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Scozia al sapore di beat e vintage

Una chiara dimostrazione di come i Franz Ferdinand non siano più un gruppo per pochi ragazzini esultanti l’ha data il numero di fans che hanno letteralmente invaso il Palasharp. Il parterre era gremito di braccia e urla: neanche uno spillo lanciato dalle gradinate avrebbe toccato terreno. Giacca e cravatta stile beat inglese, pettinatura baluardo degli anni Sessanta e un sound che è giusto mix tra il vintage e l’avanguardia. La nostalgia dei tempi che furono la si legge anche dalla postazione della batteria, più alta di due livelli rispetto al resto: un flashback spudorato del Vigorelli nel lontano 1964.

Sorridenti, di poco movimento ma col viso da bravi ragazzi, snocciolano con molta naturalezza e stupore brani del loro ultimo lavoro e vecchie glorie, se vecchio è da considerarsi un album di pochi anni fa. Dimostrazione, questa, di come il gruppo di Alex Kapranos stia scalando la vetta del successo a velocità sorprendente. Apre “Matinee”, la nuova “No You Girls” e la danzereccia “Do You Want To?”. Il suono è pulito, piacevolmente ritmico. La voce: meglio in studio.

Continuano con la romantica “Twilight Omens”, richiamo a un giovane Paul McCartney, la melodica “Walk Away”, per poi cadere saltando con “The Fallen” brano di apertura dell’album “You Could Have It So Much Better”. Ma la risposta più unanime ed energica dell’audience arriva con il brano “Take Me Out” che fa scattare verso l’alto gambe e voce di tutti i fans in delirio. E ancora “What She Came For”, il nuovo singolo “Ulysses” per poi chiudere con “Outsiders”, “Lucid Dreams” e “This Fire”. Un’ora e quindici di concerto: concentrato ma intenso. Ma di quelli che riempiono cuore e orecchie.

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