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Sebadoh: il report live del concerto a Ravenna

Sebadoh: una band decisamente sui generis. Nati nel 1986 da una costola dei Dinosaur Jr (grazie al bassista Lou Barlow), negli anni sono molto cresciuti negli Stati Uniti a livello di notorietà. In Italia non hanno mai sfondato, nonostante la longevità. C’è da preoccuparsi? No, tutto sommato. Perché, anche facendo a meno di una grossa fetta di pubblico, la loro serata se la sono conquistata degnamente. Ma partiamo dall’inizio.

 

Bronson (Ra), ore 22:30 di sabato 25 ottobre. Aria annoiata, pubblico decisamente poco numeroso. Il Bronson è un piccolo locale poco fuori Ravenna Centro. Chi è un po’ indie nell’anima, c’è passato sicuramente. I Sebadoh sono entrati che quasi nessuno se ne è accorto. Hanno accordato i loro strumenti e cominciato a suonare in mezzo ad un’aria di completa indifferenza. Per tutta la serata, il pubblico non si è mai scaldato, se non nei momenti finali. E dire che la loro performance è stata qualitativamente a livelli molto alti, da veri professionisti.

 

E infatti sullo show non ho nulla da ridire. Vecchi veterani del rock come loro non hanno deluso le aspettative, tra hit dell’ultimo disco (“Defend Yourself”), come  “I Will” e “Love You Here” e pezzi un po’ più datati che, se fossero stati suonati da artisti più “di moda”, avrebbero scatenato delle reazioni entusiastiche. E’ il caso, per esempio, di “Skull”, “Magnet’s Coin” e “Careful” . Sia Lou Barlow che Jason Loewenstein   hanno cantato e si sono alternati nel suonare i loro strumenti. La seconda parte del concerto è stata migliore della prima.

 

E sono stati anche molto simpatici, i Sebadoh. Tra una bottiglia e l’altra hanno donato alla serata un pizzico di empatia. Della serie: se non ci fosse stata neanche quella, tanto sarebbe valso starsene a casa.  Il concerto si è concluso tra appalusi scroscianti (un attimo, parliamone) e qualche fischio di (sincera?) ammirazione.  Niente bis da aggiungere ad un concerto la cui valutazione è stata per me fornita più dalle reazioni del pubblico che dalla performance oggettiva. Un peccato, perché forse i Sebadoh si meritavano più attenzione. Non da me (non sono un loro fan), ma da chi era venuto al Bronson aspettandosi uno show memorabile.  Che cosa ricorderò del concerto? Poco, a dir la verità. Approfondirò questa band ascoltandomi tutti i dischi e, molto probabilmente, tornerò a vederli. Promesso.

 

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