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    Seahouse

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Divertiamoci col synth

I Seahouse vengono da Lecce, sono in quattro, e sul loro EP hanno scritto i titoli dei brani in font Mistral. È un buon momento per il Mistral perché è appena uscito “Drive”, perciò bravi Seahouse, cavalcate i tempi.

Che cosa è “T.E.D.”? È un progettino (dura qualcosa come venti minuti) strumentale estremamente ben riuscito: sei brani, troppo brevi e raccolti intorno al proprio nucleo (per ora) per essere post-rock, troppo stoner per essere new wave. I Seahouse si definiscono per quello che non sono. E di certo non sono: fuffa strumentale. Se si eccettuano gli episodi in cui i brani si fanno melodicamente ripetitivi (“Il Circolo Delle Pulci”), la varietà è sconcertante.

Se le chitarre seguono trame più o meno classiche, le tastiere prendono direzioni opposte. Nei momenti più ispirati, i Seahouse ricordano i Rosolina Mar dei tempi d’oro, ma molto più incentrati sui synth. Plauso per l’ultimo brano “Fisherman Horizon”, che tocca quasi l’8-bit senza mai impoverirsi del proprio linguaggio. Di certo un full-length non annoierebbe.

Pro

Contro

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