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Se il gospel porta a Dio, il metal a cosa porta?

Nessuno conosceva i Soul Cry prima che balzassero agli “onori” della cronaca per via di una violenta lite tra la singer ed il sedicenne tastierista, sfociata in ripetute coltellate ai danni di quest’ultimo. Un motivo apparentemente futile (l’incapacità a suonare) ha comportato un’accusa per tentato omicidio premeditato.
La sorte ha voluto che questo gruppo suonasse gothic metal, e tanto è bastato per riaprire il dibattito antico sul presunto legame tra il rock duro e la violenza/satanismo.

Il dott. Paul King, dell’Università del Tennessee, ha testimoniato davanti al Senato degli Stati Uniti a proposito della musica heavy metal, sostenendo che tale genere toccherebbe “temi inconsueti di violenza, odio, ribellione, sesso selvaggio, abusi nei confronti delle donne ed esaltazione di Satana”.
“La musica heavy metal glorifica ed esalta la potenza del male”, ha ripetuto King.

Sotto accusa, quindi, è l’indiscussa capacità persuasiva riconosciuta al metal ed il messaggio che dietro esso si celerebbe. Il condizionamento psicologico è l’elemento cardine di questo assunto: l’attitudine, cioè, ad influenzare la mente, sino a falsare i normali processi decisionali dell’individuo.
Tale fattispecie, che Albert Borowitz, avvocato e studioso americano di storia del diritto penale, indica con l’espressione “psychological kidnapping”, era contemplata dal nostro codice penale sotto il reato di plagio. Esso stabiliva la pena della reclusione da 5 a 15 anni per chiunque sottoponesse “una persona al proprio potere, in modo da ridurla in uno stato di totale soggezione”. In altre parole, il plagio consisteva nell’instaurazione di un rapporto psichico di assoluta soggezione del soggetto passivo al soggetto attivo.

Senonché, la corte costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del reato di plagio, cancellandolo dall’ordinamento, per due motivi: l’impossibilità di accertamento della fattispecie mediante criteri e metodi scientifici e, di conseguenza, il rischio troppo elevato di esporsi all’arbitrio del giudice.

Ciononostante, negli ultimi decenni sono stati depositati in parlamento diversi disegni di legge per reintrodurre il reato di plagio psicologico: in ultimo, quello che, nel corso della XIV legislatura, è stato approvato dalla commissione giustizia del senato, su iniziativa del senatore Renato Meduri. Ma da allora l’iter legislativo è bloccato. E ciò, probabilmente, per le suesposte e delicate problematiche.

Il quadro, dunque, che attualmente si delinea per le metal band è assai rassicurante: perché, per quanto possa essere violento il loro messaggio e la dipendenza psicologica determinata sui fan, di tutti i reati da questi ultimi commessi sotto l’impulso musicale, esse non saranno tenute a rispondere!
Con buona pace del nostro legislatore, che ogni tanto appare illuminato!

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