Home > Interviste > Scotch Ale: Una scotch ale, doppio malto per favore…

Scotch Ale: Una scotch ale, doppio malto per favore…

Gli Scotch Ale sono il primo caso di collegamento tra un genere di bevanda (la birra) e la musica. Curiosamente, qualche giorno fa, sono incorso nella notizia che Pioneer, noto marchio dell’audio/video, ricicla le doghe delle botti dentro cui invecchiano prestigiosi whiskey, per fare i cabinet di una linea pregiata di “Altoparlanti Whisky”. E questo me li ha fatti tornare in mente; c’era da chiedersi se con il marchio della loro birra scozzese preferita avrebbero avuto piacere di firmare una linea di prodotti ad alta fedeltà. Riprendendo i contatti con loro, invece, ho scoperto che c’era ben altro di cui parlare. Gli Scotch Ale hanno fatto strada dall’anno scorso, rivelandosi la promettente realtà che avevamo individuato sin dal primo concorso in cui li avevamo conosciuti. Hanno alle spalle un produttore, hanno registrato nuovi brani a Los Angeles, hanno un full length pronto e sono tra i gruppi partecipanti a Sanremo.59. Iniziamo con un’intervista per conoscerli bene…

Ciao Scotch Ale. Siete consumati d’esperienza ma giovani di nome. Avete una domanda che è vecchia per tutti, ma soprattutto una chance per presentarvi come nessuno ancora ha fatto. Dite al pubblico chi siete…
Scotch Ale è sicuramente una band giovane, che altrettanto sicuramente non fa musica per cambiare la storia del rock. Ci muovono la passione e la voglia di meritare fiducia nel nostro mestiere. Grazie a questo abbiamo ottenuto le prime gratificazioni e siamo riusciti a toglierci qualche soddisfazione. Sebbene possiamo datare 2008 l’inizio dell’attuale modo di credere nel progetto e nelle sue motivazioni, gli Scotch Ale esistono dal 2006. Durante quei due anni abbiamo maturato la necessaria esperienza sul palco che ci ha permesso il pregio di poter aprire i concerti di act internazionali, quali i The Bishops, Robert Post e di suonare nei più prestigiosi club del triveneto. Ci siamo messi alla prova fino al raggiungimento di quell’equilibrio che poteva garantire una longevità agli Scotch Ale. Ed eccoci qua, a lavorare ed imparare molto a stretto contatto dei migliori produttori, fino all’esperienza bellissima di registrare Oltreoceano.

A completamento di questo, come spiegate la scelta di chiamarvi Scotch Ale?
È la storia strana di un nome nato per gioco che suona bene. La formazione del gruppo si deve a me ed al primo cantante, anche lui di nome Alessandro. Lui insisteva per il nome Scotch, ed io non ero d’accordo perché aveva un appeal troppo adolescenziale. Poi un giorno in un pub ebbi una rivelazione: notai una dicitura che ai bevitori sarà molto familiare: “Scotch Ale”. A quel tempo non sapevo ancora cosa stavo bevendo…

Avete una produzione musicale in due lingue: italiano e inglese. Avete voglia di internazionalizzarvi o mirate alla scena italiana? Riscontrate delle diversità tra questa scena e quella estera (magari con qualche riferimento a qualcuna in particolare?)
Siamo tra coloro che esteticamente si schierano a favore dell’inglese, in quanto lingua più musicale dell’italiano. Per questo abbiamo sempre voluto dare un’impronta internazionale al nostro prodotto, influenzata peraltro anche dai gusti personali. Tuttavia non vogliamo precluderci niente; desideriamo che la nostra musica sia vissuta nel nostro Paese, e che abbia al contempo la possibilità di confrontarsi con le culture estere. Per questo, dal momento che il nostro genere è più popolare fuori dai confini nazionali, abbiamo adottato l’inglese; ma abbiamo voluto le versioni italiane per non perdere l’occasione di esprimere i nostri pensieri anche con chi è cresciuto nelle stesse radici linguistiche e culturali. Io, personalmente, trovo perdente la scelta di campo, specialmente quella di abbandonare tra i due idiomi proprio l’italiano: sarebbe una rinuncia ed un distacco intellettuale. Vero è che in Italia si suona solo se prima riesci ad avere share radiofonico, mentre all’estero per essere nei mezzi di comunicazione devi prima di tutto essere un solido musicista. Ed io sono per questo orientamento meritocratico. Ciò nonostante noi lavoriamo bene, e chissà che non ci capiti l’occasione di invertire l’ordine dei fattori per cambiare il risultato proprio qui…

Il nucleo fondamentale degli Scotch Ale è formato da un trio. Vi servite di strumentisti esterni per le parti extra e per la formazione live?
Fondamentalmente gli Scotch Ale sono Eric, Boci ed il sottoscritto. Ma abbiamo molti amici con cui teniamo molto a suonare e che ci aiutano anche dal vivo. È capitato, e forse capiterà ancora, che persone a noi vicine ci aiutino dal vivo a rendere l’esecuzione il più fedele possibile all’originale. Chi ci conosce in studio, infatti, credo ami paragonarci a dei bambini in un negozio di giocattoli: qualche raddoppio di chitarra, qualche armonizzazione, qualche effetto speciale secondo noi non fa mai male… (risate, NdR)

Condividete quindi il fatto che per essere un membro effettivo ci debba essere un legame di un certo tipo? Che differenza passa tra una persona che è negli Scotch Ale ed una che suona da esterno oppure solo dal vivo?
Essere Scotch Ale non è un medicinale, ma è sapere e al contempo non sapere cosa bevi. Può creare assuefazione da sensazioni. Devi leggere attentamente l’etichetta perché non è da tutti. Magari non tutte le persone che hanno condiviso una parte dell’esperienza erano adatte ad essere uno degli Scotch Ale, ma oggi sono sicuramente nel ristretto circolo degli Amici. Chi ha vissuto come deve vivere uno Scotch Ale, oggi è ancora Scotch Ale.

Avete registrato sempre più di frequente partecipazioni anche nelle televisioni regionali, in questo ultimo periodo. Che effetto vi hanno fatto le prime attenzioni di format televisivi al vostro prodotto?
Ci è stato utilissimo, anche perché noi teniamo molto all’immagine. Rivederci in televisione ci ha fatto aprire una parentesi autocritica. Parlo del modo in cui si appare e si comunicano emozioni e melodia: quello che fai e quello che stai rivivendo mentre esegui un brano che parla di te stesso. La televisione è spietata, è davvero un occhio esterno che ti pone di fronte alla prontezza di essere in grado di mostrare in ogni attimo il meglio di te stesso. Per fare questo è necessario un lavoro sulla persona, che riteniamo di aver fatto per saper utilizzare al meglio questo strumento.
[PAGEBREAK] Quali sono i messaggi e le emozioni che gli Scotch Ale vogliono trasmettere con la loro musica?
Il primo messaggio in assoluto che vogliamo comunicare è: positività. Il secondo: energia. La positività non è affatto un sentimento facile, diretto o banale. Per molte persone essere positivi è frutto di una lotta, è il risultato di una forza d’animo, energia quindi, che genera ottimismo per oltrepassare le difficoltà e i problemi. Altrettante persone amano lamentarsi e visualizzare difficoltà pur non avendone motivo. La nostra musica è un mezzo, è energia per comunicare la corretta tensione verso un miglioramento, e quella forza d’animo che inizia un percorso verso la positività. Le nostre canzoni che possono sembrare malinconiche o tristi, contengono in realtà positività ed ottimismo. Quelle che invece possono sembrare più immediate e piacevoli, rivelano ad un attento ascolto spine nascoste, come un fiore chiede un tributo alla sua bellezza. Il messaggio è semplice, quasi primitivo, ma le emozioni che chiediamo di cercare a chi ci ascolta è una ricompensa più profonda.

I Dari dicono di non avere tempo per pensare all’amore. Voi?
Se lo dicono i Dari… Non possiamo che risponderti che per l’amore il cellulare lo abbiamo già spento perché per noi è troppo sbattimento (ma anche no…)

Quale ambizione è anche il vostro tormento attuale?
Riuscire a divertirci, sempre. Facendo quello che facciamo con serietà, ma non perdendo quest’anima sorridente che ci fa fare le cose bene e non tanto per farle. Per questo, senza ipocrisia, puntiamo al grande pubblico.

Quale scena musicale e, se avete piacere, quali attori principali di quella scena hanno potuto darvi ispirazione, o meglio ancora, motivarvi a prendere in mano gli strumenti ed imparare a tirare fuori quello che avevate dentro?
L’altro giorno ho avuto un interessante botta e risposta su myspace con una delle nostre fan. Mi chiedeva di condividere pareri su alcuni gruppi della scena hard rock. A quel punto l’ho messa alla prova e le ho chiesto se aveva mai sentito “Stairway To Heaven”, e la risposta è stata negativa. Eppure i Led Zeppelin sono tra le influenze del nostro batterista, Eric, che non rinnega affatto anche quella degli Ac/Dc. Io e Boci non rinneghiamo poi di essere influenzati dai Fab4, di essere debitori degli Oasis, e del sound indie di scuola britannica. Ma il punto d’incontro è il nostro sound attuale, che trasforma le influenze in creatività, e passa attraverso la matrice artistica il nostro bisogno di tradurre la vita in musica in modo personalissimo.

Sicuri che non era Tera Patrick quella che vi ha costretto a fare tutto questo?
Nessuno penserebbe mai di togliere a Tera Patrick il merito dei suoi metodi persuasivi… né oserebbe porre un limite alla sua provvidenza. Ma darei più la colpa a Fabrizio Corona. Qualcosa tanto avrà pur fatto… Scegliete voi cosa.

Avete due minuti ancora per dire qualcosa al vostro pubblico e a quello che non vi conosce.
Ironia, energia, divertimento, melodia, sound… Abbiamo cercato di abbondare quanto più possibile di questi ingredienti. Credo che per distinguerli nella nostra musica non serva un sommelier… Assaggiateci…

Sbagliato Ale. Volevi dire “Degustateci…”
Giusto. Perché… Scotch Ale. E non sai cosa bevi.

Scroll To Top