Home > Recensioni > Scissor Sisters: Magic Hour

Quarantatré minuti

L’ora magica degli Scissor Sisters non è altro che quarantatré minuti e qualcosa di ritmi disco e pop all’insegna degli ormai classici coretti degni dei Bee Gees.
Jake Shears e i suoi amici newyorkesi puntano ancora tutto su basi elettroniche capaci di smuovere i muscoli più remoti, liriche a volte romantiche (a volte, eh) e altre invece ammiccanti, la Matronic che sembra una dea qualunque roba faccia- e magari lo è.

Già con “Only The Horses” s’era capito che lo stile adottato dal 2003 in avanti non si sarebbe schiodato nemmeno nelle restanti dodici tracce contenute nell’album.
Forse ci aspettavamo qualcosina di meglio, tuttavia.

Per essere bravi, sono bravi. Per far diventare gay chiunque ascolti una loro canzone, è vero, fanno diventare gay chiunque ascolti una loro canzone. Eppure stavolta lo spirito della band s’ammoscia rispetto anche solo al precedente “Night Work”, che non è proprio il top delle sue capacità.
Che gli succede?

Pro

Contro

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