; l’apice viene raggiunto nella esilarante battaglia finale a colpi di incantesimi nel castello di Scarabus, nel quale prevarrà il più forte.

Al termine non rimane che tornare a casa a riposare, sperando di potersi risvegliare nel proprio letto e non six feet under.

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