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Intervista agli Scisma: Mr Newman, un tentativo di leggerezza

“Mr Newman, un tentativo di leggerezza” P. Benvegnù

In questa intervista Paolo Benvegnù ci racconta, soprattutto, le sensazioni umane di ritrovarsi, dopo quindici anni, con dei compagni di gioco. Un gioco serissimo chiamato Scisma. Un gruppo che vive, oggi, un ritorno sulla scena musicale caratterizzato principalmente dalla gioia di godersi il presente, dalla leggera e libera voglia di ricercare e dalla volontà di continuare ad esplorare, nuovamente, i vari aspetti dell’uomo contemporaneo.

Ritornano gli Scisma con l’Ep. Mr Newman. Questo può, in qualche maniera, preannunciare una prospettiva di un album?

Non te lo so dire, per fortuna. La sincera verità è che ancora con il resto del gruppo non ci siamo detti nulla a riguardo. Abbiamo passato questo mese insieme, ma non ci siamo detti nulla su questo argomento. La cosa bellissima, che mi sembra un grande raggiungimento da un punto di vista umano e collettivo, è che non abbiamo alcuna nostalgia del passato, per carità, nessuna proiezione verso il futuro, che può essere un ottimo carburante, però alcune volte ti fa dimenticare ciò che sei nell’istante stesso in cui sei. Perciò stiamo solamente vivendo il presente con tranquillità e gioia, nulla di trascendentale. Mi vien da pensare che già questo sia un bel raggiungimento. Non ti so dire se poi ci sarà qualcos’altro, è probabile, ma ci sono le stesse probabilità che non ci sia nulla.

In realtà noi volevamo cambiare il finale di questa storia, soprattutto dal punto di vista umano, al di là del discorso prettamente discografico, che è molto meno importante dei rapporti umani e penso proprio di poter parlare anche per il resto del gruppo da questo punto di vista.

Questo senso di rapporto umano si nota in Mr. Newman. Esiste sicuramente una voglia umana di trasportare con la musica questa idea. Infatti, la mia seconda domanda vuole proprio indagare su cosa significa, per un gruppo come gli Scisma, tornare dopo un po’ di anni, e quali sono le sensazioni di un gruppo che si riguarda in faccia e decide di rituffarsi nel mercato discografico.

Cosa vuol dire ritornare adesso nell’epoca della “musica da balera”? Citando una vostra frase del disco.

È interessante, ma siamo un gruppo di musica ignara o un gruppo ignaro di musica. Abbiamo sempre fatto quello che volevamo. Fino al ’98 abbiamo lavorato per cavalcare, cercare e trovare obiettivi. Questo l’abbiamo fatto bruciando un po’ le tappe. In realtà, da album come Armstrong, abbiamo ricominciato a suonare. Siamo assolutamente miopi rispetto a quello che ci succede intorno, non ci interessa nulla. Tanto è vero che è stato interessante riconfrontarmi con persone che non sapevano niente del mercato discografico, di quello che succede in Italia e dei gruppi che ci sono. Sono più o meno tutti spostati verso l’estero. Non è un caso che Giorgia Poli suoni con John Parish, che Giovanni Ferrario, che ha fatto anche delle tournée con Luci della Centrale Elettrica e Morgan, ma più che altro ha suonato con P.J. Harvey. Siamo italiani, ma al nord guardano veramente verso nord. Personalmente sono un pochettino più dentro, perché nel frattempo ho scandagliato da tirannosauro tutta la penisola. Non riesco a parlar di mercato in Italia, perché non mi interessa e ormai sono troppo vecchio per pensare al successo o ad un insuccesso di mercato. Cerco di fare quello che sono punto e basta. Devo dire che, in questo momento, ci sono delle cose interessanti da parte sia dei tirannosauri come me che sia da ragazzi molto più giovani. Ovviamente molte cose sono solo estetica e spariranno nel tempo, altre cose sono più importanti e rimarranno. In generale la percezione delle cose è talmente veloce che, come avrai notato e come sai, tutto si esaurisce in quindici giorni. Noi ci siamo posti solo il problema di riuscire a trovarci, perché tutti conducono una vita frenetica o difficile da incastrare con quella degli altri, questa è stata la nostra unica preoccupazione. Poi l’ottica di quello che succede nei confronti di ciò che facciamo o la nostra ottica nei confronti del mondo circostante non ci interessa assolutamente, non la guardiamo.

Infatti, ciò che volevo chiederti era proprio con che spirito di iniziativa vi siete mossi per produrre questo nuovo progetto?

Posso dirti che è proprio una cosa poco “trasgressiva”, perché delle persone che si vogliono ritrovare con gioia divertendosi solitamente non fanno notizia. Sarebbe stato più interessante che io ti dicessi che il nostro ritrovarci è una polemica nei confronti della musica, ma non è vero, non è proprio così. Non siamo mai stati un gruppo ne trasgressivo e ne generazionale, e tanto meno lo siamo adesso. Consapevoli di questo.

Esiste un concetto tematico, una linea guida che accomuna le sei tracce dell’Ep?

Personalmente ho percepito, se può essere corretto, una specie di binomio concettuale. Ad esempio alcuni brani parlano di automazioni come il ripetere e il reiterare, l’amare in ritardo, e su come alcune cose della vita, spesso, vengono indotte. Quindi una riflessione concreta su esse. Di contro, ci sono poi, altri brani che hanno una visione più poetica, leggera e romantica.

Sì, sono d’accordo, hai colto esattamente nel segno, anche se devo dire che questa dualità tra visione divinatoria del concreto e romanticismo dell’essere è un poco venuta fuori nel tempo, non l’abbiamo cercata. In realtà, il vero tratto concettuale è che, tenendo presente il percorso da Armstrong a Mr.Newman, il buon astronauta Armstrong calpestando la luna ha un po’ disarcionato il senso dell’ orizzonte poetico, perché ha fatto diventare concreto un luogo che era solo nell’immaginario. Penso ai poeti e al cantare alla luna. Questo l’ ha fatto Armstrong e invece con Mr. Newman la domanda è : l’uomo in questo momento sulla terra che fa? Perciò il tratto di connessione è da ricercarsi tra l’ultimo album che abbiamo fatto nel ’99 e questo Ep. Semplicemente è dare una continuità rispetto al tema del dare uno sguardo all’esplorazione sull’uomo. E’ divertente che poi siano usciti i due aspetti che hai colto, da un lato il senso dello sguardo di ricerca e dall’altro il senso quasi dell’annullamento. Non lasciarsi portare solo dallo sguardo di ricerca o lasciarsi intristire dalla volontà di controllo, ma ritornare verso il canto alla luna.

Foto degli ScismaVolevo esprimere una mia curiosità sulla frase iniziale del brano stelle, stelle, stelle dove affermi esplicitamente: “Secondo me l’hully gully lo ha inventato un nazista”. Che è una cosa che fa sorridere e fornisce, tuttavia, uno spunto di riflessione…

Sì, se pensi al testo della canzone : “Siamo i watussi gli altissimi negri”, l’hully gully ha uno spirito colonialista o quanto meno razzista, come a dire: guarda che curiosità da circo…che sono questi negri! Per me ascoltare delle accezioni di questo tipo, fin da bambino, è stato scandaloso sia come pezzo che come concetto.

Il sound dell’Ep lo definirei genuino, trasmette proprio un senso liberatorio. La consideri una riflessione giusta? Soprattutto se paragonato a molte nuove produzioni che utilizzano suoni molto artefatti e artificiali.

Sì, avevamo poco tempo per poter fare le cose, in realtà è stato tutto molto semplice. Non ci siamo messi a fare tanti panegirici riguardo al tipo di suono, avevamo quei determinati strumenti e gli abbiamo suonati. Marco Tagliola, il fonico, gli ha ripresi ed è stato tutto molto semplice. Non abbiamo avuto nessun tipo di ripensamento e, tra l’altro, abbiamo impiegato sei sette giorni in tutto, anche se è stato difficile trovarci. Abbiamo fatto tutto violentemente e al volo, ma è stato divertente, perché dal momento in cui non hai alcun tipo di ambizione di tipo seduttivo, visto che tutto si muove attraverso seduzione, noi oggi chi dobbiamo sedurre? Siamo tutti risolti, non c’è un problema di seduzione e perciò è stato tutto molto semplice.

A livello compositivo sono cambiate alcune scelte stilistiche? Possedevi dei brani già pronti pensati per gli Scisma? O è stato tutto da presa diretta.

Tempo fa ci siamo incontrati con un po’ di “scismi” che sono venuti a vedere un mio concerto a Brescia e parlandoci ho detto: ed ora che si fa? E da quel momento ho comunicato loro: provo a scrivere due tre pezzi, se vi piacciono, andiamo avanti oppure ci chiudiamo in una stanza a suonare per divertirci. Quindi mi sono ritrovato a scrivere nuovamente pensando a Sara. E’ lei che porta leggerezza nella scrittura che in me è quasi barbosa . La cosa bella è che, con lei, mi vien da scrivere melodicamente più semplicemente. Sapendo la sua caratura di leggerezza. Sono contentissimo perché, dopo tanti anni, mi sono messo a scrivere per lei, pensando a lei. Per me è stato divertentissimo. Poi ci mandavamo i pezzi e ognuno diceva la sua e metteva del suo.

L’artwork della copertina l’avete ricavato da qualche parte? Ha un significato particolare?

In realtà l’idea vuole riprendere un po’ l’artwork di Armstrong, ma in questo caso è la fotografia di una copertina di un libro che ho trovato a Firenze nel 2000. Questo libro è una specie di proto Libro Cuore datato 1880, e mi son detto: secondo me, questa cosa qua, ha qualche attinenza con quello che eravamo noi. L’ho fatto vedere agli altri ragazzi del gruppo ed ho chiesto se, secondo loro, poteva andar bene e sono rimasti tutti entusiasti dell’idea. La cosa che mi piace di più, al di là del disegno, è la stratificazione di questa copertina. Soprattutto la parte in mezzo dove è stato strappato il cartone ed è rimasto l’ultimo strato, se non è scisma quello!

Mi è venuto naturale far vedere agli altri questa stratificazione delle copertine del libro che sono almeno quattro una sopra l’altra. Poi penso che quel libro non l’abbia mai venduto nessuno. L’ho trovato in una bancarella, l’ho comprato io ed era dal 1880 che mi aspettava, ci stavamo cercando sia io che lui.

Avete fatto come Scisma due date a Bologna e Brescia. Quali sono state le vostre sensazioni di questo mini-tour e come avete trovato e ritrovato i vostri fans?

Ti posso dare le mie personali sensazioni, ma c’è stato un comune sentire e ne abbiamo parlato con gli altri soprattutto dopo i concerti. Innanzitutto ci siamo guardati tanto dentro, ci sembra un miracolo che siamo ritornati a fare questa cosa, e per certi versi, non so se i pezzi suonati dal vivo o la “performance”, che interessa quanto le pause tra un pezzo e un altro, oppure gli sguardi tra una nota e l’altra. Quella è proprio una cosa molto bella che ci siamo regalati e siamo stati così fortunati da volerci regalare, nuovamente, questa complicità scevra da pesi. Immagina quanto può essere divertente ritrovarsi con dei compagni di gioco, di un gioco serissimo, quindici anni dopo.

Quello che ho notato, pur non guardando tanto il pubblico, specialmente a Bologna c’è stato un rispetto notevolissimo, mi è sembrato che tutto sia stato apprezzato. L’idea, come abbiamo sempre fatto, era quella di non fare un concerto karaoke, ma un concerto portato avanti nel tempo. Ho sentito da parte del pubblico tanto rispetto e stupore visto che non suonavamo insieme da quindici anni. Questa è una cosa che mi è piaciuta molto e che tutti noi abbiamo sentito.

Vedremo quello che succederà a Roma.

Foto degli ScismaQuindi prevedete altre date?

No. Tu sai che questo è un paese necrofilo. Appena resuscita un morto ovviamente ti vogliono tutti. Noi abbiamo pensato bene di non entrare in questo giro di schiaffi, perché è deleterio e si creano delle aspettative false. Abbiamo fatto questi pezzi per risentirci insieme. Questi concerti per ringraziare le persone che, anche nella nostra assenza, ci avevano scelto come colonna sonora della loro vita, non sono tante e lo sappiamo. Perciò quello che deve succedere è che facciamo questi quattro concerti e basta. Mi sembra una cosa giusta ed ha perfettamente qualcosa a che vedere con la nostra attitudine umana. Di sicuro non è stato un rincontrarsi per volerci speculare. Proprio per quello che ti dicevo prima, se una cosa resta morta, in Italia, viene acclamata e nel momento in cui esci di nuovo da un lato c’è una piccola curiosità, ma dall’altro c’è una grande volontà di stroncare.

A noi non interessa né un lato né l’altro. L’unica cosa che vorremmo fare è ringraziare le persone che ci hanno seguito.

Nalla musica di Mr. Newman questa attitudine umana e di ringraziamento al pubblico si nota…

Sì, perché c’è un aspetto seduttivo che avevamo fino al ’97-98, al punto di Rosemary Plexiglas. Quello c’è stato, anche perché per riuscire a bruciare le tappe, seduttivo lo devi essere, è una cosa normale. Poi, già dall’album Armstrong, quando abbiamo cominciato a suonare veramente, questo aspetto di sedurre a tutti i costi non c’era più, eravamo già spostati nel senso di ricerca, che poi è continuata per ognuno di noi in maniera personale. Generosamente questi ragazzi mi han dato la possibilità di incrociare la mia ricerca con la loro ed è semplicemente un atto di gioia.

Mi hai già risposto ampiamente, ma quale potrà essere il futuro degli Scisma? Forse oggi musicalmente parlando, per tentare di smuovere qualcosa, c’è bisogno dei ritorni… anche di band come gli Scisma.

Dici? Sai che non lo so, forse sì. Mi hanno parlato, in tutta franchezza, dei miei amici che sono andati al Primavera festival e c’erano molti gruppi nuovi, ma c’erano anche i gruppi storici e mi han detto che i cinquantenni han dato le pacche a tutti. Nel senso che è un discorso proprio legato a ciò che hai vissuto quando l’hai fatto, quando hai iniziato. C’era davvero magari, vent’anni fa, qualcosa di molto meno legato all’ambizione personale, c’era anche quello, ma lo scenario storico, per far in modo che tu facessi qualcosa di interessante, era molto più variegato e molto più complesso. Perciò non dovevi essere semplicemente bravo. Mi vien da pensare agli usignoli che ci sono al festival di Sanremo e nei talent show, questi ragazzi sono soltanto degli usignoli. Negli ultimi vent’anni hanno cercato di trasformare, specialmente la musica, in qualcosa di circense. Non è proprio così, l’espressione ha qualcosa a che vedere con altro, se uno è bravo tanto meglio, però l’importante è che abbia uno sguardo tanto più profondo rispetto ad altre persone ed è da qui che si instaura quel meccanismo per cui uno è grato dell’avvisare dell’altro, e l’altro è grato della carezza di simpatia. Dovrebbe essere così, invece adesso è interessante solo scoprire la declinazione dell’essere umano. Sociologicamente sembra molto interessante, e visto che penso che starò qua ancora per una ventina d’anni su questo pianeta mi interessa vedere le nuove declinazioni, perché, veramente, io ogni giorno rido parecchio. Il ‘900 mi manca molto lo dico in tutta sincerità, sia dal punto di vista poetico sia dal punto di vista soprattutto dello sguardo. Vedo un sacco di sguardi miopi anche da parte di persone che ci vedono benissimo, ed è un peccato. Specialmente lo sguardo miope degli accademici mi strugge, quello che penso io è più matematici e meno economi.

Un poco quello che è il Mr. Newman descritto nel brano…

Sì, ma matematici con una grande fantasia per trovare cose nuove. Usare la matematica non per il controllo, ma per la libertà, e quando parlo di libertà non penso, ad esempio, di andare a colonizzare Marte, ma semplicemente di viverci in armonia.

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