Home > Recensioni > Sear Bliss: Forsaken Symphony
  • Sear Bliss: Forsaken Symphony

    Sear Bliss

    Loudvision:
    Lettori:

Strike dei Sear Bliss!

Quello a cui ci si trova di fronte parlando dei Sear Bliss non è semplice black metal sinfonico, ma molto di più. È un’esperienza nuova, un viaggio in un’altra dimensione, il latrato dell’animo umano alla disperata ricerca di sé stesso. “Forsaken Symphony” è quel che si suol definire un Disco con la “D” maiuscola. In nove tracce (piutosto lunghe ed articolate – la durata complessiva del disco si aggira infatti sui 63 minuti) questi sei ragazzi ungheresi snocciolano melodie eteree dal richiamo gelido, inni a un guerriero che non ha alternative se non combattere (“Last Stand”), ai sentimenti dell’uomo nel confronto con la morte (“When Death Comes”), alla ricerca dell’identità della propria anima nell’infinito (“My Journey To The Stars”), ad una strega arsa viva (un’antica dea della mitologia ungherese, portatrice del segreto della crezione, della vita e della morte), la stessa presente sulla cover dell’album e su molte altre dei Sear Bliss (“She Will Return”). I brani però proseguono e si arriva così a “The Vanishing” che narra come, a dispetto del trascorrere del tempo, il lato demoniaco dell’uomo non cambierà mai, mentre “The Forsaken” parla di un individuo che, schiacciato dalle proprie emozioni, ha perso ogni speranza. Con “Eternal Battlefields” (il pezzo più bello del disco, qui i tromboni spadroneggiano e fanno davvero godere), “Enthralling Mystery” e “The Hour Of Burning” si conclude poi il ciclo del guerriero apparso nel primo brano, “Last Stand”. Insomma “Forsaken Symphony” è un viaggio in un mondo popolato da forti demoni e grandi storie, ma se il lato concettuale del disco è bello ed intrigante (nelle lyrics ha molto peso la tecnica dello “Stream Of Consciousness”, la stessa utilizzata da una “certa” Virginia Woolf), ancor di più lo è quello musicale perché i Sear Bliss, come detto prima, non si limitano a suonare black metal sinfonico, ma si spingono all’utilizzo di tromboni e baritoni che conferiscono ai refrain di brani come “My Journey To The Stars” un incedere epico e battagliero molto evocativo; intendiamoci, nulla a che spartire con l’epicità giocattolo o infantile di Manowar o Hammerfall. Qui si respira l’aria di realtà perdute e sepolte dal tempo, di luoghi dell’anima e di vivide sensazioni, le tastiere poi disegnano atmosfere fredde ed “invernali” quanto mai, ricche di pathos, perfetti paradigmi di un mondo che non c’è più. Per finire, la scelta dei suoni di chitarra e della produzione, entrambe grezze ma comprensibili, dona ad ogni episodio di “Forsaken Symphony” la giusta aura di misticismo. Acquisto consigliato.

Scroll To Top